Galeffi: «Il primo comandamento per la musica? Nessun rimpianto»

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galeffi
Foto di Elsa Campini

Galeffi ha pensato ad un piccolo pensiero di Natale per il suo pubblico, aggiungendo alla versione fisica del suo ultimo album Settebello un nuovo brano. Il titolo è Il regalo perfetto, prodotto da Iacopo Sinigaglia, accompagnato da un videoclip che rappresenta un insieme di momenti dell’infanzia dell’artista, molti dei quali girati durante diversi cenoni di Natale.

Di seguito, l’intervista con Galeffi, che ci propone anche la sua squadra di calcio perfetta!

Galeffi, l’intervista

Settebello è il titolo del tuo ultimo album, ora disponibile anche in versione fisica, con un nuovo brano dal titolo Il regalo perfetto. Questa canzone cos’ha aggiunto al progetto originario?
Il regalo perfetto ha aggiunto un po’ di spensieratezza: dopo mesi pieni di solitudine per via del covid credevo fosse necessario chiudere il cerchio di questo disco con una canzone leggera.

Ne Il regalo perfetto canti: “Non è normale che mi manchi anche il giorno di Natale”. Una tua conferma che certi periodi dell’anno fanno sentire ancora di più il peso della mancanza e i ricordi si trasformano in incubi. Ma perché? Che differenza c’è tra il 25 dicembre e un altro giorno?
Natale per me è sinonimo di stare insieme. Che sia a tavola, o davanti a una tombola, una fetta di panettone con i nonni. Evoca tanti ricordi, non per forza positivi.

In questo album si parla tanto di amore. Secondo te, come è cambiata la descrizione di questo sentimento negli ultimi anni rispetto alla musica e agli autori che ascoltavi?
Tutti parlano di amore nelle canzoni, o perlomeno quasi tutti. La differenza è sempre nel modo in cui ti esprimi. Il particolare che diventa universale, la mia missione è raccontare la mia vita e i miei pensieri intimi parlando di cose piccole e provare a farle diventare di tutti, forti e semplici.

È passato qualche mese dall’uscita di Settebello: è cambiata la tua percezione di questo album oggi? Con quali sentimenti lo riascolti?
Tendenzialmente già il giorno dopo l’uscita di ogni disco o canzone che ho composto comincia la fase di distacco. Non dico che non mi piace più tutto ciò che ho fatto, ma quasi. Ovviamente devo imparare a gestire meglio questa cosa, ma al momento è così. Non per forza è un male perché mi proietta sempre alla canzone successiva, quella che non ho scritto.

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Nel brano Settebello canti: “Ho un cruciverba nella testa, ma quasi mai la soluzione. E non so darmi una risposta, solo puntini di sospensione”. Quest’anno ci ha costretto un po’ di più a confrontarci con noi stessi. Quali sono i muri che la tua generazione deve ancora abbattere per trovare le soluzioni alle diverse problematiche per, sempre citandoti, non “essere in fila indiana per sparire”?
Penso che negli anni abbiamo perso la capacità di resistere e di impegnarci sul serio, il valore del sacrificio e del quotidiano difficilmente oggi appartengono a quelli della mia età. Ormai, va di moda il fast food emotivo ed esistenziale. Purtroppo è così, ma la storia è ciclica e quindi non ho perso le speranze per il futuro, mio e dei ragazzi come me.

Ci sono brani che, per tanti ricordi e motivi, non riusciamo più ad ascoltare. Ce n’è uno tuo che fa parte di questi?
Nel mio album non ho più ascoltato America per motivi personali. In generale non riesco più ad ascoltare Paolo Nutini e Claudio Lolli e svariate canzoni random. Troppi ricordi.

Sono trascorsi un po’ di anni da Scudetto: ha scelto di non seguire la scia di dover per forza presentare qualcosa di nuovo nell’arco di breve tempo. Quali sono i lati positivi e meno positivi  di questa scelta?
Non sempre il periodo di uscita dipende da una scelta prettamente artistica. Ma nel mio caso specifico avevo bisogno di tempo per arrivare a quella sensazione di aver fatto il massimo. Nessun rimpianto è  il primo comandamento per la musica.

La mia squadra di calcio ideale

Oltre alla musica, hai un’altra passione: il calcio. Da quali calciatori sarebbe composta la tua squadra perfetta?
Buffon in porta, Samuel e Nesta difensori centrali, terzini Cafu e Candela. A centrocampo De Rossi, Gerrard e Pogba, davanti Totti, Ibrahimovic e Mbappe.

Sempre a proposito di calcio: recentemente è scomparso uno dei più grandi che è Diego Armando Maradona. Hai un ricordo particolare legato a questo Campione?
Maradona mi è sempre piaciuto, forse il più grande di tutti. Mi è dispiaciuto molto quando è uscita la notizia, anche perché amo Napoli e ho tanti amici e persone che ho nel cuore che tifano Napoli e so che per loro è stata una brutta botta. Maradona rimarrà sempre nella storia del calcio, è uno di quelli che alla fine non muore mai.

Cosa ti auguri?
Mi basterebbe avere un 2021 migliore di questo 2020, che è stato veramente un brutto anno su vari fronti… ma come dice sempre mio padre “solo nei momenti difficili esce fuori l’uomo”, non so se è esattamente questa la frase, ma il concetto è questo.

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Irma Ciccarelli
Classe 93, anno in cui David Bowie pubblica Black Tie White Nois. Campana di nascita, adottata dalla toscana Cortona (sì, la stessa di Jovanotti), da qualche anno vivo a Milano, di cui mi sono innamorata il 29 giugno del 2013. Perché ricordo la data? Perché a San Siro c’erano i Bon Jovi a infiammare il palco, ed io ero lì a sognare di intervistare la band. Ed eccomi qui: giornalista e studente di musicologia, il mio mantra è Long Live Rock, ma guai a chi disprezza i cantautori….e Beethoven (non il cane).

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