Buon compleanno Disco Club (parte seconda)

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Disco Club

Abbiamo iniziato con qualche giorno d’anticipo a festeggiare i 55 anni del Disco Club di Genova (la data esatta è il 19 dicembre), un negozio che  col tempo è diventato un vero e proprio simbolo per chiunque ami la musica. Si chiama Disco Club ed è in via San Vincenzo 20, proprio di fronte alla Stazione Brignole. Il prossimo 19 dicembre compirà 55 anni. 

Abbiamo già raccontato che nella prima metà degli anni ’70 editava Pop Records, un giornale sulle cui pagine hanno esordito diverse “firme” che col passare degli anni si sarebbero affermate in prestigiose testate nazionali, alla radio, in tv. Per esempio Renato Tortarolo (poi al Secolo XIX), Massimo Poggini (per 28 anni a Max e autore di varie biografie di successo), Flavio Brighenti (per molti anni a Repubblica), Enrico Ghezzi (inventore dei contenitori televisivi Fuori orario e Blob). E negli anni a venire ha avuto tra i suoi affezionati clienti parecchie persone che alla musica hanno dato molto in diversi ambiti, per esempio Luca De Gennaro (oggi responsabile musicale di VH1 e MTV, conduttore a Radio Capital, nonché curatore artistico della Milano Music Week), il giornalista e conduttore radiofonico John Vignola, e due pilastri della radiofonia come Rupert Bottaro e Fabio De Luca. 

Dopo aver pubblicato i ricordi di Renato Tortarolo e Massimo Poggini (clicca qui per leggerli), è ora la volta di Flavio Brighenti e Luca De Gennaro. Nei prossimi giorni pubblicheremo altri contributi.

Ci vediamo domani al tempio

di Flavio Brighenti

“Ci vediamo domani al tempio”. Danilo Di Termini è un amico dallo spiccato senso dello humour, e ci capiamo al volo. Per noialtri genovesi fedeli al dio del pentagramma esiste un solo tempio e sta lì, in via San Vincenzo, da quando eravamo ragazzi. 

Fissarsi un appuntamento sotto il porticato davanti alla vetrina del Disco Club – sempre quella, e adesso che il mercato discografico pullula di ristampe ci riconosci pure tante delle belle copertine di allora – è uno dei riti pagani che più volentieri amiamo rinnovare, tanto più se i casi della vita ci hanno allontanati dalla nostra città, come io e Danilo.

Sappiamo entrambi – come lo sanno i frequentatori abituali – che varcando l’ingresso ci accoglierà l’implacabile sorriso sornione di Gian che scandirà il nostro nome col suo marcato accento genovese (probabilmente lo accentua nell’occasione per farci sentire ancora più a casa). E infatti in una frazione di secondo siamo già come a casa, tutti impegnati a chiacchierare a ruota libera, consumando con voracità un fritto misto di belinate e cose serie, mescolando i reciproci aggiornamenti sulle famiglie con le opinioni sullo stato di salute delle nostre squadre, alternando i commenti su certa classe politica che ci schifa con le ultime novità musicali – se novità esistono davvero.

Beh, d’altronde il rock è la musica della Terza Età – lo è probabilmente da un paio buoni di decenni – e non è che al Disco Club ti capita tutti i giorni di vedere un minorenne, che se anzi ti capita la prima cosa che pensi è che abbia sbagliato indirizzo. 

Ma poi, a chi importa davvero degli anni che passano? In realtà il capobanda Giancarlo Balduzzi li festeggia uno via l’altro come medaglie al valore. Dietro il suo bancone ha visto avvicendarsi stagioni memorabili e crisi profonde, la scomparsa del vinile e l’avvento del cd, poi il proliferare del digitale che poteva diventare la Morte Nera e invece no. 

E poi il miracolo, la resurrezione dell’amato ellepì, e noi ragazzi che come lui ci eravamo cresciuti a rifarci sotto, ad acquistare dischi che conosciamo già a memoria ma chi se ne frega, che tanto ragazzi lo siamo tutti rimasti dentro.

E allora: felice compleanno, caro Disco Club, qualunque compleanno sia. Hai diritto eccome di festeggiare, perché ci hai tenuti vivi e mica solo con la musica, giacché hai saputo trasferire l’eredità del glorioso Pop Records nella ricchezza del sito internet con i suoi nuovi “brother in arms” come nella competenza di Dario, l’altro officiante del “tempio”. Gian rivendica di averlo strappato alla concorrenza della grande distribuzione che a Genova con la musica ha fallito (tié), mentre lui è ancora a godersi il suo Disco Club e la variopinta tribù che lo frequenta.

Happy Birthday e be happy, Gian, soprattutto perché il mondo visto da Disco Club è immensamente più bello.

Quei pomeriggi passati davanti al Disco Club

di Luca De Gennaro

All’inizio degli anni ’70 c’erano solo tre modi per tenersi aggiornati sulla nuova musica: ascoltare la radio, leggere Ciao 2001 (l’unico settimanale musicale italiano) e passare pomeriggi interi davanti ad un negozio di dischi. Ore e ore con gli amici a guardare le vetrine, commentare le copertine e le recensioni lette, parlare con il titolare, espertissimo, che stava dietro la cassa e ti consigliava, ti informava sulle ultime uscite, ti permetteva di entrare nella striminzita cabina in cui c’erano uno sgabello e un giradischi, per ascoltare in cuffia i vinili nuovi fiammanti, dopo avere aperto la strettissima busta di cellophan che ricopriva l’album, dalla parte aperta della copertina, distruggendosi l’unghia o strisciandola sui jeans. 

Il negozio dove trascorrevamo centinaia di pomeriggi della nostra adolescenza era il Disco Club, in Via San Vincenzo, a Genova, proprio fuori dalla stazione di Brignole. Si risparmiava sulla “paghetta” per potersi permettere di comprare un disco al mese, e quel disco, faticosamente conquistato, te lo portavi a casa come fosse uno scrigno di pietre preziose. Per un mese lo ascoltavi in continuazione, imparando a memoria i testi e scandagliando ogni dettaglio della copertina, apprezzandolo nella sua totalità, facendolo tuo. Sapevi che quel pezzo d’arte sarebbe rimasto con te per tutta la vita. Un bene durevole. Un investimento su te stesso e la tua cultura. Un valore. 

Poi la vita ci ha portato in luoghi diversi, il tempo è passato, i metodi di approvvigionamento di nuova musica si sono prima evoluti e poi rivoluzionati. Oggi la musica è ovunque, ti arriva addosso da tutte le parti. Puoi avere tutto senza muoverti da una sedia e puoi portarti in giro tutto con un telefono e due cuffiette. I brani musicali sono file tutti uguali che puoi ascoltare e poi buttare via. Sembra che passare ore in un negozio sia diventato inutile. 

Poi, almeno un quarto di secolo dall’ultima volta in cui ero entrato al Disco Club, mi è capitato di ripassare da quelle parti. Era un caldissimo pomeriggio d’estate. Il centro di Genova era deserto. Ho provato a vedere se il mio negozio di dischi preferito era ancora lì. C’era. Con la stessa insegna, bianca e verde. I filari di vinile erano stati sostituiti dai CD, ma una buona parte del negozio era rimasta ancora a disposizione dei vecchi cari LP. 

Dietro la cassa c’era sempre lui, Giancarlo. Non lo vedevo da allora. Da quando ero l’adolescente che comprava con orgoglio i nuovi dischi di Genesis e Yes. Eravamo cambiati tanto, tutti e due. Ero sicuro che non si sarebbe ricordato di me. Sono entrato, in silenzio. Ha alzato gli occhi, e senza mostrare alcuna sorpresa mi ha detto: “Ieri mi e’ arrivato un disco che secondo me ti piace. Aspetta che te lo faccio ascoltare”. Come se fossi stato lì il pomeriggio prima. Ha preso il disco, l’ha sfilato con cura dalla copertina, l’ha appoggiato sul piatto e lo ha fatto partire. Solo allora mi ha guardato negli occhi e mi ha detto “Beh? Cosa mi racconti?”. 

E allora potranno inventare tutti gli algoritmi del mondo ma nulla potrà eguagliare il calore umano, le affinità elettive, l’attenzione per il cliente, la passione per la cultura che si respira in un negozio di dischi. Da 55 anni il Disco Club è questo. Ci rivediamo presto, Giancarlo, tanto lo so che ti trovo lì. Tanti auguri!

Disco Club

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