Suonala ancora, Sam

Nuova versione del repertorio di Casalini (e figlia) con le più belle frasi dai film

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Suonala ancora, Sam
di Roberto e Paola Casalini
Bompiani

Potrei dirvi solo «Che bel libro di battute: leggetelo, ci si diverte tanto». Ma sarebbe banale, perché è ovvio: riporta oltre 7500 battute scelte da tutta la storia del cinema, che imparata così è davvero piacevole. Ma non basta: a volte le battute migliori (ma è un giudizio soggettivo) non sono quelle “divertenti”, ma quelle folgoranti. Perché spiegano quasi tutto il film che hanno intorno. Roberto Casalini ha cominciato nel 1999 a sfornare i suoi “Sam” (il titolo è la frase della Bergman al pianista in Casablanca) quando c’erano ancora i VHS per aiutare la memoria. Adesso che praticamente tutto il cinema è in streaming Casalini ha sentito il bisogno di aggiornare il repertorio in coppia con sua figlia Paola: le frasi sono 7575 e coprono 1523 pellicole dal 1920 al 2019. Mille e rotti film erano anche nelle precedenti edizioni: in testa Casablanca seguito da Via col vento, ma Woody Allen da solo viene citato 55 volte. Di ogni frase, numerata in ordine progressivo e inserita in vari insiemi (dalla A di Abito alla V di Vita), viene citato chi la dice, in quale contesto e in quale film. Il posto d’onore spetta ovviamente alla prima frase del primo film sonoro: -Aspettate un momento! Aspettate un momento! Non avete ancora sentito niente! –Ovviamente Al Jolson in Il cantante di Jazz. Poi si fanno delle scoperte e si incontrano vecchi amici. Chi se lo ricordava che la frase di Thoreau da Walden-Diffida di ogni impresa che richieda abiti nuovi –  era incisa nel legno in casa di Denholm Elliott in Camera con vista? E che Julia Robert in Fiori d’acciaio  dicesse la splendida -Ogni pretesa vale merda quanto pesa-?
Siamo tutti d’accordo che è una delizia culinaria Hannibal the Cannibal che in Il silenzio degli innocenti dice a Clarice -Vorrei che potessimo parlare più a lungo, ma sto per avere un vecchio amico per cena stasera-. Ma ci eravamo dimenticati di Peter O’ Toole che in Lawrence d’Arabia dice a Omar Sharif  -Me ne vado, Alì. -Perché? -Perché? Me lo chiedi? -Perché? -Perché sono arrivato alla fine di me stesso-. “Alla fine di me stesso” è commovente. Quindi tra pensosità, citazioni e uscite surreali ecco  Totò vestito da donna con la collana tra i denti che dice a Pavese in Totòtruffa ’62 -Lei con quegli occhi mi spoglia… Spogliatoio!-, Gyllenhaal in  Donnie Darko   che chiede a Duval  -Perché indossi quello stupido costume da coniglio?- e Duval che risponde -Perché indossi quello stupido costume da uomo?-, l’aforisma di Elliot Gould in Il lungo addio -Nulla dice addio come una pallottola- e quello di Gregory Peck in Cielo giallo: -Certe teste bisognerebbe aprirle con l’accetta-, il dialogo struggente tra Mark Lee e Mel Gibson in Gli anni spezzati –Ci vediamo quando capita. -Se non capita prima-, e lo struggente duetto d’amore tra Lara e Il dottor Zivago -Sarebbe stato bello incontrarsi prima…
-Anche di un giorno, sì -, poi la schietta spiegazione tra Priscilla Lane e Cary Grant dopo il bacio in Arsenico e vecchi merletti: -Ma tesoro, amerai anche il mio cervello, eh? -Una cosa alla volta- e infine il dibattito sull’amore in Sfida infernale di John Ford, con Fonda che chiede a MacDonald -Mac, sei mai stato innamorato? -No. Ho fatto il barista tutta la vita-.
Per buona misura aggiungerei quattro perle surreali: la signora che in Finalmente domenica di Truffaut dice al marito che l’amante –Faceva l’amore come un ombrello-, Totò che in La banda degli onesti minaccia -Questo cane un giorno o l’altro lo ammazzo e con la pelle mi faccio un bavero d’astracane per il paltò-, Chaplin alla resa dei conti di Monsier Verdoux all’augurio –Possa Dio aver pietà della vostra anima- risponde acido-Perché no? Dopotutto è roba sua- e l’ineffabile Groucho Marx che in Animal Crakers rivela -Una mattina sparai a un elefante in pigiama. Come ha fatto a indossare il mio pigiama non lo so-.
Ve ne restano ancora più di 7500…

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