Ermal Meta: «Non torno a Sanremo per vincere»

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©Emilio Timi

Tornare a Sanremo da vincitore non è mai semplice. E questo Ermal Meta lo sa bene. Ha vinto il Festival nel 2018, in coppia con Fabrizio Moro, dopo due terzi posti (nel 2017 tra i Big e nel 2016 tra le Nuove Proposte) e un Premio della critica (nel 2017). Insomma, un nome che è quasi una garanzia quando si parla di Sanremo: «Torno al Festival con uno spirito totalmente diverso, non per vincere, ma perché in questo momento il palco dell’Ariston è l’unico dove si può fare musica dal vivo» ha spiegato.

Per questa edizione Ermal ha scelto una “semplicissima canzone d’amore” da portare sul palco dell’Ariston: «Vorrei che “Un milione di cose da dirti” fosse una canzone d’amore verticale, che ha un punto di partenza ma non so dove va a finire. Anche per questo non ho utilizzato dei nomi, non volevo confinarla e renderderla un po’ fiabesca. Non avevo voglia di portare un messaggio in particolare, se non la voglia di tornare a suonare su un palco. Ho scelto proprio questa perché ho pensato che fosse una canzone adatta al mio percorso perché non sono mai andato a Sanremo con una ballad, e questa questa mi sembrava la cosa la cosa più giusta da fare».

Il brano risale a circa tre anni fa, un periodo in cui, per sua stessa ammissione, Ermal si sentiva molto solo nonostante fosse in un periodo pienissimo della sua carriera, e ha scelto di vomitare il groviglio di emozioni che provava in quel preciso momento in una canzone: «Vivevo un blocco emotivo interiore e l’unica cosa che potevo fare era era scrivere una canzone per potermene in qualche modo liberare, perché avrei voluto dire un sacco di cose».

Nella serata delle cover interpreterà Caruso di Lucio Dalla e, per puro caso, quella serata cade proprio il 4 marzo, data di nascita del cantautore bolognese: «Non avevo assolutamente fatto il calcolo delle date, me l’ha fatto notare una settimana fa la mia ragazza. – ha ammesso – Ho scelto proprio “Caruso” perché sono fatto così, vado sempre un po’ contro i consigli di tutti: preferisco misurarmi con questa canzone e provare a calciare questa punizione 93° e vedere se va fuori o se mi avvicino un po’ allo specchio della porta». Ad accompagnarlo in quell’occasione ci sarà la Napoli Mandolin Orchestra: «Un giorno mi sono messo al pianoforte e ho registrato “Caruso” piano e voce, poi l’ho mandato al maestro Diego Calvetti, che mi dirigerà, e gli ho chiesto di fare un arrangiamento che fosse degno della grandezza della della canzone. Dopo gli ho suggerito che avrei voluto farla con i mandolini, che in un certo senso rappresentano un po’ la napoletanità ed è lui che mi ha parlato della Napoli Mandolin Orchestra».

La novità più importante che riguarda questo Festival di Sanremo è l’assenza di pubblico: «Di sicuro cantare davanti a un teatro vuoto è un po’ strano soprattutto per chi in un contesto come Sanremo dove il pubblico in sala è solitamente molto appassionato. Questa edizione particolare del festival è difficile, ma forse la parte più difficile sarà quella dei conduttori, che dovranno condurre una serata con nessuno davanti». 

Un milione di cose da dirti è il secondo singolo estratto dal nuovo album di Ermal Meta in uscita il prossimo 12 marzo, Tribù Urbana: «Il titolo mi è venuto in mente una volta che ho finito di ascoltare tutte queste canzoni: – ha raccontato – da sempre, gli esseri umani tendono a stare insieme e a stare vicini. In realtà le tribù esistono ancora adesso, perché la tribù non è fatta solo di paglia una volta e cemento armato adesso. La tribù è l’anima delle persone è un fil rouge che collega le persone che vivono in un ambiente».

È un Ermal diverso da quello degli album precedenti, ma la sua penna resta riconoscibile. Il sound è nuovo, che lascia già immaginare l’atmosfera che si creerà sotto ai suoi palchi, appena sarà possibile: «Ho una voglia immensa di suonarlo dal vivo – ha ammesso – anche perché questo disco l’ho scritto “sedendomi in platea” e cercando di mettermi nei panni di chi ai concerti ci va per cantare a squarciagola. Quindi non vedo l’ora di suonare queste canzoni dal vivo perché voglio vedere se ho fatto bene il mio lavoro». La dimensione live è quella che è mancata più di ogni cosa in questi mesi a Ermal, che proprio nel mese di marzo sarebbe dovuto partire con un tour nei più grandi palazzetti d’Italia: «Il Covid mi ha messo un po’ i bastoni tra le ruote, è vero, ma non solo a me. Ci sono state “ruote” molto più importanti che ha bloccato. In generale, credo che il Covid abbia cambiato il volto del nostro mondo e secondo me ne usciremo diversi, nonostante la capacità dell’essere umano di dimenticare le esperienze negative. Quindi è vero che mi ha messo i bastoni tra le ruote, ma dall’altra parte mi ha dato molto tempo concentrarmi su quello che stavo scrivendo».

“Invisibili” non è solo il titolo di una delle tracce di Tribù Urbana, ma anche la didascalia scelta da Ermal per alcuni scatti pubblicati sui social dopo il viaggio negli Stati Uniti, ed è evidente il collegamento che c’è tra le due cose: «Durante il viaggio negli Stati Uniti avevo fatto degli scatti, principalmente a homeless, e una volta mi sono fermato a parlare con uno di loro che mi ha raccontato una parte della sua vita. Ho pensato che fosse una bellissima storia ma che nessuno l’avrebbe mai ascoltata. Per questo ci tengo particolarmente a quel pezzo, ho immaginato un esercito invisibili perché tutti noi almeno una volta nella vita ci siamo sentiti invisibili». Anche Ermal? Sì: «Quando facevo l’autore per gli altri e leggevo delle interviste agli interpreti a cui davo i miei testi mi sentivo invisibile, perché ognuno raccontava le mie canzoni a modo proprio ed è lì che ho scelto di “mettermi in proprio”».

Sono tanti i temi trattati in questo album, tra cui anche l’omosessualità, vista ancora – purtroppo – come un tabù: «È triste il fatto che siamo arrivati su Marte, ma per quello che riguarda le cose importanti come le libertà individuali siamo ancora fermi al Medioevo. Nina e Sara è una storia ambientata nell’estate dell’87 che ho immaginato a partire da una cosa che ho sperimentato in prima persona. Quando avevo 16 anni avevo una fidanzata che però vedevo come un’anima in pena. Dopo che ci siamo lasciati, l’ho incontrata anni dopo felice insieme ad una ragazza e lì ho capito che prima si faceva un gran male perché non riusciva ad accettare una parte di sé che la società condannava. Il finale è aperto, ho un po’ preso in prestito il finale di “Anna e Marco”».

Se nei precedenti c’è sempre stato almeno un duetto, in questo album di Ermal manca un featuring, sul quale, a quanto pare, sta lavorando: «Ho fatto qualcosa con un mio collega e amico, ma ora non posso dire nulla per ora. Ne riparleremo più in là» ha semplicemente detto.

L’attenzione di Ermal è tutta rivolta all’importante impegno che lo aspetta tra pochi giorni a Sanremo, ma è parso particolarmente fiero del progetto che vedrà la luce il 12 marzo, risultato di un percorso lungo tre anni.

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