Tuasorellaminore: Zanzibar è la mia rivoluzione francese

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Tuasorellaminore

Si fa chiamare Tuasorellaminore e di lei si sa molto poco: nessuna informzione sull’età o il suo vero nome. Sappiamo soltanto che è nata a Bari, che ha studiato canto moderno ma anche musica barocca e rinascimentale tra Roma, Milano e Bologna per poi tornare sempre nella sua città. Oggi scrive, compone e canta. Il mistero fa parte del personaggio che si è cucita addosso e che è impossibile racchiudere dentro a una definizione univoca. Piuttosto lei si sente rappresentata da un mix di ossimori culturali: “Tuasorellaminore è l’Oriente che si unisce all’Occidente. È il profano che si mischia al sacro, il visibile all’occulto. È la femminilità nascosta nel lato più maschile” ci dice. L’abbiamo intervistata per farci raccontare qualcosa di lei, del suo progetto musicale e del suo nuovo singolo, Zanzibar.

Intanto come mai questo nome d’arte molto particolare?
La scelta del nome è stata un po’ casuale ma anche dettata dal sostegno e dal supporrto che mi ha dato mia sorella, minore appunto, che è stata un po’ il centro della mia ispirazione riguardo a questo progetto. Lei mi ha sempre spronato e ha visto in me una parte del mio essere che non riuscivo a comunicare. Sia perché avevo paura di dire troppo sia perché tutti mi hanno sempre giudicata soltanto come una ragazza carina che canta bene. Mia sorella mi ha spronato e mi ha saputo dimostrare che sono altro, molto di più. E questo altro l’ha visto in me prima che io stessa lo vedessi. Il nome che ho scelto è quindi anche una dedica a lei.

Perché la scelta di dare pochissime informazioni biografiche di te stessa, visto non si sa quale sia il tuo nome o la tua età precisa?
Secondo me i nomi e le informazioni riguardo a una persona distraggono tantissimo da ciò che si vuole comunicare. I nomi, le definizioni, le etichette si allontanano molto da quella che può essere l’essenza di qualcuno o qualcosa, questo è uno dei motivi principali per cui preferisco non dire molto di me. Per permettere alla gente di concentrarsi sul mio lavoro, su quello che voglio dire e non su quello che sono, sono stata, l’età che ho o quello che ho fatto nella vita.

 Il tuo incontro con la musica c’è stato da piccolissima e c’è un episodio curioso e dolcissimo legato alla tua infanzia e a tuo Nonno…
Ebbene si (ride – ndr). Mio nonno faceva delle conferenze per lavoro e spesso registrava anche per ore e ore su un nastro. Io andavo lì e gli rubavo il registratore, uno di quelli con le cassette all’interno. Anzi, in realtà gliel’ho rubato in maniera permanente perché non gliel’ho mai più ridato. Mi ha sempre incuriosito questa cosa, spesso lo vedevo che registrava la sua voce anche solo per “appuntarsi” concetti e ricordarsi cosa doveva dire. Lo guardavo mentre si riascoltava e ne ero affascinata. Ero davvero piccola, avrò avuto circa 7 anni. Quando l’ho rubato ho iniziato a cancellare le sue note perché mi ci registravo sopra. Cantavo, inventavo cose, spesso nemmeno mi ricordo di cosa davvero parlavo, perché èrano ovviamente anche degli svarioni di quando si è bambini, però è stato formativo nel gioco. All’epoca era un gioco per me, ma ho iniziato da lì: mi riascoltavo e fa sempre strano risentire la propria voce su un nastro. Mi ricordo ad esempio che le prime volte risentire il mio timbro non mi piaceva per nulla. Però è stato bellissimo perché in fondo è partito tutto da questo.

Il tuo stile non è facilmente ricollegabile a una sola casella. Si avvicina all’hip hop, RnB, ma anche alla musica antica e in parte al cantautorato. Tu come lo definisci?
Se dovessi spiegare chi sono a qualcuno a livello sonoro direi proprio che sono un mix. Nella mia musica c’è sicuramente tanta influenza RnB, perché io sono cresciuta con l RnB degli anni 90, tipico e un po’ classico, fino a quello degli anni 2000. È uno stile che mi ha formato tanto soprattutto per quanto riguarda la funzione e la costruzione dei cori e delle voci che si sovrappongono. Direi che forse il mio stile è un un RnB urban con dei tratti cantautoriali e fa anche ovviamente parte della cerchia del pop. Ma, di base, credo che non ci sia una definizione sola per me ed è bene che sia così. È una cosa che nella musica ultimamente sta avvenendo molto non poter dare una definizione univoca, ce ne sono tanti di artisti che non puoi mettere in una casella e basta. E ritengo che sia molto bello. È un’apertura della musica e degli stili che serve al mondo.

Hai studiato spesso in giro per l’Italia ma di base sei sempre rimasta nella tua città, Bari. Qual è il rapporto con le tue origini?
È essenziale, soprattutto per il mio essere artista. Tuasorellaminore si basa proprio sulle sue origini, da dove proviene: la città, la cultura e tutto ciò che ne deriva. Anche il fatto che io indossi sempre questi foulard è un legame con la mia terra. Mi ricordano i foulard colorati che le donne usano durante i riti ortodossi che ho scoperto grazie a mio padre che da bambina mi portava alla Chiesa mista che è qui a Bari. Vedevo queste funzioni ortodosse bellissime piene di canti e mi è rimasto molto dentro, è un ricordo di bambina della mia città da cui ho certamente attinto. Anzi è diventato proprio un tratto caratteristico del mio essere Tuasorellaminore. Il fatto poi che Bari sia una città di mare, un porto aperto, un luogo di incontri o che ci sia San Nicola, il Patrono, un Santo venerato sia in oriente che in occidente, dimostra che anche la mia città è un mix come lo sono io. In questo caso un mescolarsi di tante culture, e mi piace molto che sia così.

Hai raccontato di essere una persona un po’schiva che non ha molta voglia di mostrarsi e le risposte che mi hai dato ne sono la prova. Eppure Zanzibar, il tuo ultimo singolo, va nel verso opposto e racconta tanto di te, nel testo e anche visivamente nel video. Com’è nato questo brano?
È nato insieme al progetto artistico che sto vivendo , non è il mio primo singolo ma l’ho scritto quando ancora non era uscito nulla e forse non avevo ancora nemmeno deciso di essere Tuasorellaminore. È un pezzo che ho scritto in un momento in cui volevo rivoluzionare la mia vita e avevo bisogno di stravolgere tutto quello che le persone mi avevano messo addosso. Ciò che mi ha fatto più soffrire e mi ha creato tanti problemi, come ansia e attacchi di panico, è stato il fatto che da sempre, proprio perché me la sono cavata nel canto, c’è stato qualcuno che mi ha detto “tu dovresti essere questo, potresti essere così, dovresti vestirti così, cantare così o dire queste cose”. C’è sempre stato qualcuno che voleva scegliere per me e al posto mio. Ero arrivata a un punto in cui questo non potevo più andar bene perché ne andava anche della mia salute e allora ho deciso di liberarmi, di liberare questo mostro che avevo dentro. Così è nata Tuasorellaminore ed è nato questo brano che ha risentito poi di una scrittura molto catartica. Da questo pezzo ho iniziato a definire quello che volevo fare come lavoro e come progettualità.

Parlando di Zanzibar hai dichiarato che “è una fuga da chi non vuole capirci e vuole cambiarci” e tra l’altro è stato presentato in anteprima sul sito di Bossy che è un punto di riferimento per l’Italia femminista. Tu, anche in quanto donna, hai dovuto fare i conti ogni tanto con qualcuno che voleva cambiarti?
Certo, continuamente. La mia vita artistica, da quando ho deciso di dedicarmi alla musica,  è sempre stata caratterizzata dalla presenza di qualcuno che voleva cambiarmi. Nel mio caso è sempre stato un uomo a volerlo fare e questo purtroppo è un fattore abbastanza scontato e diffuso. Ma non penso sia un tratto distintivo solo degli uomini voler cambiare le persone. Credo piuttosto che tutti quelli che fanno o vogliono fare il mio mestiere, e non solo, si siano scontrati almeno una volta con qualcuno che aveva voglia di cambiarli o essere artefice e quasi “proprietario” della bellezza altrui. C’è chi è pronto ad accettarlo, magari chi si trova anche bene nel ruolo che altri gli affibbiano. Nel mio caso non è mai stato così. Mi hanno sempre costruito addosso dei ruoli che non erano miei, anzi forse erano tutto il contrario di ciò che sono io e questo in me ha fatto scaturire una forte sofferenza e frustrazione. Questo progetto quindi è anche un po’ il mio grido di ribellione, la mia rivoluzione francese, come ho avuto già modo di dire.

 Puoi anticiparci qualche progetto che hai per il futuro?
Il prossimo singolo che uscirà è un pezzo a cui tengo moltissimo. Ho fatto un grandissimo lavoro per questo brano: ho campionato un coro russo del 600 e ho creato una sorta di struttura musicale su cui io canto. Questo singolo uscirà a febbraio. In più, ci tengo ad annunciare anche un altro brano, seppure all’’uscita manca ancora un po’ di tempo. Si tratta di un pezzo in cui canto in latino per riagganciarmi alla questione culturale di cui ti dicevo poco fa, per riprendere le nostre radici, ciò che eravamo. Per non dimenticare la nostra storia. Sono delle strofe del De rerum natura di Lucrezio e sono molto legata a questo pezzo perché è molto particolare.

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Maria Francesca Amodeo
Classe 1991, calabrese, testarda e abitudinaria. Ho conseguito un master in giornalismo politico, economico e di informazione multimediale alla Business school del Sole24Ore. Amo il mare, soprattutto quello di casa mia. Le grandi passioni della mia vita però sono soprattutto tre: la politica, la scrittura e Luciano Ligabue. Ho così tanti sogni nel cassetto che non so più dove mettere i vestiti!

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