“Un gioco da ragazzi” di Enrico Ruggeri. Il romanzo di vite contrapposte 

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Enrico Ruggeri

Enrico Ruggeri i punti e le virgole sa metterli al posto giusto, ed è dotato di una grande ricchezza di linguaggio. Lo ha dimostrato con le centinaia di canzoni che ha scritto, per sé o per altri. Ed è successo pure con alcuni romanzi. 

L’ultimo, Un gioco da ragazzi, uscito da poco per i tipi della Nave di Teseo, probabilmente è il più impegnativo, perché Enrico con la scusa di raccontare la storia di una famiglia, in realtà racconta in modo piuttosto dettagliato oltre 40 anni di storia italiana, dall’estate del 1939 ai primi anni Novanta, con particolare riguardo ai cosiddetti “anni di Piombo”, quel periodo storico che va dalla fine dei Sessanta ai primi anni Ottanta, che cambiò in modo radicale le esistenze di molti di noi.

È la storia di una famiglia medio borghese, gli Scarrone, docente universitario il padre, donna dedita al marito e ai figli la madre. Ma i veri protagonisti sono i tre figli, Mario, Vincenzo e Aurora. I due fratelli sono «due opposti resi complementari dalle circostanze, Yin e Yang di un irripetibile periodo di follia: era impossibile raccontare uno senza dover citare il fratello!».
Aurora, invece, è «la bambina di casa, la sorella equidistante, quella che per anni aveva cercato di ricucire quello strappo senza rimedio. Lei che aveva cercato di capire, di giustificare l’uno agli occhi dell’altro».

La storia parte come un diesel, un po’ lenta. Ma bastano poche decine di pagine per farsi prendere e non volersene più staccare. Una scrittura semplice ma niente affatto banale, e la struttura stessa del romanzo diventano un gioco ipnotico: sono ben 450 pagine, suddivise in capitoli corti (111 in tutto), che vogliono essere mangiati come le noccioline. Una tira l’altra.

Le vicende della famiglia procedono assieme a quella dell’Italia, con date e nomi precisi, riportando alla memoria episodi realmente accaduti e visti chissà quante volte in tv. Il commissario Calabresi, l’anarchico Pinelli, Piazza Fontana, le assemblee del movimento studentesco, Mario Tuti, il ferimento di Montanelli, l’assassinio di Aldo Moro, il compromesso storico, la “nevicata del secolo” avvenuta nel gennaio dell’85. 

Come dicevamo, i due fratelli sono agli opposti. Il più grande, Mario, frequenta il movimento e col passare del tempo diventa un terrorista. Vincenzo, che in realtà almeno da ragazzo è poco interessato alla politica, per contrapposizione inizia a frequentare gruppi di estrema destra, arrivando anche lui a compiere gesti sconsiderati. È la teoria degli opposti estremismi ricondotta a un conflitto famigliare. Chiunque abbia vissuto la sua gioventù in quel periodo ritroverà atteggiamenti, idee e immagini che allora erano molto comuni: slogan, il gesto della P38 fatto con le dita, una certa insofferenza per la vita quotidiana, la convinzione di poter cambiare il mondo (che da allora è cambiato parecchio, vero, ma non sempre nella direzione auspicata).
Per Mario e Vincenzo, e per tutti coloro che hanno attorno, parenti o amici che siano, in effetti il cambiamento sarà drastico. Ma mica in positivo… Però non voglio svelare la trama più del necessario perché, pur fondando le sue radici su basi storiche, è un romanzo che si legge quasi come fosse giallo, quindi non sarebbe giusto eliminare la suspense.

Aggiungo solo una curiosità: trattandosi di Ruggeri, era lecito aspettarsi qualche citazione musicale distillata qui e là. E in effetti, pur in dosi molto contenute, è così. I due che cita con più insistenza sono David Bowie e Lou Reed, in alcuni casi regalando qualche dettaglio. Come a pagina 95, quando scrive: «La canzone era l’ultimo pezzo della prima facciata dell’album di Bowie, si chiamava Quicksand, cinque minuti di struggente poesia che lui non avrebbe mai voluto che terminasse». 

C’è pure un’autocitazione: «il 4 ottobre 1977 in un locale della città si sarebbe tenuto il primo concerto punk d’Italia, con una band sconosciuta ai più». Quel concerto in realtà non si è mai svolto, a causa di scontri tra diverse fazioni. Alla fine «la polizia disperse i dimostranti e intimò ai punk di tornarsene a casa. Aurora e Francesco erano furibondi. Mentre se ne andavano lei si voltò gridando: “Tanto questi diventeranno delle leggende e vi pisceranno in testa». 

Andando avanti nella trama decisa dalla fantasia dell’autore, Aurora inizierà a lavorare per una casa discografica. Mentre nella vita reale quel gruppo punk erano gli Champagne Molotov, la formazione seminale dei Decibel guidati da un certo Enrico Ruggeri. 

Enrico Ruggeri

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

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