Addio a Efrem Raimondi, un grande fotografo

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Efrem Raimondi

Quando mi è passata sotto gli occhi la notizia, l’ho dovuta rileggere un paio di volte. Mi pareva impossibile, non volevo crederci. Poi ho verificato, e purtroppo era vera: è morto Efrem Raimondi. Un fotografo, un amico. Assieme abbiamo fatto parecchi servizi. Nella mia memoria ne resta indimenticabile soprattutto uno. Febbraio 2008, a Los Angeles. Servizio con Vasco Rossi in occasione dell’uscita dell’album Il mondo che vorrei, per una copertina di Max. Efrem era entrato nel “giro” di Vasco da 8 anni, ai tempi di Stupido hotel. Lo aveva cercato Tania, e da allora era diventato uno dei fotografi di fiducia del re del rock.

L’inizio di quell’esperienza l’aveva raccontato così: «Mi telefonò Tania Sachs. Era l’ottobre del 2000. Ho pensato a uno scherzo e ho riattaccato. Non sapevo che Tania fosse la responsabile della comunicazione di Vasco Rossi e che non stesse scherzando per niente. Così è iniziata per me questa fantastica e complessa scorribanda iconografica nella Vasco Zone. Non complicata… complessa. Perché fotografare Vasco non è facile. Innanzitutto sono dovuto partire per Los Angeles, io che non amo viaggiare se non in macchina… passi anche il treno, ma solo se ho poco bagaglio…» (da un’intervista al sito Il Fotografo).

Con i tanti servizi realizzati con Vasco nel 2012 ne avrebbe ricavato il libro Tabularasa, pubblicato dalla Mondadori e contenente immagini di un’altra star della fotografia, Toni Thorimbert. Quella scelta di mescolare immagini senza indicare se fossero dell’uno o dell’altro è stato un grande atto d’amore verso la fotografia: in quel libro Efrem e Toni si integravano e completavano senza mai sovrapporsi.  

Efrem aveva iniziato a fotografare nel 1980 con un reportage sull’Irpinia terremotata, ma fu solo tre anni dopo che iniziarono le sue prime collaborazioni. Ha lavorato con riviste italiane e internazionali, realizzando monografie e campagne pubblicitarie. Ed è stato protagonista di numerose mostre personali e collettive. Dal 2009 era membro dell’Hasselblad Master Jury.

La lista delle star che ha ritratto è molto lunga. Si va da Alex Zanardi a Riccardo Muti, da Monica Bellucci a Giovanni Soldini a Giulio Andreotti. Nella sua galleria dei ritratti c’è anche l’attuale Presidente del Consiglio Mario Draghi. Efrem era attratto dai particolari: per esempio, di Ibrahimovic fotografò i piedi.   

A chi gli domandava che tipo di fotografo fosse, rispondeva: «Non ne ho la più pallida idea. Mi preoccupo da sempre di una sola cosa: fare fotografia. E le fotografie per me sono uno strumento, non un fine». 

Qualcuno lo definiva ritrattista, ma questa definizione gli andava un po’ stretta. A lui piaceva la fotografia in senso lato. Sì, amava fare ritratti, e spesso gli riuscivano proprio bene. Ma spesso faceva incursioni anche nel design, ritraendo oggetti inanimati e regalandogli un’anima.

Aveva un carattere tutto spigoli e anfratti, e la sua personalità rifletteva esattamente il suo modo di approcciarsi alla fotografia: era curioso, acuto, spesso graffiante e, per dirla con De André, amava andare in direzione ostinata e contraria. 

(La foto usata in apertura di questo post è un autoritratto che Efrem ha pubblicato nel suo blog. Si intitola Lockdown ed è stata realizzata il 18 aprile 2020) 

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

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