È morto il giornalista e fotografo Paolo Battigelli

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Paolo Battigelli

Certo che uno rimane sbigottito: soltanto l’altro ieri, giorno di Santo Stefano, ci ha lasciato Cesare G. Romana, decano dei giornalisti musicali, e oggi arriva la notizia che pure Paolo Battigelli, giornalista e fotografo di lungo corso, non è più tra noi.

Paolo aveva iniziato nel 1982, e da allora aveva collaborato con parecchi giornali: da Alta Fedeltà a Tutto Musica e Spettacolo, da Rockstar a Ciao 2001 da Jam a Guitar Club e Drum Club. 

Per Editori Riuniti, aveva pubblicato un libro intitolato Guitar Heroes, contenente ritratti di 100 grandi chitarristi che aveva incontrato. Racconta Ezio Guaitamacchi, che allora era il direttore di quella collana: «Ho di lui un ricordo affettuoso, di uno che (come me) ha avuto la fortuna e l’opportunità di trasformare la sua grande passione (la musica) in una professione. Una persona umile (merce rarissima nel nostro ambiente) ma al contempo seria e professionale». 

Chi lo conosceva bene, lo ricorda come una persona docile e schiva, che badava ai fatti più che alle chiacchiere e alle “pose”. E anche io voglia ricordarlo così, con l’occhio incollato all’obiettivo della macchina fotografica, quel sorriso scanzonato e quella frangetta bionda che lo facevano sembrare un eterno ragazzino. Quando c’era un concerto o la presentazione di un disco era sempre presente. Era facile fare amicizia con lui. Amava il suo lavoro e non apparteneva alla categoria degli invidiosi. 

Alfredo Marziano, che era suo amico, lo ha ricordato con queste parole su Rockol: «Era sempre pronto alla battuta e al commento disincantato, sempre disposto a condividere informazioni, aneddoti o qualche momento di sano “cazzeggio”. Uno di quelli, nel “giro” dei giornalisti musicali, con cui era più facile attaccare discorso ed entrare in sintonia.  Che amasse il suo lavoro e il rock and roll era lapalissiano: gli si illuminavano gli occhi, se gli parlavi dei suoi amatissimi Rolling Stones o gli chiedevi informazioni su qualche pezzo pregiato della sua collezione di vinili. Era uno della mia generazione, e parlavamo la stessa lingua».

In chiusura, un ricordo di Raffaello Carabini, che con Paolo ha lavorato diversi anni.

Non posso dire io lo conoscevo bene. Ma di certo lo ricordo Paolo Battigelli. Lo vedevo in occasione dei concerti, quando entrambi, con la nostra macchina fotografica, lui molto più bravo di me, ci spintonavamo davanti alle transenne per quei due-tre pezzi concessi ai fotografi cercando l’inquadratura migliore, il profilo più interessante o la panoramica di gruppo più accattivante da proporre ai lettori. Lo vedevo di tanto in tanto in redazione ad Alta Fedeltà, il mensile di hi-fi con una corposa sezione dedicata alla musica, per cui scrivevamo entrambi dai primi anni ’80, dove lo avevo conosciuto.
Soprattutto lo vedevo, il periodo è quello, alle cene natalizie che organizzava la casa editrice di AF, cui partecipavano i dipendenti e i pricipali collaboratori di tutte le testate, Motociclismo, Tennis italiano, Automobilismo, noi e qualche altra ancora. Al nostro tavolo, quello dei “musicanti” lo chiamavano, sedevamo spesso noi tre, “il bello, il brutto e il cattivo” dicevano le impiegate e le segretarie più carine. E se chi scrive di primo acchito è simpatico come il mal di pancia, se Giordano Casiraghi, altra penna di queste pagine, è sempre stato molto più affascinante su carta che de visu, indovinate chi era il bello, biondo con la frangetta, sorriso aperto e accattivante, spalle larghe. Paolo.
Scriveva di rock, mentre noi andavamo più sull’alternativo, con quello stile piano, diretto, senza troppi fronzoli, ma preciso e di immediata lettura, apprezzato da tutti, tanto che poi ha lasciato Alta fedeltà per continuare con altri girnali. E per scrivere alcuni libri dedicati ai suoi musicisti preferiti, in particolare quelli che impugnavano la sei corde elettrica. Il suo Guitar Heroes resta un documento da consultare per chi voglia conoscere meglio cento chitarristi degli ultimi cinquant’anni, che lui aveva intervistato e fotografato.
Le nostre strade si erano divise, ma alle conferenze stampa ci si ritrovava e non mancava mai una stretta di mano: “Come stai?” “Tutto bene, dai” “Adesso per chi scrivi?” “Un po’ i soliti giri” “Allora ci si rivede alla prossima”, una pacca sulle spalle e via. Sempre con quel sorrisone un po’ scanzonato, sempre con quell’aria tranquilla, familiare quasi.
Quando mi ha telefonato Giordano per dirmi della sua scomparsa quasi non ci credevo, “ma se era più giovane di noi…”, poi ho visto i ricordi di Alfio Marziano e di Ezio Guaitamacchi, del tutto condivisibili. Non per il rispetto dovuto a chi ci ha lasciato, ma per esperienza diretta, per un ricordo che è rimasto negli anni.

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

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