Willie Peyote: «Franceschini si accorge dopo un anno che i teatri sono sicuri?»

1

Prendo in giro Sanremo sul palco di Sanremo: mi divertiva l’idea di fare come Ricky Gervais agli ultimi Golden Globes, canzonando tutti, me per primo”. Willie Peyote, al debutto sul palco dell’Ariston con Mai dire mai (la locura), esce dai consueti canoni festivalieri e dà vita a un ritratto crudo e ironico del Paese. Una satira implacabile, in chiave rap, che ha tra i “bersagli” anche il mondo della musica: presentarla proprio a Sanremo è una delle provocazioni più riuscite degli ultimi tempi. Impresa che poteva compiere solo Gugliemo Bruno (suo vero nome).

“Questa è l’Italia del futuro, un Paese di musichette mentre fuori c’è la morte”: la canzone si apre con una celebre citazione tratta dalla terza stagione di Boris (serie tv). “Il riferimento a Boris (presente anche nel titolo: la locura) mi ha fatto ridere e riflettere”, dice nella nostra intervista. “In pandemia la giostra dell’intrattenimento non si è fermata”, ma la cultura è stata relegata all’ultimo posto.

Riapriamo gli stadi ma non teatri né live”: Franceschini (Ministro dei Beni Culturali) pare muoversi verso una riapertura prossima dei luoghi adibiti a spettacoli dal vivo. “È assurdo che si accorgano solo ora che i teatri sono luoghi sicuri: tutte le evidenze scientifiche lo dimostravano”, commenta il rapper senza giri di parole. “Mi chiedo perché ci sia voluto tanto per accettare questa evidenza. Probabilmente, come dico nel brano, alla cultura si fa ben poca attenzione. Dopo un anno l’Italia deve riaprire per prima, perché la cultura è importante? E grazie … intanto la gente è andata a lavorare ad Amazon”.

L’inedito del Pejote offre ottimi spunti per analizzare anche le polemiche che hanno preceduto il Festival. Mentre i vari talent e programmi TV vanno in onda senza un filo di recriminazione, su Sanremo ci sono state storie su ogni aspetto della kermesse, dal pubblico di figuranti alla sua effettiva realizzazione. E questo è solo l’inizio: è la giostra di Sanremo. “Sanremo divide l’opinione pubblica, sul Festival tutti vogliamo dire la nostra. È un programma molto partecipato e partecipativo: è un po’ come sparare sulla croce rossa. Perché XFactor sì e Sanremo no?  – si chiede – Forse perché Sanremo rappresenta molto di più, quindi vale la pena fare le battaglie, anche per chi si aggrappa a Sanremo per mandare avanti le proprie, perché ha una cassa di risonanza gigantesca”.

Il brano sanremese lo si può leggere come il “secondo tempo” del singolo uscito lo scorso novembre, “La depressione è un periodo dell’anno”: “Il Covid non ci ha insegnato neanche il buonsenso: abbiamo troppa fretta di dire la nostra, e non facciamo neanche in tempo a sapere se una nostra idea ce l’abbiamo davvero”. Con Mai dire mai (la locura) Guglielmo passa da outsider a grande favorito per i giornalisti“Candidato a Premio della critica? Ci ho riso su, non la vedo possibile questa cosa. Non ho scritto il pezzo pensando di piacere alla sala stampa. Il mio obiettivo non è neanche partecipare alla gara – aggiunge – ma usare il palco di Sanremo per dire delle cose. Quest’anno più che mai”.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

 

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Sul finale, mentre racconta entusiasta il duetto nella serata cover con Samuele Bersani e il suo capolavoro, Giudizi Universali, il rapper/cantautore torinese, pensa a come gestire l’ansia da Festival: “Non gioca neanche il Toro il martedì! Almeno mi distraeva un po’… invece sono rimandate anche le partite”.

1 COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome