Il tabaccaio di Vienna

L'avventura del ragazzo che chiedeva consigli a Freud. Su RaiPlay

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Il tabaccaio di Vienna
di Nikolaus Leytner
con Bruno Ganz, Karoline Eichhorn, Johannes Krisch, Gerti Drassl, Michael Fitz.

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Un ragazzo fa un bagno nel lago di un bosco austriaco mentre la madre vedova e il suo amante fanno sesso appoggiati a un tronco. Dopo il sesso l’amante fa il bagno anche lui nel laghetto e si prende un fulmine in fronte. Che ci sia sotto una lettura edipica? Fatto sta che il ragazzo, venuto a mancare il sostegno economico, deve andare a lavorare a Vienna, da un ex amante della mamma che ha una piccola tabaccheria, una gamba in meno dopo la Grande Guerra e amicizie pericolose con clienti comunisti. Intorno cresce il nazismo e lui vende sottobanco riveste osée. Ma il vero problema del ragazzo è una ragazza, una ballerina, che prima vede impacciato, poi ama riamato e infine perde disperato. Cos’è successo? Ha conquistato la simpatia del cliente più esigente del tabaccaio, quel dottor Sigmung Freud che fuma “sigari cubani arrotolati sulle cosce delle operaie cubane” e che pare guarisca i matti con le parole (è il penultimo film di Bruno Ganz, un Freud delizioso).  Il ragazzo usa Freud come un nonno divertito (sta quasi per chiedergli sedute sul divano in Berggasse 19 per capire le donne) e Freud elargisce consigli simpatici a questo nipote buffo e goffo per strada o sulle panchine. La fantasia di un adolescente che voleva diventare psicoanalista? Forse. Ma c’è anche l’ascesa del nazismo viennese incarnato nei suoi bottegai (il simbolo più greve è un macellaio), la perdita dell’innocenza, la coscienza (o l’incoscienza: andare dalla Gestapo a chiedere di vedere il tabaccaio arrestato non è prudente), l’inquietudine di Freud che si prepara all’esilio inglese, l’incombere della malattia, i sogni del ragazzo che sono spesso espliciti desideri di sesso e violenza, talvolta, con effetto deturnante, fatti ad occhi aperti.

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