Pino Daniele: Napoli, le canzoni, Massimo Troisi. In ricordo del grande bluesman

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Oddmag

Sei anni senza Pino Daniele, il bluesman partenopeo che nato nel “cuore di Napoli” ha conquistato il “cuore del mondo”. La sera del 4 gennaio 2015 ci lasciava il grande artista napoletano: sfido chiunque amasse la sua musica a non ricordare il momento esatto in cui ha appreso la notizia. Pino era come un parente, un amico fraterno, una parte del corpo che ti viene a mancare, e non puoi sostituire in altro modo. Ti manca l’aria, ti senti smarrito, ti guardi allo specchio e ti chiedi: “e mo’? Non siamo più lazzari felici?”

Pino è stato questo per tanti di noi, ci ha guidato con la sua voce, la maestria incredibile che faceva volare letteralmente le mani sulla sua chitarra, amica e compagna fedele fino alla fine. Ci ha reso fieri di essere “terroni”, anche se con le sue canzoni non è mai stato ruffiano, ma ha cantato Napoli con tutti i suoi difetti, come un amante devoto che non si arrende a vederla piegata alla sua sorte. Se n’era andato da Napoli, ma era quella “la casa” che portava nel cuore. Amava e odiava la sua città, così bella e così incredibilmente inconsapevole di esserlo. Così generosa e così inconsapevole dei suoi limiti, sospesa da sempre tra pregiudizi ed eccessi.

Pino Daniele, Napoli e gli inizi
Pino Daniele (all’anagrafe Giuseppe Daniele) nasce e cresce nel “cuore” di Napoli, spostandosi dal Quartiere Porto a Piazza Santa Maria La Nova, da parenti acquisiti. Nato da una famiglia “umile, ma onesta” (battuta che prendo in prestito da Massimo Troisi, suo grande amico), le zie poterono offrirgli una sistemazione migliore. Frequentò le scuole elementari all’istituto Oberdan, dove ebbe come compagno di classe Enzo Gragnaniello. Si diplomò poi in ragioneria, all’istituto Diaz: sulle scale dell’istituto suonò per la prima volta la chitarra.

Le prime esperienze di rilievo arrivano con il complesso musicale Batracomiomachia, insieme a Paolo Raffone, Rosario Jermano, Rino Zurzolo, Enzo Avitabile ed Enzo Ciervo, che aveva uno spazio per le prove alla Sanità, dove in quegli anni passarono grandi/futuri protagonisti della musica made in Napoli, come Corrado Rustici, Eduardo Bennato e gli Osanna. Nel 1975 suonò nell’album che Mario Musella (voce e basso degli Showmen) registrò per la casa discografica di Aurelio Fierro. Proprio a Musella Pino dedicò il suo album storico, Nero a metà. Sempre nel ’75 accompagnò in tour Bobby Solo.

La svolta vera e propria però è del ’76, quando il cantante entra a far parte, come bassista, dei Napoli Centrale. Il leader del gruppo, il grande James Sanese, sarà determinante per la sua crescita artistica. I due lavoreranno insieme ai primi dischi dell’artista: Pino Daniele (1979), Nero a metà (1980) e Vai mo’ (1981). Pino scrive Napule è  a soli 18 anni: il brano è un vero e proprio manifesto della città. Pubblicato nel disco d’esordio, Terra mia (1977), diventa simbolo della sua arte. Terra mia contiene anche Na tazzulella ‘e cafè, una delle sue prime canzoni lanciate in radio, grazie a Renzo Arbore, che conduceva Alto gradimento.

Sul finire degli anni ’70, e per tutti gli anni ’80, Pino mette a segno i suoi dischi migliori, in cui mescola blues, jazz, e dialetto partenopeo, dando vita a capolavori inarrivabili. Nel’79 canta alcune perle delle sua discografia, Je so’ pazzo, Chi tene ’o mare, Basta ‘na jurnata ’e sole, Je sto vicino a te (dell’album omonimo Pino Daniele), dimostrando come il dialetto napoletano possa diventare una lingua universale. La consacrazione vera e propria arriva l’anno dopo: nel 1980 apre il concerto di Bob Marley allo Stadio Meazza di San Siro, davanti a 80mila persone. Sempre nell’80 pubblica il suo album storico, Nero a metà, inserito dalla rivista Rolling Stones nella classifica dei 100 album italiani più belli di sempre.

Gli anni ’80 sono caratterizzati da grandi capolavori e anche da grandi concerti: suona a Napoli nel 1981, davanti a 200mila spettatori, accompagnato sul palco da Tullio De Piscopo, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Tony Esposito, James Senese, una formazione tutta partenopea che lo stesso anno partecipò al quarto album, Vai mo’.  Nell’84 Pino aprì anche i concerti di Carlos Santana e Bob Dylan. Il suo decennio “d’oro” si chiude con l’uscita di Mascalzone Latino (1989): il brano di apertura, Anna verrà, è dedicato ad Anna Magnani.

Per anni i rapporti tra Pino e i musicisti napoletani nati e cresciuti con lui, sono stati difficili: gli altri lo accusavano di aver dimenticato “gli amici di un tempo”, tanto da essersi costruito una band in cui aveva eliminato i nomi storici del “Neapolitan Power”. Dopo tanti dissapori, nel 2008, con il grande concerto in piazza del Plebiscito, Pino riunì sul palco i vecchi amici, a partire da James Senese e Tullio De Piscopo. L’artista invitò al concerto anche Gigi D’Alessio e Nino D’Angelo, due cantanti napoletani lontani anni luce dal suo modo di fare musica: una prova di coraggio e unione partenopea senza eguali.

Pino Daniele e Massimo Troisi
I due artisti simbolo del “rinascimento napoletano” si conobbero nel ’77, ospiti della trasmissione televisiva Non stop. Fu proprio Massimo, già famoso con La smorfia, a segnalare al regista il giovane cantautore. Dalla loro amicizia sono nate autentiche perle. Saglie, saglie, pubblicata nell’album d’esordio del ’77 e ripubblicata in Sotto ‘o sole (’91), in cui Massimo realizzò il controcanto nel ritornello: è solo l’inizio del loro sodalizio. Pino scrisse per l’attore di San Giorgio a Cremano le colonne sonore dei suoi primi film: Ricomincio da tre (1981), Le vie del Signore sono finite (1988), Pensavo fosse amore invece era un calesse, che contiene il brano simbolo della loro stima e fraterna amicizia, Quando. L’attore partecipò alla stesura del testo, “suggerendo” all’amico alcune modifiche. Troisi amava così tanto il brano da sceglierlo come base musicale della sua segreteria telefonica.

Curiosità e aneddoti
I due hanno scritto insieme anche ’O ssaie comme fa o’ core e T’aggia vedè morta, pubblicata nel disco Che dio ti benedica (del ’93), scritta da Massimo e musicata da Pino. La composero l’anno prima, durante un viaggio in macchina, mentre andavano alla registrazione del programma Alta classe, di Gianni Minà, entrato nella storia della TV proprio grazie alla loro partecipazione.

Nove giorni dopo la scomparsa di Massimo, il 13 giugno del 1994, Pino Daniele, in concerto allo stadio San Paolo con Jovanotti ed Eros Ramazzotti, con voce commossa disse: “Voglio dire solo una cosa assurda. Stasera sono passato a prendere Massimo a casa, e mi hanno detto che era già qui, con noi”. Pino dedicherà il cofanetto per i suoi trent’anni di carriera, Ricomincio da 30, proprio al suo amato amico.

È sempre di Pino Daniele, Sirenuse, il brano inedito che fa parte della colonna sonora del film Da domani mi alzo tardi (tratto dal libro di Anna Pavignano, ex compagna dell’attore). La pellicola si ispira alla vita di Massimo Troisi, a dimostrazione che il connubio tra i due grandi artisti va oltre la vita terrena. È eterno, come la loro arte.

Lo sapevi?
Pino Daniele è stato l’unico cantante italiano ad aver collaborato con musicisti diversissimi nei generi, e di importanza internazionale: Eric Clapton, Wayne Shorter, Naná Vasconcelos, Pat Metheny, Chick Corea, Robert Randolph, Joe Bonamassa, Richie Havens, Gato Barbieri e altri.

Prima di Terra mia, Pino incise nel ’76 un 45 giri, contenente i brani Che calore e Fortunato.

Ha collaborato con Vasco Rossi, nella canzone Hai ragione tu (contenuta nell’album Gli spari sopra, ‘93). In questo pezzo il cantautore napoletano suona l’assolo di chitarra.

Nell’ 82, il bluesman partenopeo ha rifiutato l’offerta di aprire il concerto allo stadio San Paolo dei Rolling Stones.

L’ha svelato Giorgio Verdelli: Ezio Bosso incise degli inediti con Pino Daniele. I due artisti erano grandi amici.

Pino Daniele è padre di un nuovo stile musicale, da lui stesso denominato “tarumbo`”, ossia mescolanza di tarantella e blues.

Oltre ai celebri brani ha composto le musiche per colonne sonore di diverse film (non solo per l’amico Massimo Troisi): La mazzetta (1978) di Sergio Corbucci, Se lo scopre Gargiulo (1988) di Elio Porta, Amore a prima vista (1999) di Vincenzo Salemme, Opopomoz (2003) film d’animazione di Enzo D’Alò. Per Mi manda Picone (1983) di Nanni Loy, Pino ha composto la canzone Assaje, interpretata dalla protagonista Lina Sastri. Yes I know my way e Lazzari felici chiudono invece la pellicola Blues metropolitano del 1984. Je so’ pazzo è usata come colonna sonora in Tre fratelli, di Francesco Rosi (1981) e presente anche in Maradona – La mano de Dios, di Marco Risi. Pino firma anche la colonna sonora di La seconda volta non si scorda mai (2008) con Alessandro Siani, che ripropone il brano Uè Man! nel film Il principe abusivo (2013).

Da giovanissimo l’artista distribuiva di notte, a bordo del suo Motom (motorino di moda negli Anni 60), le copie de Il Mattino, fresco di stampa, in giro per la città.

Oltre all’attrice Anna Magnani (Anna verrà), ha dedicato brani anche a Che Guevara, Django Reinhardt e Maradona.

Napoli ha dedicato al grande artista una strada: l’ex vicoletto Donnalbina (dove Pino è cresciuto), a due passi da Santa Maria la Nova, quartiere San Giuseppe di Napoli, è ora via Pino Daniele.

Sempre a Pino Daniele è dedicato il concerto dell’Epifania, che avrà luogo dal Complesso di Santa Maria La Nova (Napoli), in onda su Rai Uno alle 23:15 del 5 gennaio.

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