Michele Bravi: «La musica non salva. Il dolore si cura in uno studio medico»

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A quattro anni dall’uscita di Anime di carta, Michele Bravi pubblica La geografia del buio, nuovo album in arrivo il prossimo 29 gennaio. Un progetto a lungo atteso, e rimandato già due volte, a causa dell’emergenza sanitaria. Dieci tracce in cui il cantante, attraverso immagini oniriche e surreali, racconta come si convive con il dolore. “Non è un disco su come si esce dal buio, ma un album che attraversa quel buio e trova un modo per conviverci”, afferma il cantante, un fiume in piena che si racconta ai giornalisti via Zoom. “Ho chiesto di essere da solo e parlare direttamente con voi, parlarvi di questo album che nasce dalla solitudine più grande che abbia mai conosciuto. Sono davvero felice che questa voce ricominci a cantare: per questo ci tenevo che fosse proprio la mia voce a raccontarvi il disco”.

Scritto e registrato nel salotto di casa, “ci sono tutti quei suoni che fanno parte della quotidianità”, il concept album è stato prodotto da Francesco “Katoo” Catitti, e vanta diverse collaborazioni, da Federica Abbate a Cheope. Il pianoforte, che accompagna la voce di Bravi in tutti i brani, è suonato da Andrea Manzoni.

Il disco è un duetto costante tra voce, suono del pianoforte e silenzio. “Non è mai perfetto perché la voce a volte si rompe. E va bene così”.

Tutto ha inizio con Diario di un dolore (libro di C.S. Lewis, del 1961). “Questo disco è una storia, insegna come si convive con il dolore. Il dolore è come una casa senza finestre, e io in quella casa ho imparato ad abitarci, in quella casa sono nate queste dieci canzoni”.

Il dolore non si autocura
Voglio sfatare un po’ un mito: la musica non salva. È importante che il dolore venga affrontato con il cinismo con cui si affronta una malattia. È stata la terapia a salvarmi, il percorso medico. Ci tengo a parlarne, senza pudore. Il dolore non si autocura da solo, va portato in uno studio medico. La musica arriva solo in un secondo momento, quando puoi decifrare il dolore – mette in chiaro con coraggio Bravi – Insisto sull’importanza della terapia, la mia terapia ha un nome: l’EMDR. Lo dico in un brano, Storia del mio corpo. È con la terapia che ho dato una casa a quel dolore”.

È il disco d’amore più grande che abbia mai scritto
Ho potuto capire e decifrare il mio dolore solo quando una persona, quella a cui ho dedicato tutto il disco, ha condiviso questa sofferenza con me – continua il cantante, che non ha mai nascosto la sua omosessualità – Ho capito che l’amore non è un atto privato, l’amore è un atto pubblico”. Mantieni il bacio è dedicata a un ragazzo.

L’incidente stradale nel quale è rimasto coinvolto nel 2018, in cui perse la vita una donna di 58 anni (Bravi ha patteggiato una condanna a un anno e sei mesi, pena sospesa perché incensurato), ha segnato la vita di Bravi degli ultimi due anni.
Chi gli è rimasto accanto?
Ringrazio prima di tutto le persone che sono nel disco – anticipa – e Chiara (Galiazzo ndr) che mi ha portato sul palco con sé. Ho avuto poi la fortuna di scoprire l’unanimità di persone che erano solo conoscenti, come Fiorello, Maria De Filippi, che prima di portarmi sul palcoscenico ha discusso tanto con me nel suo ufficio, Federico (Fedez) e Chiara (Ferragni ndr). Federico mi ha chiamato chiedendomi di raggiungerli a Los Angeles. Mi ha portato in uno studio di registrazione: non è nato nulla dal punto di vista artistico, ma sicuramente un grande rapporto con loro”.

«La geografia del buio è un racconto attraverso la ferita del mondo. Una perdita di aderenza dal reale e il tuffo in un’oscurità che racchiude in sé la violenza della vita e riscopre nell’amore l’unica salvezza. Un amore che non combatte il male ma che aiuta a disegnarne la geografia».

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