Coltivo una rosa bianca. Antimilitarismo e nonviolenza nelle canzoni dei cantautori

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Antimilitarismo
@Milo Manara (riproduzione e diffusione vietate)

Enrico de Angelis, per circa vent’anni direttore artistico del Club Tenco, è un giornalista che conosce bene i meandri della canzone d’autore. Ne dà l’ennesima dimostrazione con questo Coltivo una rosa bianca, edito da VoloLibero, nelle cui pagine analizza brani che parlano di antimilitarismo, pacifismo, nonviolenza e antirazzismo firmati da 6 cantautori che hanno affrontato questi temi in maniera continuativa: Luigi Tenco, Fabrizio De André, Enzo Jannacci, Sergio Endrigo, Edoardo Bennato e Caparezza. 

De Angelis rivela particolari poco noti, raccontando aneddoti e fornendo chiavi di lettura piuttosto interessanti. Il titolo, chiara metafora di pace, riprende una canzone di Sergio Endrigo che mette in musica versi del celebre poeta cubano José Martì. 

Il libro è stato ideato insieme al Movimento Nonviolento fondato dal filosofo Aldo Capitini all’indomani della prima marcia per la pace Perugia-Assisi del 1961: l’autore devolverà tutti i proventi di Coltivo una rosa bianca al Movimento.

La parte scritta è arricchita dai ritratti di Tenco, De André, Jannacci, Endrigo firmati da Milo Manara, e quelli di Bennato e Caparezza da Massimo Cavezzali: tuti insieme compongono un inserto a colori che chiude il volume. Ci sono anche una prefazione firmata da Luigi Ciotti, presidente dell’Associazione Libera, e un’introduzione di Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento.

Qui di seguito pubblichiamo un estratto da Coltivo una rosa bianca, per gentile concessione di VoloLibero Edizioni. L’immagine di De Andrè usata in apertura è di Milo Manara (@VoloLibero, riproduzione e diffusione vietate.)

La guerra di Piero

di Enrico de Angelis

E poi c’è Piero che lascia sola Ninetta. Tre anni dopo la Ballata dell’eroe, nel 1964, De André pubblica quella che per tutti è veramente la pietra miliare della canzone pacifista in Italia, anche se bisognerà aspettare il 1968 perché cominciasse a entrare nel cuore della gente: La guerra di Piero, su una musica composta insieme all’amico Vittorio Centanaro (che però non la firma). Nell’immaginario di De André siamo negli anni della Grande Guerra; Fabrizio dice di essere stato ispirato dai ricordi dello zio Francesco, fratello della madre, che gli raccontava della campagna di Albania; ma è chiaro che la vicenda ha valore universale, e per qualunque epoca. 

Abbiamo già accennato al fatto che i primi a fare pacifismo in musica erano stati, negli ultimi due anni dei Cinquanta, gli intellettuali del movimento torinese Cantacronache. Fabrizio gli è chiaramente debitore. Quando scrive “lungo le sponde del mio torrente voglio che scendano i lucci argentati, non più i cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente” non poteva non aver introiettato un testo di Italo Calvino, Dove vola l’avvoltoio, musicato per Cantacronache da Sergio Liberovici, là dove dice: “Nella limpida corrente ora scendono carpe e trote, non più i corpi dei soldati che la fanno insanguinare”. Altri rilevano qualche parentela col sonetto di Rimbaud Le dormeur du val, dove un soldato sembra dormire sull’erba di una radura ma ha due fori rossi nel petto che spiegano l’assenza di respiro. C’è forse anche un’altra più nascosta ascendenza che non viene mai annotata: se Fabrizio fosse stato – e non è improbabile – un lettore dei mitici “Quaderni piacentini”, potrebbe sicuramente aver assimilato una poesia del poeta anarchico Vico Paveri, apparsa all’epoca in quella rivista, guarda caso intitolata Piero, che a un certo punto, tra grano e papaveri, recita: “Ci inghiottì la guerra. Come me Piero fu partigiano. E una mattina che cantava l’allodola un giovane biondo con gli stivali bassi dal tallone di ferro l’ammazzò a tradimento in un campo di grano dove sta di casa la talpa e i papaveri”. 

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

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