Purple Disco Machine, un dj “normale”, ci racconta “Fireworks”

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Purple Disco Machine

Abbiamo intervistato (purtroppo solo via Zoom e non in un club) Purple Disco Machine, ovvero il simpatico e disponibile dj tedesco Tino Piontek. 41enne, padre di famiglia, sembra uno con la testa con le spalle. Qualche volta i suoi due figli li porta pure in tour con sé. Hanno 5 ed 8 anni e iniziano ad ascoltare musica davvero, lasciandosi alle spalle le canzoncine da bambini… Uno dei due ascolta “Hypnotized” a ripetizione, così lui, Tino, non la sopporta più.

Tino, su Zoom, mica puoi conoscerlo. Ma se un po’ di intuito, cresciuto in 25 anni circa di frequentazione di artisti & console ce l’ho, è di sicuro uno di quei dj che fino ad un attimo prima di salire in console chiacchiera sereno e in camerino chiede cose normali, niente stranezze.

Eppure è una star. Di solito gira il mondo (Ibiza compresa) a ritmo di house melodia e per questo è uno dei dj di riferimento per GlitterBox e Defected.

Come tutti, come noi, come i suoi colleghi, oggi  è più che altro fermo in casa. Dopo aver creato una hit assoluta come “Hypnotized” in cui spicca la bellissima voce di Sophie di Sophie and The Giants, se fosse stato una star e non un dj producer con già una lunga carriera alle spalle, avrebbe potuto fermarsi e farsi prendere dai dubbi.

Invece si è messo al lavoro e ha tirato fuori uno di quei pezzi ‘facili facili’, un brano che sembra perfetto per farsi una vacanza (mentale) di qualche minuto. Alla voce c’è il britannico Moss Kena. The Knocks, americani,completano la traccia con divertenti  voci di bambini provenienti da diverse scuole di New York.

Come ha detto lo stesso Tino / PDM, ascoltare questo brano è un po’ come stare su una spiaggia tropicale ad occhi chiusi a bere pina colada. Ovvero, non è affatto male.

Iniziamo a chiarire chi sia Purple Disco Machine a chi ancora non lo conosce, ma probabilmente la sua musica la conosce già. Con oltre 650 milioni di stream in tutto il mondo e circa 8 milioni di ascoltatori mensili su Spotify, Purple Disco Machine è al secondo posto della classifica Beatport Artist of All Time (ovvero i suoi brani sono tra i più usati dai suoi colleghi dj). Tra gli artisti che a remixato, ecco Dua Lipa, Mark Ronson, Foals, Calvin Harris, Fatboy Slim, Sir Elton John, Royal Blood, Lady Gaga & Ariana Grande (…).

E ora via con qualche domanda, alle quali Tino / PDM ha sempre risposto con disponibilità, con il sorriso sulle labbra.

Com’è nata “Fireworks”?
Ci ho messo un po’ a capire l’enorme successo di “Hypnotized”, perché ero come tutti bloccato in casa, vedevo i numeri che salivano, ma Facebook e i social ti fanno sentire le cose in modo diverso. E così, ho iniziato a lavorare sul demo di “Fireworks”, che era in cantiere da ben sei anni. Mi era sempre sembrato che alla canzone mancasse qualcosa, quel 20% che serve. Ho iniziato a scambiare idee e musica con The Knocks. L’idea del coro di bambini  per l’inciso del brano è venuta a loro. All’inizio non ero molto convinto, anche se amo come molti canzoni come “The Wall” dei Pink Floyd. Quando ho ascoltato il risultato ho però subito cambiato idea. La strofa poi l’ha interpretata alla perfezione Moss Kena. E’ uno dei brani che preferisco dell’album che pubblicherò prossimamente.

Che differenza c’è tra realizzare un remix ed un tuo brano?
Di solito i remix si realizzano “su commissione”, ovvero mi chiedono di realizzare una nuova versione di un brano. A quel punto io ascolto la canzone con attenzione, cercando di capire se posso aggiungere qualcosa, se mi viene qualche idea per portarlo a mio modo sul dancefloor. Non sempre è possibile, per cui a volte si è costretti a dire no e non sempre perché la canzone non mi piaccia, è che magari è perfetta già così. Quando il lavoro di remix inizia in realtà è tutto piuttosto semplice. Mi faccio mandare gli stem (file file audio che contengono i diversi elementi di una canzone: ad esempio: percussioni, basso, percussioni, etc. NDR) inizio a rielaborare il tutto e in due o tre giorni il remix è finito.

Come invece produci i tuoi brani?
Se devo produrre qualcosa che sia al 100% mio parto da zero, ed è molto più difficile. Non ci sono regole fisse. Talvolta lavoro anche come ghost producer, ovvero realizzo brani dalla A alla Z e viene pubblicato da altri. In questo periodo però cerco di concentrarmi sulla mia musica.

Cosa hai imparato in una carriera ormai piuttosto lunga? Cosa cambieresti?
Mai eccitarsi troppo quando le cose vanno bene. Mai farsi prendere troppo dall’entusiasmo. Quello del dj è un lavoro fatto di ‘onde’. In certi momenti sei al top, un attimo dopo sei giù e non sei più quello della hit del momento. Non credo di  aver commesso chissà quali sbagli. Non passo le ore allo specchio a dirmi “che idiota” per qualcosa. Se potessi tornare indietro però mi prenderei più cura della mia salute, più precisamente delle mie orecchie. Ho ascoltato per anni musica ad un volume troppo alto e ne pago in parte le conseguenze ancora oggi.

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Giornalista & comunicatore (o viceversa), Lorenzo Tiezzi sta online più o meno tutto il giorno. Il sito della sua agenzia è www.lorenzotiezzi.it, il suo clubbing blog AllaDiscoteca.com. All'attività di comunicatore affianca quella di giornalista freelance. Scrive di tendenze, musica, nightlife, ovvero, riassumendo all’osso, di amenità. Fiorentino, classe ‘72, si è laureato in Dams Musica nel 1996. Prima di dedicarsi a giornalismo e comunicazione ha lavorato in tv come coautore e curatore (Tmc2, Mtv) e in teatro come direttore di palco. Appassionato di arte, vino e sport, nel novembre 2013 ha corso la sua prima maratona e punta tutto su un tempo improbabile (3h e 30’’).

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