Il ritorno degli Shakalab: con Alboroise cantano la forza dell’amicizia

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Shakalab

Gli Shakalab sono un collettivo siciliano formato da quattro artisti, veterani della scena reggae e hip hop. Attivi dal 2010, pubblicano oggi un nuovo singolo, intitolato Giganti, che vede la partecipazione di Alboroise, nome leggendario della scena reggae italiana. La produzione è di Shablo. Abbiamo intervistato Davide Lorrè, per parlare di questa nuova canzone, ma anche dei futuri progetti della band.

Shakalab

Di solito le canzoni parlano d’amore. Voi invece, per il vostro nuovo singolo, avete scelto il tema dell’amicizia. Perché?
Il pezzo nasce subito dopo il lockdown, quando abbiamo affittato una casa con il resto della band e lì siamo rimasti per due settimane. Dopo quel periodo terribile, durante il quale eravamo preoccupati perché non riuscivamo a scrivere, appena ci siamo visti e siamo stati un po’ insieme, si è sbloccato tutto. Abbiamo fatto leva proprio sull’amicizia che intercorre fra di noi, che è molto forte. Tra di noi c’è un rapporto molto familiare. Nella band ci sono due gemelli, ma il legame è forte tra tutti.

Questo legame così forte è poi confluito nel pezzo?
Sì, la canzone è proprio un omaggio alla nostra amicizia. Lo abbiamo intitolato Giganti perché da questa sinergia, sia umana che artistica, ne usciamo tutti più forti, sapendo che possiamo contare sul supporto degli altri. Questa amicizia ci dà coraggio, ci fa guardare avanti, sapendo che alle spalle c’è questa struttura umana, così solida.

Per l’occasione avete scelto di cantare in italiano.
Il testo, per quanto riguarda la parte Shakalab, è in italiano, con qualche sfumatura di siciliano. Qualcosa in siciliano ci scappa sempre, perché il nostro modo di scrivere è molto onesto rispetto a quello che è il nostro linguaggio quotidiano. Normalmente fra di noi parliamo in italiano, ma con degli intercalari siciliani per rafforzare i concetti. La stessa cosa la riportiamo nella musica. La parte di Alborosie è invece in patois, dialetto giamaicano, la lingua nella quale canta da quasi vent’anni. Lui ha abbandonato l’italiano a cavallo fra gli anni ’90 e 2000 per iniziare a cantare in patois.

Per la produzione perché avete scelto di affidarvi a Shablo?
Per affiancare un personaggio importante come Alboroise, abbiamo pensato di coinvolgere qualcuno dell’ambiente hip hop, che ovviamente piacesse alla band. La scelta è ricaduta su Shablo e l’abbiamo coinvolto nel progetto. Gli abbiamo chiesto di farci ascoltare qualche sua idea, che si sposasse che il concetto del pezzo. Già l’embrione di questo beat ci ha riportato alla mente quello che volevamo esprimere. Lui poi ha cucito attorno alle nostre voci registrate il pezzo e lo ha anche mixato.

Soddisfatti del risultato?
Sì, siamo molto contenti. I nostri punti di riferimento sono l’hip hop e il reggae. Nel disco ci sarà la presenza di questi generi in ogni pezzo. Abbiamo un esponente del reggae ed uno dell’hip hop in ogni brano. Partire con due nomi importanti come Alboroise e Shablo ci è sembrato molto bello.

Shakalab

Com’è nata la collaborazione con Alboroise?
Lo seguiamo da sempre, fin dai tempi dei Reggae National Tickets, uno dei gruppi italiani di riferimento del genere, insieme agli Africa Unite e ai Sud Sound System. Negli anni ci siamo poi incontrati diverse volte e il rapporto si è fatto più stretto quando nel 2019 Alboroise ha fatto un tour italiano per festeggiare i 25 anni di carriera e ci ha chiamato il giorno prima della tappa di Palermo, per chiederci di salire sul palco con lui. La serata è andata molto bene e così ci ha coinvolti in altre due o tre tappe del tour, che poi è terminato con una grandissima festa a Lecce. Durante quel periodo ci siamo ripromessi di fare qualcosa insieme, anche a livello di produzioni. Questa canzone ci è sembrata l’occasione giusta per dar vita al sodalizio.

Accennavi prima a un nuovo album in arrivo. Quando uscirà?
Il disco è praticamente pronto, aspettiamo solamente di capire come si evolverà la faccenda Covid. Per noi la dimensione live è la dimensione principale, abbiamo bisogno di vedere il pubblico che canta le nostre canzoni e suda con noi. Magari pubblicheremo altri singoli, ma il disco intero vorremmo farlo uscire poco prima del tour.

Perché avete scelto Giganti come singolo?
È un pezzo d’ascolto, il più soft del disco, è molto introspettivo. Esce a gennaio, nella stagione fredda, mi immaginavo questa atmosfera un po’ da “amaro Montenegro”. Ci piaceva l’idea di cavalcare questo tipo di atmosfera invernale.

Puoi anticipare qualcos’altro del disco?
I nostri fan troveranno delle sorprese, come sempre. Siamo contenti di far “storcere il naso” ai nostri supporter. Fare un pezzo dei Shakalab come agli inizi ci interessa ben poco. Non vogliamo diventare caricature di noi stessi, abbiamo l’esigenza di evolverci costantemente, cercare nuove tematiche e nuovi suoni. La musica è come la lingua, è in continua evoluzione. Siamo “vecchietti” per certi versi, ma cerchiamo sempre di rinnovarci, stare al passo con i tempi e capire qual è la formula per comunicare al meglio con i giovani. È chiaro che c’è una fetta di pubblico che vorrebbe che noi fossimo sempre quelli del 2013, ma non lo siamo. Per fortuna o purtroppo non lo siamo. Noi siamo aperti a qualsiasi tipo di suono.

Il video di Giganti:

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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