Leo Pari: «Vi racconto le mie costellazioni pop»

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leo pari stelle forever nuovo album
Foto di Francesco Marchini

Stelle Forever è il titolo del nuovo album di Leo Pari. Si tratta di un concept di 10 brani, “costellazioni pop” come ha dichiarato l’artista, che raccontano l’universo femminile dove le donne vengono descritte con le loro intramontabili sfaccettature.

Leo Pari è quello che si definirebbe un artigiano della  musica pop dal momento che è autore, produttore e musicista. Come autore ha firmato i singoli Vorrei cantare come Biagio di Simone Cristicchi, Meglio di notte di Francesco Renga e Superbowl di Elodie, mentre in qualità di produttore ha lavorato al primo album di Gazzelle Superbattito, e come musicista si è fatto conoscere dal grande pubblico suonando le tastiere in tour con i Thegiornalisti.

Leo Pari: l’intervista

Come è nata l’idea di Stelle Forever?
È nata dal voler rendere omaggio all’universo femminile e allo stesso tempo esplorarlo, raccontandolo attraverso le mie esperienze.

Quali sono stati i brani che hanno dato inizio e messo poi un punto al progetto, facendoti pensare che fosse completo?
Tutto è nato con “Le donne sono come le stelle”, mentre “Forever” è l’ultima canzone che ho scritto: sono rispettivamente la prima e l’ultima traccia dell’album.

Cosa accomuna i brani, tante storie diverse, per far sì che si possa parlare di concept album?
Esatto, sono tante storie diverse, ma spesso si mescolano nei miei ricordi, quindi anche nelle canzoni. Il concept è semplicemente dato dall’impianto narrativo che ho utilizzato in ogni brano, ovvero un io
narrante che si rivolge sempre in modo diretto ad una o più interlocutrici.

Su quali criteri ti sei basato per la scelta della tracklist? Quanto è importante effettivamente oggi, dal momento che sono i singoli a prevalere sull’ascolto dell’intero album?
La scelta della tracklist si è basata sopratutto sulla dinamica musical, facendomi scegliere questo preciso ordine e credo che l’importanza di esprimersi con un intero disco sia ancora fondamentale. I singoli servono a fare classifica e playlist, ma è sulla lunga distanza dell’album che si entra davvero nel mondo di un artista.

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Come è cambiato il modo di raccontare l’amore e l’universo femminile oggi rispetto a qualche anno fa?
Gli argomenti sono sempre gli stessi, è il linguaggio ad essersi adattato ai nostri tempi. Per questo utilizzo termini molto quotidiani e discorsivi.

Artigiano della musica pop: quali sono le caratteristiche di questo genere oggi? Come si stabilisce che un brano è “pop” e non rock, per esempio?
Il pop è un linguaggio che deve saper arrivare a tutti, semplice, ma mai banale. È soprattutto il sound a definire il genere, che almeno nella mia visione è un misto di sonorità tradizionali ed elettronica.

Quali sono, secondo te, dal momento che sei anche un producer, i limiti nel mondo della musica? Qual è, insomma, la visione di Leo Pari dell’attuale musica e mercato italiano?
Secondo me,  il mercato italiano sta vivendo un momento di ottima forma, però molti artisti puntano su testi estremamente semplici, vedo che è un po’ questa la tendenza. Va bene, ma non dimentichiamoci che la cosa più importante è emozionarsi per emozionare.

Una domanda su Sanremo non può mancare. Sanremo sì o Sanremo no? Inoltre, cosa pensi di questa edizione dove è evidente la staffetta generazionale?
Sanremo assolutamente sì, ho avuto anche la fortuna di partecipare come autore in un’edizione passata. Bella anche la scaletta dei concorrenti quest’anno.

Quali brani, oltre ai tuoi, sono presenti nella playlist di questo periodo?
Ascolto molto funk, sono sempre alla ricerca di qualche suono da campionare. Anche l’elettronica mi sta affascinando. Poi ovvio, ascolto tutte le uscite italiane.

Cosa ti auguri?
Che si torni molto presto alla vita di prima, alla normalità o anormalità che fosse, però nuovamente liberi di poter girare il mondo è vivere serenamente i rapporti con gli altri.

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Irma Ciccarelli
Classe 93, anno in cui David Bowie pubblica Black Tie White Nois. Campana di nascita, adottata dalla toscana Cortona (sì, la stessa di Jovanotti), da qualche anno vivo a Milano, di cui mi sono innamorata il 29 giugno del 2013. Perché ricordo la data? Perché a San Siro c’erano i Bon Jovi a infiammare il palco, ed io ero lì a sognare di intervistare la band. Ed eccomi qui: giornalista e studente di musicologia, il mio mantra è Long Live Rock, ma guai a chi disprezza i cantautori….e Beethoven (non il cane).

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