È morto Andrea Lo Vecchio, autore di “Luci a San Siro”, “Donna felicità” e molti altri successi

0

Il Covid-19 si è portato via, a 79 anni, anche Andrea Lo Vecchio, cantautore, produttore discografico e autore anche per la TV.
Proprio ieri pomeriggio dal suo profilo Facebook scriveva «Questo Covid è veramente brutto: ti allontana da tutto e da tutti, lasciandoti in una solitudine totale. È lunga, ma ho fatto tante battaglie e sono sicuro che questa la vincerò contro il più grande figlio di puttana che abbia incontrato».
Parole che, purtroppo, a nemmeno 24 ore di distanza, suonano quasi beffarde.

Lo Vecchio inizia la sua carriera giovanissimo, nel 1963, pubblicando alcuni singoli per l’etichetta CBS e partecipando al Festivalbar dell’anno successivo con Dorme la città.
Sempre nel 1964 apre a Milano il locale di cabaret Le Clochard dove si esibiscono, tra gli altri, Bruno Lauzi, i Gufi e Cochi e Renato.

Ma la svolta avviene nel 1965: Andrea Lo Vecchio incontra Roberto Vecchioni e stringono un sodalizio che li porta inizialmente a scrivere per altri artisti (Bruno Lauzi, Gigliola Cinquetti, Ornella Vanoni, Mal, Fausto Leali e molti altri) ma allo stesso tempo collaborano ai rispettivi dischi: nel 1967, infatti, Lo Vecchio pubblica il suo primo album, Storie d’amore, che vede tutti i testi scritti da Vecchioni, e con Ho scelto Bach partecipa anche al Festivalbar di quell’anno.

Negli anni successivi due sue canzoni vengono portate al Festival di Sanremo da altri interpreti: si tratta di Sera, cantata da Gigliola Cinquetti e Giuliana Valci, che arriva ottava nel 1968, e L’addio, per l’interpretazione di Michele e Lucia Rizzi, che però non raggiunge la finale nel 1970.

Perfino la sua canzone più celebre non raggiunge un successo immediato ed ha una storia decisamente particolare: nel 1971 il duo Lo Vecchio-Vecchioni compone Ho perso il conto, un brano che Rossano interpreta per Un disco per l’estate di quell’anno, ma che non riscuote successo e non riesce a qualificarsi per la finale della manifestazione. Nei mesi successivi Vecchioni decide di riscrivere il testo della canzone, facendola diventare Luci a San Siro ed incidendola sul suo primo album, Parabola, uscito nella seconda metà del 1971.
Sebbene non sia mai stata pubblicata come singolo, negli anni ha conquistato meritatamente un posizionamento tra le più belle canzoni di sempre della musica italiana.

Sempre nel 1971 arriva un altro successo, scritto sempre in coppia con Vecchioni su una musica di Renato Pareti: è Donna felicità, brano inciso da I nuovi angeli, che per il suo testo non superò la censura della Commissione Rai per Sanremo ma partecipà ad Un disco per l’estate raggiungendo la finale e si classificò seconda al Festivalbar.

Nel 1973 Lo Vecchio stringe un nuovo sodalizio con Shel Shapiro, con cui compone E poi… per Mina e, l’anno successivo, Help me per i Dik Dik che, sulla scia di Space Oddity di David Bowie, racconta la morte di un astronauta sperduto nello spazio. Piccola nota curiosa su questo brano: nel 1998 viene pubblicato dagli Elio e le Storie Tese nel loro album Peerla, con nessuna modifica al testo originale e solo qualche piccolo inserto aggiuntivo, stravolgendone totalmente il senso e trasformandolo in un pezzo ironico.

Dopo aver continuato per un breve periodo come cantautore (partecipa al Festivalbar 1978 con ) decide di dedicarsi prevalentemente alla carriera di autore, scrivendone molte anche per gli anime giapponesi: Gundam, Bia la sfida della magia, Sally sì Sally ma e altre.
Alla SIAE risultano registrati a suo nome più di 600 brani musicali.

È stato anche autore televisivo di programmi di successo come Canzonissima, Premiatissima, Drive in, Serata d’onore, Furore, Tale e quale e molti altri.

Nel 1996 riceve ad Aulla (Ms), il Premio Lunezia per il testo di Luci a San Siro.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome