“Toccaterra” di Emma Nolde. Un esordio che regala emozioni 

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Emma Nolde

Con il suo colore, nero, l’ardesia è una pietra d’un certo fascino, soprattutto quando a contatto con l’ossigeno cambia colore. A vent’anni, Emma Nolde ha deciso fare i conti con la “nera” realtà: a volte sa essere nera, soprattutto quando si è appena usciti dal limbo dell’adolescenza. Così, la cantautrice toscana ha scritto sulla sua “lavagna nero ardesia” otto canzoni che la prendessero di petto, con la sana incoscienza della sua età e senza perdere l’innocenza.

Prodotto da Renato d’Amico e Andrea Pachetti, è un disco sfrontato, deciso, con canzoni ben messe a fuoco, frutto della sua spiccata personalità e delle sue influenze musicali. James Blake, Apparat, Brunori, Radiohead, Mac Miller, Bon Iver sono alcuni tra i suoi riferimenti e riflettono le coordinate stilistiche del disco. Un mix tra indietronica, folk e il cantautorato, il tutto mescolato con stile da Emma Nolde.

Sfiorare, il brano di apertura del disco, ci prende a schiaffi fin dal “beat” percussivo iniziale, i suoi stop and go, per poi sfiorarci con i suoi delicati fraseggi di chitarra acustica e la sua voce, megafono della sua voglia di andare per le strade e toccare con mano la realtà, schiaffi compresi.

Resta, invece, inizia con una forte impronta cantautorale verbosa, per poi esplodere nel ritornello con un beat elettronico, supportato dalle chitarre elettriche. La canzone parla di lasciarsi alle spalle persone e situazioni di cui faremmo volentieri a meno, soprattutto quelle che ci ingolfano il cuore, con la consapevolezza che chi vuole rimanere resta.

La titletrack affronta il tema del senso di inadeguatezza di fronte all’altro, di lasciarsi alle spalle uno “stallo sentimentale” per ritornare finalmente a toccare terra e vivere la realtà. Queste parole sono supportate da una musica, che rimanda al gospel. Infatti Toccaterra è una sorta di preghiera laica e un monito a smetterla di guardare il soffitto delle nostre frustrazioni, perché davanti abbiamo la vita.

Nero ardesia è la notte, la realtà che può cambiare di colore e di prospettiva, un po’ come la stessa roccia. In questo brano magnetico e luminoso, Emma grida con tutta la forza che ha, liberandosi di quello che l’affligge.

Il disco prosegue con Ughi, una canzone che, complici le sonorità struggenti del pianoforte, non può non farci pensare a certe atmosfere care a Thom Yorke e ai Radiohead.

Un buon brano, anche se è quello che mi è piaciuto meno, soprattutto se confrontato con la traccia successiva, Berlino. Quante volte pensando ad una città figa abbiamo pensato a Berlino? Magari immaginandoci di ballare al Berghain (ammesso che Sven ci faccia entrare), oppure camminando lungo la East Side Gallery e riflettere sul senso di libertà di questa città che per troppo tempo libera non è stata?

Emma Nolde però dice che anche una città dispersiva ed immensa possa permetterci di essere più liberi e meno soli. O almeno questo è quello che si immagina, dato che Emma a Berlino non c’è mai stata.
La canzone con il suo ritmo contagioso e dritto è una di quelle che si ascoltano preferibilmente in cuffia.

Le due tracce conclusive alzano decisamente l’asticella di Toccaterra. Male è stato il singolo di debutto di Emma Nolde. Una canzone d’amore per nulla banale  sul significato di esprimere i propri sentimenti, anche al costo di farlo male, purché non si rimanga immobili e si balli. È molto emozionale e stupisce per come la Nolde sia stata capace di raccontarsi con semplicità, senza risultare stucchevole o ricadere nel già sentito.

Sorrisi viola è l’ultima traccia di un album che sicuramente ci lascerà il sorriso, per aver ascoltato l’opera prima di una voce nuova, capace di aver canalizzato le sue emozioni in un disco perché, citando Brunori, “il dolore serve, proprio come serve la felicità”.

Non importa Emma se ci chiedi scusa per non essere bella, e neanche se non sei abbastanza elegante, però ti prego, continua a ballare e danzare (male) come hai fatto in questo splendido album d’esordio, perché se il buon giorno si vede dal mattino…

Emma Nolde

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Dimitri Grego
Sono Dimitri, ho 32 anni e "la musica mi gira dentro le vene". Sfogo questa mia grande passione scrivendo articoli, recensioni, comprando dischi, andando ai concerti, vedendo dei documentari. La musica è la mia vita.

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