La medicina a mezzanotte dei Foo Figthers

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Nel 2020, i Foo Fighters avrebbero dovuto celebrare i loro venticinque anni di attività con una tournée, invece si sono ritrovati ostaggio della pandemia. Ciò nonostante, all’insaputa di tutti, Dave Grohl e soci preparavano la loro “medicina”.

Medicine At Midnight, questo il titolo del loro decimo album in studio, è stato inciso in una vecchia casa di Encino in California e contrariamente al precedente Concrete And Gold, è venuto fuori dopo qualche mese di registrazione a cavallo tra il 2019 (ottobre) e il 2020 (febbraio).

È un album estremamente diretto, messo a fuoco e solare. Non ha nessun asprezza e il cui unico momento cupo è rappresentato da Shame, Shame, il primo singolo di questo lavoro.

Making a Fire è un rock dritto, scanzonato con i “na na na” del ritornello e i battiti di mani nel bridge, per il solito brano ben costruito dei Foo Fighters, ma caraterizzato da un’insolita, quanto piacevole solarità.

Shame, Shame, con quel ritmo funky, la sua orecchiabilità e quel Shame, Shame, ripetuto più volte che riecheggia Fame di Bowie, ha fatto gridare vergogna ai fan della prima ora dei Foo Fighters che non si aspettavano un brano simile, soprattutto come singolo di lancio.

Cloudspotter, con il cowbell in apertura, è un brano molto catchy che ha dalla sua una strofa seducente e un ritornello che esplode.

Waiting On A War è una di quelle canzoni da cantare allo stadio, con una parte centrale che la fa salire di tono, per un ottimo risultato finale. Speranzosa e pacifista, Waiting On a War è stata scritta a seguito di un confronto tra Dave Grohl e sua figlia, Violet, riguardo ad un ipotetico conflitto nucleare.

Medicine At Midnight invece è un brano che probabilmente Bowie non avrebbe disdegnato. Qui Dave Grohl ha un cantato che lo ricorda molto, soprattutto nella strofa. Il sound si rifà a quel mood che pervadeva Let’s Dance, specialmente nel solo bluesy che rimanda a quello di Stevie Ray Vaughan nella title track.

No Son Of Mine è una sfuriata punk rock e un’autentica sferzata di atmosfera nel disco. Non è gioiosa, empatica, tutt’altro. È “brutta, sporca e cattiva”.

Holding Poison invece è un brano quasi disco per la ritmica e la cassa nel bridge strumentale, ma anche molto roccioso. La particolarità di Medicine At Midnight risiede nella solidità e nella freschezza del suo sound. Certo, a differenza degli altri album dei Foo Fighters, qui non ci sono brani focosi e muscolosi, ma sono ottimamente strutturati e piacevoli da ascoltare.

Chasing Birds è una ballad che odora di anni 70, di America, di decappottabile d’epoca con un autoradio da settare, quando all’improvviso in una stazione Fm, parte un pezzo arioso e suggestivo come questo e ti fermi ad ascoltarlo.

Love Dies Young è un inno alla speranza dal suono inaspettato per i Foo Fighters. Il post punk fa capolino, con una ritmica danzereccia e un ritornello molto classic rock.

In sostanza Medicine At Midnight è un disco “semplice”, “pop”, per come è stato sapientemente confezionato dalla band, merito anche della produzione di Greg Kurstin, ma anche una boccata di puro ossigeno, senza troppe pretese, il che, di questi tempi non è affatto poco.

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Dimitri Grego
Sono Dimitri, ho 32 anni e "la musica mi gira dentro le vene". Sfogo questa mia grande passione scrivendo articoli, recensioni, comprando dischi, andando ai concerti, vedendo dei documentari. La musica è la mia vita.

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