‘Natale in casa Cupiello’, il confronto con Eduardo De Filippo. Curiosità, in attesa del film Rai

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Debutta in prima serata su Rai Uno, il 22 dicembre, il remake televisivo di Natale in casa Cupiello, capolavoro di Eduardo De Filippo. La regia è di Edoardo De Angelis, mentre Sergio Castellitto veste i panni di ‘Lucariello’. La trasposizione Tv è un omaggio al 120°anniversario della nascita del drammaturgo.

Non si parla di confronto”, hanno chiarito sin da subito il regista e l’attore, ma di fatto lo è già negli intenti. Provate a chiedere a un napoletano qualsiasi se ricorda qualche battuta della commedia. Resterete stupiti: la conoscono tutti (o quasi) a memoria. Natale in casa Cupiello è intoccabile, il testamento culturale di De Filippo.

Ai ‘puristi’ ricordo tuttavia che il grande attore e regista napoletano ha ispirato con le sue opere più di una trasposizione, sia per la tv che per il cinema. Memorabile, Matrimonio all’italiana, con una Loren e un Mastroianni inarrivabile (il film è tratto dalla commedia eduardiana Filumena Marturano), e alla regia nientemeno che Vittorio De Sica: siamo al cospetto di un terzetto ‘sacro’ al cinema (di Filumena Marturano vestirà i panni anche l’immensa Angela Melato, nella trasposizione tv con Massimo Ranieri, 2010). O ancora, Questi Fantasmi (tratto dalla commedia omonima di Eduardo), nella versione di Vittorio Gassman, altro grande del cinema nostrano.

Castellitto, tra i migliori attori italiani, non può comunque accostarsi ad Eduardo, uno degli autori, poeti, registi, attori, più influenti del ‘900. Potrei sembrare spocchiosa o snob, ma vi sbagliate di grosso: io faccio il tifo per Castellitto e per il suo Natale in casa Cupiello. Spero non ne esca troppo ammaccato, non lo meriterebbe. Ammetto però che quei pochi minuti di trailer ‘promozionale’, andati in onda sulla rete ammiraglia Rai, lasciano già un po’ di amaro in bocca. Non perché Castellitto non sia napoletano (non lo sono né Mastroianni né Gassman), lo è comunque la maggior parte del cast  (a cominciare dal regista e da Marina Confalone, che recita nei panni di Concetta), e neanche perché le vicende nel film sono ambientate vent’anni dopo rispetto all’originale (negli anni ’50).

Natale in casa Cupiello, nella memoria collettiva dei più, è quello riproposto in Tv nel’77, con un cast eccellente in stato di grazia, a cominciare da Eduardo, certo, ma non solo. Nella parte di Concetta c’è una straordinaria Pupella Maggio, e a vestire i panni di Tommasino (detto Nennillo) troviamo proprio il figlio di Eduardo, Luca De Filippo. Una giovanissima Lina Sastri interpreta Ninuccia, mentre Marzio Honorato, volto amato della soap di Rai tre, Un posto al sole, recita nei panni di Vittorio, l’amante di Ninuccia. Confrontarsi con quel Natale in casa Cupiello è una prova impossibile per chiunque. Del cast, nessuno sembra recitare una parte, ma diventare parte reale della scena, grazie a un feeling irripetibile tra attori e una capacità interpretativa eccezionale.

Quello della Rai, ricordiamolo, è anche il primo Natale in casa Cupiello, portato in tv, ‘senza Eduardo’: come può non pesare la sua gigantesca assenza? La gestualità del grande attore, le sue pause, la mimica facciale, sono impossibili da emulare. E il confronto scatta immediato, volente o dolente.

Tre curiosità su ‘Natale in casa Cupiello’
1. La più celebre commedia di Eduardo ha debuttato nel giorno di Natale del ’31, al Teatro Kursaal (Napoli). In origine la commedia contava su un atto unico: mancava quindi l’inizio e la parte conclusiva, che risale addirittura al ’43. A vestire i panni di Lucariello, Concetta e Nennillo, troviamo i tre fratelli De Filippo, Eduardo, Titina e Peppino. È l’avvio vero e proprio della Compagnia delTeatro Umoristico I De Filippo”, composta dai tre fratelli e da attori già famosi e non.

2. Pare che sia di Peppino De Filippo la frase simbolo di tutta la commedia: “Nun me piace o presebbio!”

3. I nonni materni dei De Filippo si chiamavano proprio Luca e Concetta, come i protagonisti della commedia.

Il significato del ‘presebbio’ (presepe) 
Con la stessa cura ‘maniacale’ con cui costruisce e tiene unito con la colla il suo presepe, Luca Cupiello spera di tenere unita la sua famiglia, in cui ogni componente occupa un preciso ruolo, proprio come nel suo presepe.

TRAMA – Natale in Casa Cupiello

Atto I
È la mattina dell’antivigilia di Natale. “Lucariè scetet song e nove”. Il risveglio di Luca e Concetta è reso comico dalle bizze dell’uomo, che si lamenta del pessimo caffè preparato da Concetta e del freddo. Il primo pensiero di Lucariello, legato alle tradizioni natalizie, è potersi dedicare alla preparazione del presepe, nonostante le critiche della moglie e del figlio Tommasino (Nennillo). “Non me piace o presepe”, è la frase ricorrente in tutta la commedia. Luca mostra già difficoltà evidenti nei movimenti e nel ricordare le cose appena dette, preludio del dramma finale.

Con loro vive anche il fratello di Lucariello, Pasqualino, scapolo incallito, sempre in conflitto con Tommasino. “S’è vennut e scarp!”: Nennilo ‘approfitta’ dell’influenza dello zio, che lo ‘costringe’ a letto una settimana, e si vende le scarpe e il cappotto di Pasqualino, scatenando un comico ‘putiferio’.

Ninuccia, in assenza del padre, dice a Concetta di voler scappare di casa con l’amante Vittorio, e lasciare il ricco marito Nicolino, che non ha mai amato, con una lettera. In seguito a un’accesa discussione con la madre, Ninuccia rompe il presepe, mentre Concetta, presa da un malore per il dispiacere, ha un mancamento. “È morta mia moglie!”, l’incredibile espressività di Eduardo nel trasformare una scena di tensione in un altro momento comico è ineguagliabile.

Concetta strappa a Ninuccia la promessa di far pace col marito, ma nel caos la ragazza perde la lettera, che finisce nelle mani di un ignaro Luca, e consegnata proprio a Nicolino.

Atto II
Siamo nella sala da pranzo, dove è già tutto pronto per festeggiare la vigilia di Natale. Tommasino, che non sa della relazione della sorella con il suo amico Vittorio, invita quest’ultimo a casa sua. Concetta, rimasta sola con lui, prega Vittorio di andare subito via e permettere alla figlia di salvare il suo matrimonio. Nicolino sa della loro storia, avendo letto la lettera, e solo grazie all’intromissione di Concetta si evita il peggio. Lucariello, ignaro della verità, invita invece l’amico del figlio a cena con loro. All’arrivo di Nicolino e Ninuccia, la serata prosegue in una tensione crescente, stemperata dai guai di Nennillo, e dalle disavventure che precedono la preparazione della cena.

Tommasino ha preparato la letterina di Natale per la mamma: Lucariello, con un moto di soddisfazione per l’attaccamento del figlio a Concetta, vuole che la legga in anteprima al genero. Nennillo nella lettera ha pregato affinché tutti possano vivere in salute cent’anni, tranne lo zio Pasqualino. Va in scena un altro putiferio ‘esilarante’. “Cara ‘matre’, che il Signore ti deve far vivere 100 anni, insieme a papà, a Ninuccia, a Nicolino, a me, e 100 anni pure a zio Pasqualino… però con qualche malattia”.

Approfittando di un momento di solitudine, Ninuccia e Vittorio hanno un’accesa discussione, che culmina in un bacio passionale. Nicolino li sorprende, e accusa la moglie e Concetta di averlo ingannato. Mentre Nicolino e Vittorio abbandonano la casa per sfidarsi a duello, lasciando sola una Concetta disperata, arrivano Luca, Pasqualino e Tommasino, vestiti da re magi, con i regali per lei. “Tu scendi dalle stelle, Concetta bella…”.

Atto III
Lucariello, brutalmente messo al corrente della verità, si ritrova a letto con evidenti difficoltà motorie e verbali, per l’ictus avuto. Preda di deliri e allucinazioni, spera ancora di vedere il genero riappacificarsi con la figlia, distrutta dal dolore, consapevole di essere la causa dello stato del padre. L’intero vicinato è al suo capezzale, dove giunge anche il medico, che incoraggia moglie e figlia con una diagnosi fasulla, riservando al fratello Pasqualino la dolorosa verità: per Luca non c’è più niente da fare. Nelle ultime ore di vita, un’inaspettata visita di Vittorio, costituisce l’ultimo equivoco. Lucariello lo scambia per il genero, e finisce per benedire l’unione della figlia con l’amante, proprio nel momento in cui Nicolino sta facendo la sua comparsa, trascinato fuori dai presenti per evitare l’inevitabile.

Ultima scena commovente: Lucariello rivolge al figlio, in punto di morte, la frase ‘simbolo’ della commedia: «Te piace ‘o presepio?». Tommasino, che per dispetto aveva sempre risposto di no, tra le lacrime gli dice di “sì”, mentre il padre muore ancora una volta ignaro della verità, tra le allucinazioni di “un presepe eterno”.

1 COMMENTO

  1. “… Luca Cupiello è l’ultimo dei demiurghi, provenienti dalla mitologia greca, in terra napoletana; creatore di sub-universi di carta, deus ex machina che interviene nella vita immobile dei pastori (decidendone la posizione in quel mondo di cartone, legno e sughero, e la loro funzione), gli unici a cui può risolvere situazioni determinandone i destini…”

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