Lezioni di persiano su #iorestoinsala

Il falso persiano che insegnò una lingua falsa a un cuoco nazista

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Lezioni di persiano
di Vadim Perelman
con Nahuel Pérez Biscayart, Lars Eidinger, Jonas Nay, Leonie Benesch, Alexander Beyer

Oggi 16 e domani 17 è ancora su #iorestoinsala
Dal 27 gennaio, Giorno della Memoria, su Sky.

Non è il “solito” film della Memoria: è sulla memoria, la memoria visiva del giovane belga Gilles, che si salva da una fucilazione perché dice di essere persiano a un comandante SS che dirige la mensa di un campo e cerca un persiano: dopo la guerra vuole aprire un ristorante a Teheran e Gilles, che prende il nome di Reza, prima della fucilazione ha scambiato un panino con il libro in persiano di un altro prigioniero. Da quel momento lavorerà in cucina e dovrà insegnare all’SS cuoco un certo numero di vocaboli in lingua farsi. Che ovviamente non sa. I vocaboli prima li inventa, ma li deve anche ricordare, e siccome deve redigere in bella calligrafia gli elenchi dei deportati, tutte le parole che l’SS cuoco ha chiesto le “prende” dai cognomi dei prigionieri. Il suo vocabolario farsi è creato con le finali dei cognomi di chi è destinato a sparire. Che Gilles/Reza impara a memoria. La memoria al servizio della Memoria. È credibile questa storia che pure ha un fondo di verità? Forse non importa: il meccanismo di questa lingua-che-salva, strada facendo diventa affascinante: il campo di lavoro e di sterminio non è né più né meno credibile di tutti i campi cinematografici, ma i carnefici hanno una consistenza anomala: non solo spietati o sadici com’è standard, ma anche fragili, bugiardi, stupidi, innamorati, pettegoli, vendicativi, preoccupati delle misure dei loro attributi. Alla base c’è un romanzo del regista e sceneggiatore Wolfgang Koohlhaase che il regista Vadim Perelman (La casa di sabbia e nebbia) muove tra il delirio fatto normalità dello sterminio e la quasi favola del cuoco affascinato dalla lingua inesistente che gli dovrebbe assicurare una seconda vita. Passato alla Berlinale fuori concorso è stato curiosamente ritirato dalla corsa all’Oscar per questioni di lingua. In ogni caso da vedere in lingua originale con sottotitoli.

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