Il Festival di Sanremo compie 70 anni, il 29 gennaio 1951 l’inizio di tutto

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Festival di Sanremo 1951

Compie oggi 70 anni il Festival di Sanremo. Sì, perché era il 29 gennaio del 1951, un lunedì, quando nel Salone delle Feste del Casinò di Sanremo andava in scena la prima serata della prima edizione del Festival, che si sarebbe poi conclusa due giorni dopo. Nessuno, allora, immaginava che quella sera nasceva una manifestazione che avrebbe segnato così profondamente il costume italiano nei decenni a venire.

Se vogliamo prenderla alla lontana, tutto ebbe inizio quando, il 14 gennaio del 1905, venne inaugurato il Casinò di Sanremo. Nella vicina Ospedaletti una sala da gioco c’era già dal 1884 e l’amministrazione comunale della città dei fiori, all’epoca una delle prime in Italia di stampo socialista, pensò che copiare il Comune limitrofo potesse essere una buona idea per l’economia cittadina. Ben presto Sanremo divenne la capitale italiana della Belle Époque, ospitando anche nel suo Casinò feste e spettacoli di ogni genere. Compreso un festival di musica partenopea nel periodo delle feste a cavallo fra il 1931 e il 1932. In quegli anni, le rassegne musicali iniziarono a diffondersi sempre più numerose. Si ricordano quelle di Rimini (1936 e 1937), Venezia (1937) e Milano (1938), anche se quella che possiamo considerare più vicina al futuro Festival di Sanremo fu la Sagra della Canzone che si tenne al Teatro Kursaal di Lugano il 13 dicembre del 1938. Poi, arrivò la guerra, e la musica si spense.

Nel 1945 Amilcare Rambaldi aveva 34 anni, un diploma da ragioniere e faceva il commerciante di fiori. Nel 1972 avrebbe fondato il Club Tenco, ma questa è davvero un’altra storia. Il 15 novembre del 1945 Rambaldi mise nero su bianco una relazione nella quale elencava una serie di iniziative culturali che avrebbero potuto riportare Sanremo ai fasti di prima della guerra. Fra queste figurava anche un Festival della Canzone che, nel suo progetto, avrebbe dovuto svolgersi il 1° giugno dell’anno successivo. La sua proposta, però, restò lettera morta, anche a causa di alcune vicissitudini relative alla gestione del Casinò. L’idea, però, era nell’aria. E non è un forse un caso che nel 1948 a Viareggio, era il 25 agosto, si tenne il primo Festival della Canzone italiana, alla Capannina del Marco Polo. La manifestazione venne ripetuta l’anno seguente, poi nel 1950 saltò, pare per problemi economici.

A Sanremo, intanto, Rambaldi aveva conosciuto Angelo Nizza, giornalista che dirigeva l’ufficio stampa del Casinò, mentre nel frattempo la gestione della sala da gioco era passata a Pier Busseti, 44enne imprenditore ligure a quel tempo molto attivo a Milano. Aveva vinto l’appalto mettendo sul piatto l’81,7% degli incassi. Fu Nizza che iniziò a fare pressioni su Busseti, riprendendo la vecchia idea di Rambaldi, perché il Casinò diventasse la sede di un Festival della Canzone. Trovò terreno fertile anche perché Busseti, ex capitano di navi mercantili, durante la guerra era stato agente teatrale in Spagna per alcune riviste italiane di varietà.

Busseti trovò una sponda fondamentale nella Rai ed in particolare in Giulio Razzi, all’epoca direttore della radio. Il quale assunse la direzione artistica del primo Festival, mentre Rai e Casinò si accollarono l’organizzazione.

Vennero scelti tre giorni “morti” (lunedì, martedì e mercoledì) di un mese “morto” (gennaio), con il chiaro intento di rivitalizzare il Casinò in un periodo solitamente non favorevole per gli incassi. Il Festival, difatti, doveva essere un momento di intrattenimento per i clienti o poco di più. Fatto sta che le case editrici capirono subito che l’occasione era ghiotta e mandarono 240 canzoni. Ne vennero scelte 20, affidate a tre soli cantanti, tutti già a libro paga della Rai di Torino: Nilla Pizzi, Achille Togliani e il Duo Fasano. I tre erano i cantanti dell’orchestra diretta da Cinico Angelini, che non a caso venne ovviamente chiamata ad accompagnarli anche durante il Festival. Dopo qualche settimana di prova a Torino, tutto era pronto per la serata inaugurale. La formula prevedeva dieci canzoni ogni sera, il voto del pubblico in sala, ed il passaggio in finale delle cinque più votate. La prima serata, presentata come le due successive da Nunzio Filogamo, iniziò alle 22 e fu trasmessa in diretta radiofonica dalla Rete Rossa della Rai.  Dopo l’esecuzione delle dieci canzoni, vennero mandati in onda altri programmi, per poi ripristinare il collegamento con Sanremo intorno alle 23.30 per dare conto dell’esito delle votazioni.

Il Festival non ebbe un grande riscontro sulla stampa, i giornalisti accreditati furano appena sei. In compenso, la diretta radiofonica regalò grande popolarità alle canzoni in gara. La vittoria andò a Grazie dei fiori, cantata da Nilla Pizzi. Seconda si piazzò La luna si veste d’argento, cantata in coppia dalla Pizzi con Achille Togliani, mentre il terzo posto andò a Serenata a nessuno, a sua volta interpretata da Togliani. Il testo di Grazie dei fiori (combinazione incredibile, vince a Sanremo una canzone che ha la parola “fiori” nel titolo) era stato scritto da Gian Carlo Testoni e Mario Panzeri, mentre autore della musica era Saverio Seracini. I tre, senza un editore alle spalle, erano i proprietari della canzone. Forse anche l’indie nasceva 70 anni fa. Seracini, che pochi mesi prima del Festival era diventato completamente cieco, non fu in grado di partecipare alla premiazione.

Agli autori, comunque, la canzone rese bene. Complice la diretta radiofonica, i dischi di quel Festival furono molto richiesti. Grazie dei fiori vendette circa 35mila copie, il formato allora era quello a 78 giri. Tempo dopo Nilla Pizzi avrebbe dichiarato di aver ricevuto per i tre giorni di Festival 30mila lire dalla Rai a titolo di straordinario, più vitto e albergo pagati. Le canzoni divennero subito popolari e già dall’anno seguente l’attenzione nei confronti del Festival sarebbe stata decisamente maggiore. Da allora, la manifestazione, pur con fisiologici alti e bassi, non si sarebbe più fermata. Fino ad arrivare ai giorni nostri, popolare come non mai. Tutto iniziava 70 anni fa, da quel Miei cari amici vicini e lontani che avrebbe reso leggendario anche il presentatore Nunzio Filogamo.

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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