“Sound My Way”: l’elettronica strumentale è la grande protagonista dell’esordio di Antonio McFly Morelli

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Antonio McFly Morelli

Antonio McFly Morelli ha da poco pubblicato Sound My Way, il suo primo album solista. Un album interamente strumentale, che si distacca in modo deciso dalla produzione dei Baryonyx, band indie pop rock della quale Morelli fa parte dal 2008. Il suo progetto solista arriva dopo la pubblicazione di tre singoli. Abbiamo intervistato Antonio McFly Morelli per presentare il suo progetto.

Quando hai maturato l’idea di un progetto solista di musica strumentale?
Già da qualche anno avevo iniziato a buttare giù un po’ di bozze di canzoni che per vari motivi non erano mai riuscite ad incastrarsi nel progetto Baryonyx e, fino al 2019, non è stato per me un problema lasciarle a “sedimentare” nel computer. Casualmente l’anno scorso ho riascoltato uno di questi pezzi archiviati, Dream Clouds, e ho capito che forse questi brani meritavano di essere resi noti al pubblico. Così ho pubblicato in gran segreto Let Me Swap e Dream Clouds dandomi come obiettivo quello di creare un vero e proprio album nel giro di un anno circa; nel frattempo questi due brani hanno iniziato a girare in varie playlist di Spotify dandomi non poche soddisfazioni. Sono giunto così all’album Sound My Way che oggi tutti possono ascoltare.

Perché hai scelto il nome McFly?
È una storia curiosa, tutto è nato nel 2010 quando Facebook mise la possibilità di inserire un secondo nome a quello del proprio profilo. Io pur non avendone uno reale di getto misi McFly cosa che suscitò immediata curiosità e simpatia tra i miei contatti. Dopo dieci anni posso dirti che il nick “McFly” non sono più riuscito a togliermelo di dosso tanto che tutti ormai mi chiamano così, anche per salutarmi per strada. È implicito il riferimento a Ritorno al futuro, film che in qualche modo mi ha segnato. Nel 2010 in molti sostenevano ci fosse una certa somiglianza tra me e Michael J. Fox sia esteticamente sia perché entrambi suoniamo la chitarra elettrica.

Qual è, se c’è, il legame fra le otto tracce di Sound My Way?
Diciamo che hai già colto parzialmente lo spirito dell’album. Le tracce nascono ognuna con la propria peculiarità e quindi tutto il disco non è iscrivibile in un unico genere musicale, se non quello generico dell’elettronica strumentale. Idealmente è diviso alla vecchia maniera in lato A e lato B dove il primo racchiude sonorità più vicine alla musica d’ambiente come ad esempio il chill out con componenti di musica latina; il secondo è più vicin al rock elettronico dove troviamo uno strumento che fa la parte della “voce” creando una melodia solista sul resto degli strumenti. Inoltre in tutto il disco ho volutamente inserire campionature di percussioni tipiche della world music / world beat che rendono ogni brano più ritmato e vicino alla musica popolare.

Dopo tre singoli e un album, come proseguirà il progetto McFly?
Non ti nascondo che sto già pensando al seguito di Sound My Way ed ho varie idee in testa da sviluppare. Quasi sicuramente continuerò sul filone della musica elettronica con un taglio stilistico simile a questo, ma vorrei provare ad inserire qualche componente acustica alle basi elettroniche. È soltanto un’idea ovviamente, andrà tutto sviluppato e calibrato bene per non cadere nel “già sentito”.

Quanto c’è dei Baryonyx in questa tua nuova avventura musicale?
Dal punto di vista armonico e stilistico direi quasi niente, praticamente sono due tipi di musica diametralmente opposti. La produzione Baryonyx si è sempre incentrata sui testi e sul cercare di darne risalto mentre nel mio caso sto provando a rimettere la musica al centro. Detto questo in un certo senso se ho scoperto questo mondo però è stato un po’ anche grazie alle produzioni con la band perché durante la produzione dell’album Fuori il Blizzard (LP dei Baryonyx) ho iniziato molto a sperimentare sonorità e combinazioni di musica elettronica da abbinare alle basi strumentali. Inoltre frequentando lo studio di Francesco Landucci, che ci ha sempre aiutato nelle nostre produzioni di band, ho imparato molte cose sulla musica elettronica. Diciamo che è uno dei suoi punti di forza quindi ho potuto imparare tanto dal suo modo di costruire e arrangiare i brani.

Finita questa situazione di emergenza, vorresti portare Sound My Way anche in una dimensione live?
Di cuore ti direi di sì, di testa ti direi di no. Non è semplice replicare questi brani dal vivo un po’ perché richiederebbe una band con minimo quattro o cinque elementi compreso me e un po’ perché andrebbero tutti rivisitati in chiave acustica. Diciamo che mi riservo questa opzione con le nuove produzioni dove sto pensando di inserire strumenti acustici che renderebbero la resa live più fedele alla registrazione in studio. Non scarto l’opzione, devo solo organizzarmi.

Let Me Swap:

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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