Gli spazi per l’arte e lo spettacolo e lo streaming 

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Che con lo stop ai concerti il mondo della musica stia vivendo una crisi drammatica non lo scopriamo certo oggi. Difficile prevedere quando la macchina potrà rimettersi in moto. Alcuni parlano della prossima primavera ma – pur senza voler essere pessimisti ad ogni costo – pare difficile che almeno gli eventi di massa (stadi e grandi arene) possano ripartire nel 2021. Discorso diverso, invece, per i live show di dimensione più contenuta, che con tutte le dovute precauzioni potrebbero ripartire già tra qualche mese. 

In questo periodo c’è chi ha individuato nello streaming un’ipotetica soluzione, creando due opposte fazioni: chi lo rifiuta in modo categorico e chi ci intravede possibilità concrete per salvare il salvabile. Ovviamente il discorso non riguarda tanto questi mesi in cui non sarebbe comunque possibile organizzare nulla, quanto il futuro. 

A nostro avviso sarebbe opportuno impiegare questo periodo (purtroppo non breve) per riconsiderare integralmente il modo di intendere e organizzare gli show, magari tornando a una dimensione più umana, senza tutte quelle inutili e costosissime sovrastrutture che caratterizzano i mega-show attuali, con l’unico risultato di esasperare gli aspetti spettacolari, togliendo forza e pathos alla musica, e contemporaneamente facendo lievitare i costi di organizzazione, che poi vengono inevitabilmente fatti pagare a chi acquista i biglietti.  

Oggi il FAS (Forum Arte e Spettacolo, di cui fanno parte oltre 60 associazioni di categoria) ha emesso un comunicato in cui prende posizione “senza se e senza ma” contro i concerti in streaming. Lo pubblichiamo integralmente, in modo che chiunque possa avere elementi per elaborare un’idea personale. 

Il comunicato del FAS   

Ogni forma artistica ha la sua espressione, il suo linguaggio, la sua natura. Il Cinema e la TV parlano attraverso le immagini, la performance dal vivo lo fa attraverso il rapporto diretto con il pubblico e lo fa da secoli. La dimensione live della musica, del teatro, della danza, delle arti figurative ha superato guerre, terrorismo, epidemie e supererà anche questa pandemia sempre che si riesca a tutelarla dall’abuso di potere di pochi ai danni di tantissimi.

Nella situazione attuale, prendersi cura degli spazi italiani dello spettacolo, significa ribadirne l’unicità. Per questo riteniamo che l’utilizzo dello streaming per la programmazione di eventi live meriti delle considerazioni approfondite e maggiore attenzione agli effetti collaterali, anche di lungo periodo.

Produrre performance live, di qualunque genere, finalizzate alla distribuzione e alla vendita in streaming, è economicamente insostenibile per tutti gli spettacoli non finanziati dal FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) o da sponsorizzazioni, come del resto lo sono la maggioranza degli stessi.

L’omologazione culturale verso il basso con tagli criminali che si perpetuano da quasi trent’anni, assieme ad un approccio spesso distratto della politica e delle istituzioni, unitamente alla mancanza di un sistema di informazione serio e libero, hanno rovinosamente depauperato poco a poco tutto il settore dello spettacolo.

La soluzione a questa critica situazione non ci sembra sia lo streaming, proprio in virtù del suo totale scollamento con la natura della performance dal vivo. Può essere applicato per sostenere diversità e supportare la cultura di una economia sana e utile a tutti, non certo per aumentare il dominio della finanza e della speculazione come già sta purtroppo succedendo.

Lo streaming, dunque, non può sostituirsi all’esperienza complessiva del live né culturalmente, né socialmente. Inoltre, in virtù dei suoi naturali limiti, potrebbe generare una forte e ulteriore ondata di disoccupazione a 360 gradi nell’intero settore.

Qualunque spettacolo, infatti, necessita della circuitazione dal vivo per alimentare il lavoro per tutte le maestranze, gli artisti e tutte le imprese del settore, valorizzare le realtà locali e creare a cascata l’indotto turistico.

Lo streaming non è e non sarà mai per sua natura replicabile in maniera comparabile ad una tournée!

Il FAS – Forum Arte e Spettacolo – invita a investire risorse economiche e di comunicazione utili a superare le paure generate dalla pandemia e far tornare le persone a vivere insieme l’emozione dello spettacolo dal vivo nei nostri spazi per la cultura.

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

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