Quando si dice film di culto è impossibile non pensare a The Blues Brothers, che fra l’altro nel 2020 ha festeggiato i propri 40 anni. Questa sera Italia 1, alle 23.18 secondo quanto riporta la guida ufficiale di Mediaset, riproporrà per l’ennesima volta il capolavoro di John Landis e siamo certi che molti non si lasceranno scappare l’occasione per rivedere questo autentico gioiello. I protagonisti, lo ricordiamo solo per i più distratti, sono John Belushi e Dan Aykroyd, ma nel cast figurano anche autentiche leggende come James Brown, Cab Calloway, Ray Charles e Aretha Franklin, solo per citare qualche nome. Senza dimenticare il cameo di Steven Spielberg, che compare nel ruolo dell’impiegato dell’ufficio delle tasse.
I Blues Brothers fecero il loro esordio al Saturday Night Live il 22 aprile del 1978 e lo stesso anno pubblicarono Briefcase Full of Blues, il loro primo disco, registrato dal vivo in occasione di uno spettacolo del comico Steve Martin. Ben presto nacque l’idea del film e la prima sceneggiatura venne scritta da Dan Aykroyd. Lunghissima, fu poi limata da John Landis e si arrivò a quella che tutti conosciamo. Sembra che per far accettare i tagli all’attore, il regista gli avesse garantito altri due film successivi dedicati alla band, che però non vennero poi realizzati. Il film dura 132 minuti, ma ne esiste anche una versione estesa più lunga di circa un quarto d’ora, nella quale sono presenti alcune scene tagliate in fase di montaggio dopo l’anteprima.
Come racconta oggi il Corriere della sera (cliccate qui) negli Stati Uniti il film non ebbe inizialmente il successo atteso, mentre venne accolto decisamente meglio in Europa. Fu così il primo film ad incassare di più all’estero che in patria. Nell’articolo viene anche sottolineato il carattere politico di un film demenziale solo all’apparenza.
Il film, in gran parte girato a Chicago, detiene un record alquanto curioso: durante la sua lavorazione furono distrutte la bellezza di 103 auto. Sul set scoccò anche l’amore fra Dan Aykroyd e Carrie Fisher, dopo che il primo aveva salvato l’attrice con la manovra di Heimlich evitandole il soffocamento.
La scena del concerto al Palace Hotel rischiò di saltare, perché poche ore prima delle riprese Belushi si ruppe un polso. Alla fine, imbottito di antidolorifici, l’attore salì comunque sul palco. Il pubblico nell’arena, fra l’altro, era composto interamente da fan della band, che avevano risposto ad un annuncio per partecipare alle registrazioni.
Ah, un’ultima cosa. Se volete visitare il Soul Food Café, dove lavorava e cantava Aretha Franklin, lasciate perdere. Il locale esisteva veramente, con il nome di Nate’s Deli, a Chicago. È stato però raso al suolo ed al suo posto oggi c’è un anonimo parcheggio.







































