Rosmy: «Vi racconto la mia vita controregola»

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Rosmy

Abbiamo incontrato Rosmy per parlare del suo nuovo singolo Controregola, accompagnato da un videoclip girato a Gressoney ed Alagna, in mezzo alla natura, ma anche di altro: l’influenza del teatro nel suo percorso artistico, la musica come radice familiare e tanto altro.

Ciao Rosmy, vorrei partire parlando delle tue origini lucane e delle tue radici musicali, chiedendoti come tutto questo ha influenzato la tua musica
Quelli della mia famiglia già nel lontano fine ‘800 erano “musicanti girovaghi” di arpa e violino: hanno portato a New York e Parigi la tradizione dell’arpa Viggianese. Insomma, facile capire la forte passione che avevano per la musica,. Questo ha rafforzato la mia voglia di continuare questo viaggio. La stessa passione che è andata ben oltre le mura di casa, iniziata con i miei fratelli Salvatore e Roberto, il nostro gruppo The Music Family. Tutto è nato spontaneamente, con l’intento di portare in giro le nostre emozioni comuni e allo stesso tempo di far divertire chi veniva ad ascoltarci. Poi il teatro e la musica popolare. Le mie origini e la mia famiglia sono la mia grande forza.

Controregola, potresti spiegarci il significato di questo titolo?
È una dichiarazione di libertà. Il titolo è un pò una provocazione perché la libertà ha dei limiti, dei confini ben precisi. La libertà non è certo il non avere regole, ma possiamo agire liberamente purché nel rispetto e nel buon senso comune. Dietro una regola c’è la possibilità di vivere in armonia con se stessi e con gli altri. 

Parafrasando Pablo Picasso che diceva “Impara le regole come un professionista, in modo da poterle rompere come un artista”. Quanto è importante per te questo assioma? 
Sembra quasi che un artista può rompere gli schemi ed è risaputo che anche con la musica ci si può permette di osare, ma penso che la conoscenza è alla base di tutto, e che solo chi conosce bene le regole è in grado poi di infrangerle nel modo giusto.

Puoi anticiparci qualcosa sul nuovo album? Il covid ne ha influenzato i contenuti?
Viviamo un momento difficilissimo che un pò ha condizionato il vivere quotidiano di tutti. Ci si muove nell’incertezza, in un momento di pausa che ha condizionato anche me, lo scorso anno dopo un percorso sempre più in salita, mi aspettava un 2020 importante a livello artistico, ma ho saputo conservare le mie energie, lavorando sul mio nuovo progetto, una nuova me, un nuovo sound, non so se è legato a questo momento, chissà, ma Controregola  è l’inizio di tutto questo.

Quanto è stato formativo l’incontro con il teatro e quanto è stato importante condividere il palcoscenico con personaggi del calibro di Francesco di Giacomo e Peppe Servillo?
Le passioni che convivono in me da sempre: il teatro e la musica; due emozioni diverse ma allo stesso modo forti e che si compensano. Io vengo dal teatro civile che porta in scena testi tratti dal sociale e convinsi la regia a inserire musiche popolari, anche un po’ per alleggerire e restare nella storia e nella musica di un tempo. Forse è anche grazie a queste diverse esperienze, e ad aver appreso da grandi professionisti, che posso oggi dire di essere la personalità artistica che sono.

Ho Tutto tranne te sottolinea l’importanza del volontariato, dell’umanità. Quanto in un’epoca come questa, il fattore umano è importante?
I valori umani sono importantissimi, ancor di più in un momento delicato come quello che stiamo vivendo, che ci impone un certo distanziamento. La solidarietà, il senso di aiuto verso il prossimo, purtroppo, nel tempo si sta un pò perdendo. Con Ho tutto tranne te, ho voluto evidenziare, invece,  l’invito a non perdere mai di vista l’altro, valorizzando così l’ importanza del volontariato.

Rimanendo sul sociale, ho notato come sei attivamente schierata contro ogni tipo di bullismo e violenza. Da cantautrice ma anche come persona, quanto è importante tutto questo?
Gli insulti, oggi molto diffusi, non solo verbali, anche sui social, rappresentano una vera e propria forma di violenza, che ha come obiettivo quello di umiliare, di attaccare la dignità. Queste azioni esprimono disprezzo, il non rispetto dell’altro, la sua svalutazione. Alcune persone infatti si sentono potenti solo se abbassano e svalutano gli altri. Molto spesso gli insulti rappresentano un linguaggio giovanile per ridere, per scherzare, ma bisogna stare attenti perchè quando causano un disagio nella persona che viene appellata in un certo modo, rappresentano sempre una forma di violenza, al di là dell’intenzione di chi le usa. 

Cosa c’è nel tuo futuro, oltre al disco in arrivo?
La cosa che mi  manca di più è il pubblico, la possibilità di esibirmi live su un palco, che spero di fare presto. Il resto arriverà.

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Dimitri Grego
Sono Dimitri, ho 32 anni e "la musica mi gira dentro le vene". Sfogo questa mia grande passione scrivendo articoli, recensioni, comprando dischi, andando ai concerti, vedendo dei documentari. La musica è la mia vita.

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