In occasione della Giornata Internazionale contro le mutilazioni genitali femminili
Per 200 milioni di donne al mondo, il passaggio dall’infanzia all’età adulta è marchiato con il sangue di una mutilazione genitale. È una tradizione ancestrale che sottomette le donne nella sofferenza, e che viene ancora praticata in 30 paesi del mondo, di cui 27 nel continente africano. In Liberia, lo Stato che paradossalmente è stato il primo, in Africa, ha eletto una donna presidente, la mutilazione genitale è ancora legale. Il rito di iniziazione di una società segreta di sole donne è chiamato Sande (custode della cultura degli avi) e diffuso in 11 delle 15 contee del Paese. Nelle sue scuole nella foresta, il cui “esame d’ammissione” è il taglio del clitoride, le bambine, totalmente analfabete, imparano la sottomissione agli anziani, e accettano così il loro ruolo di mogli sottomesse ai loro mariti e di madri. Queste scuole sono regolarmente autorizzate dal ministero degli Interni e il Parlamento liberiano non è in grado di mettere fuori legge questa pratica disumana. Fortunatamente in molti Paesi africani dopo decenni di battaglie, le mutilazione genitali sono state ridotte e punibili per legge, mentre in Liberia la battaglia è ancora ben lontana da essere vinta. Il film, diretto da Emanuela Zuccalà, con la fotografia di Valeria Scrilatti, è incentrato sulle testimonianze di tre attiviste liberiane che rischiano la vita per opporsi a Sande. Giovedì 4 febbraio 2021 alle 19 in diretta streaming sulle pagine facebook di Zona e OpenDDB, prima della proiezione, la regista e la responsabile della fotografia insieme a Giulia Schiavoni (No Peace Without Justice) e alla giornalista africanista Stefania Ragusa, introdurranno l’argomento.







































