I 25 anni di “Nessun pericolo… per te”

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Vasco Rossi

«È nato tutto così, da una musica di Tullio, che era Gli angeli, su cui ho fatto un testo… a quel punto mi sono detto “adesso posso fare anche un Lp”…». Così Vasco Rossi raccontava alla fanzine Il Blasco la genesi di Nessun pericolo… per te, disco che oggi compie 25 anni, essendo uscito il 24 gennaio 1996. A tre anni di distanza dal precedente Gli spari sopra. Un quarto di secolo è passato da quando i fan hanno potuto ascoltare per la prima volta capolavori come Gli angeli e Sally e grandi pezzi come Mi si escludeva e Un gran bel film.
Un disco importante, dall’inconfondibile copertina nera con il logo rosso, il primo realizzato dopo la morte di Maurizio Lolli, storico manager di Vasco, prematuramente scomparso nel 1994. Al quale, come è noto, è dedicata proprio Gli angeli. In più occasioni, infatti, Vasco ha raccontato di aver scritto la canzone quando Lolli già stava male e che quando gliela fece ascoltare avevano entrambi gli occhi lucidi.

Per il titolo dell’album fu scelto quello della traccia numero 8, Nessun pericolo… per te. «Per il concetto, non per la canzone», dichiarò Vasco sempre alla fanzine Il Blasco, aggiungendo: «Perché è molto chiaro… Posso fare quel cazzo che mi pare… nessun pericolo… per te!».

Gli angeli, si diceva. La canzone, una delle ballate più belle della carriera di Vasco, viene ricordate anche per lo splendido assolo finale di Mike Landau. «Uno dei migliori chitarristi presenti sulla scena mondiale, che si dimostrò all’altezza della sua fama – raccontò all’epoca Guido Elmi – Vasco, arrivato a Los Angeles qualche giorno più tardi, quando udì la performance di Mike esclamò: “Ecco l’assolo che volevo!”. Per conto mio l’amore per quell’assolo l’ho dimostrato tenendolo tutto intero nella versione definitiva; cosa che procurò feroci critiche».
Il video della canzone fu girato da Roman Polański, alla sua prima esperienza come regista di un videoclip. Come è noto, il video fu presentato al Festival del Cinema di Venezia del 1996. In realtà, il desiderio iniziale di Vasco era quello di girare un video con Quentin Tarantino. Progetto poi saltato perché Tarantino si era detto disposto a scrivere il soggetto, ma non a dirigere il video.

Gran parte delle canzoni del disco furono scritte a Villa Condulmer nell’autunno del 1994: Benvenuto, Praticamente perfetto, Le cose che non dici, Io perderò e Un gran bel film.
Diversa è invece la genesi di Sally, il brano forse più celebre dell’album. Più volte Vasco ha raccontato di averla scritta in barca. Quella di Rovelli, secondo quanto riporta sempre la fanzine Il Blasco: «Guardando una donna, una ragazza, forse una segretaria, ma non facciamo i nomi, che girava per la barca, ho scritto una canzone… È dedicatissima a una persona, almeno nella parte iniziale poi si generalizza ed è applicabile a tutti, anche ai maschi come me».
Curiosamente non fu mai realizzato un video di Sally. «È talmente bella che non ha bisogno di niente – disse all’epoca Vasco – Adesso deve solo restare lì e crescere nel cuore della gente, come un’emozione».
Sally è una delle due canzoni del disco (l’altra è Marea) arrangiata da Celso Valli. A questo proposito, così si espresse all’epoca Guido Elmi: «La mia collaborazione con Celso Valli, a dispetto di quello che pensavano gli “addetti ai lavori”, fu proficua e libera da problemi. A parte l’arrangiamento dei due brani a lui assegnati (Sally e Marea), ci divertimmo a lavorare assieme su Io perderò. Questo non significa che ci siamo contaminati: io continuo a ignorare i dischi pop e a proporre a Vasco sempre nuove pazzie, Celso a lavorare magistralmente in quel settore».

L’accoglienza della critica non fu univoca.
Sul Corriere della Sera, Mario Luzzatto Fegiz parlò di «un nuovo album, travolgente per suoni e messaggi, ma soprattutto davvero controcorrente in tempi di salutismo, proibizionismo, trasgressivi pentiti», per poi aggiungere: «Sul piano musicale (apporti di grandi come Vinnie Colaiuta, Randy Jackson, Mike Landau, Celso Valli) e dei testi uno dei migliori dischi di Vasco Rossi e uno dei più interessanti in assoluto di questi anni».
Meno lusinghiero fu invece il giudizio di Gino Castaldo, che su Repubblica così scriveva: «La tendenza generale sembra la stessa di sempre, ovvero quella di un artista che nella deliziosa croce, o se preferite nella privilegiata gabbia del successo, ha perso da molto tempo la possibilità di capire quello che veramente succede in giro. Fatto di una certa gravità per un cantautore che aveva fondato tutto proprio sulla capacità di parlare come parlavano i ragazzi, di portare nelle canzoni brividi, sensazioni e situazioni reali del mondo giovanile. Guai pertanto a cercare importanti contenuti in questi pezzi. Anzi, sarebbe meglio dire che importanti lo sono, ma espressi come se si stesse scoprendo l’acqua calda, con una ingenuità che rasenta pericolosamente il vuoto, caso particolarmente evidente quando in Benvenuto saluta la nascita di un figlio come possibilità di rigenerare una storia di coppia. Né sono più impressionanti le ‘ scoperte’ di Gli angeli o il melodramma di Sally».

«Gli spari sopra era più rock mentre il nuovo Lp è più groovy», diceva del disco Stef Burns, che proprio in quel 1996 entrava in pianta stabile nella band. L’album fu ovviamente seguito da un tour, l’ultimo nella carriera di Vasco diviso in tre parti: palasport, stadi ed arene all’aperto.
A Milano il concerto rischiò di saltare per la solita storia del rumore, quello di Genova fu il primo concerto con il figlio Luca sugli spalti, al Mugello e a Varese cantò Il tempo di morire di Battisti.
La band quell’anno venne rivoluzionata, con l’ingresso di Deen Castronovo alla batteria e Clara Moroni ai cori, l’esclusione di Maurizio Solieri, il ritorno e la conferma in pianta stabile di Massimo Riva e Stef Burns, entrambi già presenti l’anno prima in occasione dei due concerti di Rock sotto l’assedio. Il terzo chitarrista era Nando Bonini. Disse alla fanzine Il Blasco Massimo Riva mentre erano in corso le prove: «In un tour di Vasco non ho mai avuto un ruolo musicalmente così importante come chitarrista e quindi sono molto più responsabilizzato verso me stesso».

Il video di Mi si escludeva fu girato a Los Angeles:

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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