Addio a Cesare G. Romana, decano dei giornalisti musicali

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Cesare G. Romana

Cesare G. Romana se ne è andato in punta di piedi il giorno di Santo Stefano. Cesare era ammalato già da diversi anni, e aveva quasi fatto perdere le sue tracce. Persona dotata di una sensibilità straordinaria, è come se a un certo punto avesse deciso di eclissarsi. Se cercate nei social e sul web, troverete pochissime tracce. Niente foto, nessun profilo, notizie col contagocce. Eppure Cesare G. Romana, decano dei giornalisti musicali italiani, è stato un maestro per tutti noi. Ognuno di noi ha imparato qualcosa da lui: leggevamo i suoi articoli invidiando la sua capacità di sintesi e la sua straordinaria conoscenza di ogni genere musicale.

Giornalisticamente aveva iniziato nel 1961, a soli 19 anni, a Il Lavoro di Genova, e nel 1975 era diventato il critico de Il Giornale, scelto personalmente dal grande Indro Montanelli, che lo stimava. Io ho avuto la fortuna di averlo come collaboratore a Max per parecchio tempo. Curava una rubrica di recensioni. Era soltanto una striscia, 4 dischi al mese, poche righe cadauno. Eppure gli bastavano per rendere l’idea in modo estremamente lucido dei contenuti di quel disco. Era un professionista straordinario: in molti anni, non ho mai dovuto tagliare una parola: non ce n’era mai una fuori posto, ed usava sempre quelle giuste.

Una volta al mese veniva in redazione a portare la rubrica. Aveva sempre le cuffiette in testa e ascoltava musica, prevalentemente classica. Parlare con lui era un piacere, sapeva di essere il migliore, ma non se la tirava neanche un po’. Aveva un carattere schivo, tanto da apparire un po’ orso, in realtà era una persona assolutamente squisita, era molto colto e sapeva essere brillante.    

Era nato a Sassello (Sv) nel 1942, dove ha chiesto di essere cremato. Ma si considerava a tutti gli effetti un genovese doc (la cadenza non l’ha mai persa). Era amico intimo di Fabrizio De André, del quale nella fase iniziale aveva curato anche i rapporti con la stampa. Successivamente su di lui avrebbe scritto due libri molto interessanti, Amico fragile (1991) e Smisurate preghiere (2005). Ha scritto biografie anche su Gino Paoli e Paolo Conte. Ed era amico di molti altri cantautori: è stato uno dei più grandi testimoni dell’epoca d’oro del cantautorato italiano.

Carattere anarchico come il suo amico Faber, era un po’ strano leggerlo su un quotidiano chiaramente schierato a destra come Il Giornale, ma era talmente stimato anche in redazione che lo lasciavano libero di scrivere quello che voleva. Anche se gli ultimi tempi in realtà sono stati un po’ turbolenti. Tanto che ad un certo punto, anche a causa della malattia che stava avanzando, scelse di ritirarsi a vita privata. In pratica negli ultimi 6 o 7 anni non si sono più avute sue notizie. Parlando tra noi, ogni tanto qualcuno si domandava se fosse ancora vivo.

Fino a ieri lo era. Se ne è andato il giorno di Santo Stefano. Ma resterà a lungo nei cuori e nella mente di chi lo ha conosciuto. E non è un semplice modo di dire.

Ciao Cesare. 

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

2 COMMENTI

  1. Nel 2002 lo invitiamo ad una iniziativa chiamata”Volta la carta”come si capisce dedicata a Fabrizio de Andrè.E’ la prima di tre serate, Cesare è solo sul palco, dovrà parlare, davanti a 300 persone,di Faber.. Concordiamo la serata, chiedo se vuole che si preparino un po’di domande ma lui,con grande cortesia,mi dice che preferisce raccontare senza interruzioni..Il suo modo gentile e pacato mi induce a tenere pronti una serie di immagini e video,nel caso ci sia un “calo”di attenzione tra il pubblico..Il racconto, come sì può immaginare, è ricco di aneddoti e curiosità..due ore ininterrotte in un silenzio attento e interessato.. Alla fine quando Cesare conclude si alza un applauso lunghissimo e cominciano una serie di domande e lui,con grande disponibilità e seppur affaticato,si dedica alle risposte per un’altra ora..Il mio timore era completamente infondato!!Fu una serata indimenticabile.. Grazie”amico fragile”

  2. la prima biografia che ho letto su de andrè, mi ha fatto stimare il giornalista romana e capire ancora più a fondo fabrizio e le sue opere. un triste pensiero per un lume che si spegne…..

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