George Harrison, il beatle in grado di comporre «La più bella canzone d’amore che sia mai stata scritta»

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George Harrison

«Sono nato a Liverpool, 12 Arnold Grove, nel febbraio 1943. Mio padre era stato marinaio, ma allora guidava gli autobus. Mia madre veniva da una famiglia irlandese di nome French, e aveva tanti fratelli e sorelle. Mia madre era cattolica, mio padre no; dicevano sempre che chi non era cattolico era protestante, ma lui sembrava che non fosse di nessuna chiesa».

Così descrisse la sua nascita George Harrison, il beatle silenzioso (che poi tanto silenzioso non era). Non doveva essere facile essere un musicista e un compositore e dover dividere la scena (e l’ego) con John Lennon e Paul McCartney, ma George riuscì negli anni a ritagliarsi il suo spazio nella band, arrivando a comporre quella che, usando le parole di Frank Sinatra, è «la più bella canzone d’amore che sia mai stata scritta»: “Something”.

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“Something” prese forma nel 1968, durante le session del White Album, ma fu conclusa solamente un anno più tardi: «Avevo scritto “Something” al pianoforte durante le registrazioni del White Album. C’è stato un periodo durante quelle session in cui eravamo tutti in studi diversi a fare cose diverse cercando di finirlo, così sono entrato in uno studio vuoto e ho scritto “Something”».
Non tutti sanno però che il primo verso della canzone è ispirato al titolo di un brano di James Taylor, “Something in the way she moves”, contenuta nel primo album del cantautore, uscito nel 1968.

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Il brano inoltre, prima di essere registrato dai Beatles, fu offerto a Jackie Lomax e Joe Cocker, che la pubblicò nel novembre del 1969, a distanza di due mesi dall’uscita di Abbey Road.

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“Something” è una di quelle canzoni per cui serve davvero spendere poche parole, basti pensare che è la seconda canzone dei Beatles più coverizzata dopo “Yesterday”, più di “Hey Jude” o “Come Together” giusto per fare un esempio . John Lennon, che si spese molto perchè uscisse come singolo (fu il primo e unico Lato A di George Harrison) disse che era la canzone più bella di “Abbey Road”, mentre Paul McCartney la definì come la miglior canzone di Harrison, insieme a “Here Comes The Sun” e “While My Guitar Gently Weeps”.

Una piccola curiosità: inizialmente George non gradì che un personaggio come Sinatra, appartenente ad un’altra generazione, cantasse la sua canzone, ma, col tempo, cambiò idea: «Quando l’ho scritta, nella mia mente ho sentito Ray Charles cantarla, cosa che ha fatto alcuni anni dopo. All’epoca non ero particolarmente entusiasta del fatto che Frank Sinatra avesse fatto “Something”. Sono più elettrizzato adesso di quanto non lo fossi allora. Frank non mi piaceva molto: era la generazione prima di me. Ero più interessato quando l’ha fatta Smokey Robinson e quando l’ha fatta James Brown ad esempio. Ma ora sono molto contento, chiunque l’abbia fatta. Mi rendo conto che il segno di una buona canzone è quando ha molte cover».

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Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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