Max Casacci, ‘Earthphonia’: “Una musica ‘post pandemia’, coi suoni della natura in pericolo”

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E se provassi a immaginare una musica per il mondo che verrà ‘dopo’?” Con questa ispirazione legata a un mondo ‘post pandemia’, Max Casacci, fondatore e chitarrista dei Subsonica (e tanto altro), ha dato vita a Earthphonia, disco in uscita l’11 dicembre (per Sugar/Universal), realizzato senza strumenti musicali, con i soli suoni provenienti dalla natura.

Un disco di otto tracce, tutte strumentali, un concept album, come si diceva una volta, o per meglio dire ambient music, accompagnato da un libro che porta lo stesso nome (Slow Food Editore), scritto con il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi e altri ospiti autorevoli: dal cantautore Vasco Brondi all’artista Michelangelo Pistoletto, dalla biologa marina Mariasole Bianco al gastronomo Carlo Petrini e il ricercatore Stefano Mancuso.

Intervista 

Tutto nasce dalla scoperta di ‘strane pietre sonore’ nell’isola di Gozo.
“Sì, tutto nasce da quella ‘scoperta’. Va detto però che già da dieci anni mi occupo di creare musica dai ‘rumori’, anche se in rapporto solo agli scenari urbani. Poi nel 2018, in vacanza a Gozo, ho ‘incontrato’ queste pietre. Ho raggiunto il posto con un amico, che è anche regista e aveva la sua telecamera, come io avevo il mio registratore, e ci siamo messi a registrare per gioco. Una volta a casa abbiamo visto che queste pietre, una volta allineati i suoni, erano come un’orchestra preistorica. Questa scoperta ha trasformato un ‘gioco’ in un brano musicale, Ta’cenc (sounds from stones), innescando anche un percorso che ha portato al disco: Michelangelo Pistoletto, dopo aver ascoltato il brano, mi ha chiesto se fossi in grado di realizzare, per la sua fondazione Cittadellarte, qualcosa di simile con i suoni del fiume di Biella. È nato così Watermemories (sounds from water). Durante il lockdown queste esperienze mi hanno portato poi a una conclusione: e se provassi a immaginare una musica per il mondo che verrà ‘dopo’? Con i suoni della natura?”.

Earthphonia è accompagnato da un libro, scritto con il geologo Mario Tozzi.
Tozzi era già un sostenitore del progetto. È stato lui a fornirmi i suoni dei vulcani, che sono ‘il ritmo della terra’, per il brano Strombolian activity (sounds from volcanos). Coinvolgerlo nel libro è stata un’idea della casa editrice, nel momento in cui il disco era finito, per dare una sorta di contraltare alla narrazione, che brano per brano facevo dei vari ecosistemi coinvolti, a cui Tozzi dà voce in prima persona”.

Il libro quindi è un’idea venuta ‘strada facendo’.
“Il formato storico musicale non è mai stato così in crisi, tant’è che tante case discografiche stanno pensando di non stampare più cd. Io volevo invece che tutto questo lavoro si condensasse in un oggetto, e per preservare questa fisicità abbiamo pensato anche di espanderla, con l’idea di un libro, che a sua volta è diventato un oggetto espanso, con tutte le possibilità tecnologiche che si possono applicare oggi a delle pagine di carta, come un percorso di Qr codes, con cui si potrà accedere allo streaming delle tracce mentre si legge, o inquadrare la copertina, grazie a un filtro, in realtà aumentata”

Nel brano che apre il disco (Delta) utilizzi suoni e ambienti del Delta del Po. L’intento di esplorare in prima persona i luoghi è stato bloccato dal lockdown.
“Ho provato a lavorare su due piani contemporaneamente, usando i suoni che mi hanno spedito, e arrivando alla constatazione che questi suoni erano anche elementi dell’aria, a partire dal canto degli uccelli. Con i rumori del tuono, del vento, ho immaginato quindi una musica dell’aria: nel mio intento i suoni dovrebbero portare l’ascoltatore in una dimensione ‘sospesa’, come in volo tra le nuvole”.

Il vero campanello d’allarme sui danni del disastro ambientale degli oceani è nel brano (primo estratto dal disco) in connubio con la biologa marina Mariasole Bianco.
Mariasole Bianco mi aveva contattato durante il lockdown, perché con la sua Onlus porta avanti una causa relativa all’inquinamento delle plastiche. Per cercare di rendere i ‘luoghi della musica’ plastic free mi chiedeva se potevo aiutarla con i miei contatti e fungere anche da testimonial: ho sposato ovviamente la causa. Parlando poi della necessità di intervenire in tempi brevi sulla questione ambientale degli oceani, ho proposto di poter utilizzare i suoni degli oceani e provare a realizzarne una sorta di sinfonia. Così per un mese e mezzo mi sono messo a intonare balene e altri pesci, e persino un coro di pesci della barriera corallina australiana. Non immaginavo ci fossero dei pesci in grado di cantare, e addirittura in coro! Con lei, che aggiornavo passo per passo, abbiamo deciso che l’ultimo movimento di questa sinfonia dovesse riguardare l’emergenza che l’oceano esprime con l’innalzamento delle acque. Il finale quindi è drammatico, potente, con l’oceano che ‘ruggisce’ sotto il suono della rottura dei ghiacciai. È l’episodio che più di tutti pone l’accento sulla necessità di un cambiamento di rotta: non è troppo tardi ma bisogna fare qualcosa subito. Il brano è anche la colonna sonora del decennale Unesco per la difesa dell’ambiente”.

Hai superato anche la paura delle api: ti sei avvicinato a un alveare
(Risata) “Mi sono procurato la tuta da apicoltore! C’è stato un momento in cui, mettendo i microfoni nelle arnie, le api non erano proprio felici e hanno iniziato a ronzarmi minacciosamente intorno. Sono rimasto fermo per le potenziali minacce, nonostante la protezione. Ho chiuso poi gli occhi, facendomi cullare da questo suono, e per assurdo è stato un momento rilassante, che avrei voluto non finisse mai. Parlando con l’apicoltore, che mi ha raccontato cose incredibili, ho deciso di dedicare il brano The queen (sounds from bees) alla ‘regina delle api’, una figura incredibile di cui poco sappiamo, intorno alla quale ruota tutta la vita dell’organismo, ma è anche una figura schiacciata nel suo ruolo, costretta a sfornare 2.000 uova al giorno, ad accoppiarsi solo con chi le guardiane decideranno, e nel momento in cui non sarà più utile, viene anche uccisa”

Il disco è stato realizzato durante il lockdown. Immagino l’abbia ascoltato principalmente la tua famiglia
“L’hanno ascoltato allo sfinimento! Mi sono stati molto vicini. Mia figlia di 10 anni mi ha dato anche una grande soddisfazione, perché ha portato il libro, che mi ha fatto firmare, come regalo di Natale alle sue maestre”

Il disco l’ha ascoltato anche il Papa? Te lo promette Carlo Petrini nel libro.
“Non so se è avvenuto, ne sarei chiaramente onorato. Petrini mi ha già dato una grande soddisfazione, perché dopo l’ascolto ha esclamato: tu hai fatto ‘i suoni del creato‘! Mi ha invitato anche a proseguire, con i suoni dei lavori umani legati alla natura, come la mungitura”.

Da Petrini arriva anche lo spunto per la chiusa del disco, Terre Alte
“Attraverso il portale di Terra Madre ho avuto la possibilità di farmi recapitare i suoni delle terre alte, degli altipiani, da parte dei coltivatori di Slow Food. Sono arrivati dei suoni dalle Ande, dall’Africa, dalle Alpi.. insomma le fonti sonore per il brano sulle montagne. La montagna si porta dietro un imprinting culturale ‘di silenzio’, ma ascoltando i suoni pervenuti mi sono lasciato affascinare dal ‘chiasso’, dalle voci colorate, dalla transumanza, girando così il brano sulle terre alte in questa direzione, con un lupo che canta come uno strumento jazz, e ci porta per la prima volta alla presenza dell’uomo. Questo è l’unico elemento in cui è necessaria la sua presenza, negli altri ecosistemi è invece spesso fonte di disastri. Ho voluto quindi chiudere il viaggio con l’uomo, in un terreno in cui è in perfetto equilibrio con la natura”

La scintilla in difesa dell’ambiente ‘scocca’ grazie alla voce dei più giovani. Ha influito anche l’attivismo di Greta Thunberg?
“Assolutamente sì. Questo album sembra astrarsi dalla contemporaneità: quando intonavo cetacei e uccelli mettevo le cuffie e guardando dalla finestra vedevo la città deserta. Ogni volta la musica mi portava altrove, a contatto con la natura che paradossalmente in quel momento si riappropriava dei suoi spazi. La voce di questi ragazzi, che hanno interpretato così bene un segnale d’allarme da troppo tempo inascoltato, mi ha scosso profondamente. Quello che me li fa sentire particolarmente vicini è la formula molto diretta, poco viziata da personalismi o ideologismi”.

Sembra un disco poco contemporaneo, come dicevi, ma non è così: l’emergenza pandemica non può mettere da parte quella ambientale. Il disco è anche un ‘richiamo’ a chi ci governa?
“Il disco è un’azione, non è rivolto nello specifico a chi ci governa, perché i governanti parlano in maniera diretta ai ragazzi ma anche ai mercati e alle industrie. Questo è un lavoro diverso, che vorrei ampliasse la nostra empatia nei confronti dell’ambiente, e ci facesse diventare dei guardiani più attenti, non solo in una condizione di paura e panico, che non ci rende davvero creativi nel formulare delle soluzioni”

Earthphonia avrà una trasposizione live? Covid permettendo
“Sarà anche live, assolutamente. Ho già fatto qualche esperimento questa estate: chiaramente è un set elettronico. Sto immaginando anche una trasposizione visual molto impattante”

Gli ‘altri’ Subsonica hanno ascoltato il disco? Cosa ne pensano?
Ninja l’ha sentito e ha detto che lo vuole regalare a Natale ai suoi figli: gli è piaciuto molto. Con Boosta (Davide Dileo ndr) ci siamo scambiati i complimenti per i reciproci album. C’è sempre vicinanza e sostegno tra noi”.

Tracklist Earthphonia
DELTA (Sounds from air)
WATERMEMORIES (Sounds from water)
TA’CENC (Sounds from stones) Max Casacci
& HatiSuara
OCEANBREATH (Sounds from the sea)
ROOTS WIDE WEB (Sounds from plants) Max Casacci & Stefano Mancuso
STROMBOLIAN ACTIVITY (Sounds from volcanos)
THE QUEEN (Sounds from bees)
TERRE ALTE (Sounds from the mountains)

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