Orietta Berti al Festival di Sanremo: la storia delle sue “prime” undici volte

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Orietta Berti
Foto dalla pagina Facebook di Orietta Berti

Sarà la dodicesima partecipazione al Festival di Sanremo quella di quest’anno per Orietta Berti. Alla soglia dei 78 anni, la cantante torna a Sanremo a distanza di 29 anni dall’ultima esibizione e sale in nona posizione nella classifica dei cantanti con più presenze al Festival.

Io ti darò di più, Sanremo 1966

Reduce dal successo di Tu sei quello, canzone con la quale vince Un disco per l’estate nel 1965, Orietta Berti debutta al Festival di Sanremo nel 1966 con Io ti darò di più, forse la canzone più bella della sua carriera. Avrà più successo la versione di Ornella Vanoni, in coppia con lei in quell’edizione, ma anche l’interpretazione della Berti non passa inosservata. In classifica il brano, firmato da Memo Remigi e Alberto Testa, si piazza al sesto posto. Un grande esordio.

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Io, tu e le rose, Sanremo 1967

Orietta Berti fa il bis al Festival nel 1967. Questa volta Les Compagnons de la Chanson, gli artisti con i quali è abbinata, non le fanno ombra ed il successo della canzone, che in classifica si piazza al quinto posto, è tutto suo. Il brano, firmato da Daniele Pace, Mario Panzeri, Mario Giacomo Gili e Luigi Barazzetti, diventerà un classico del suo repertorio. Purtroppo la canzone viene ricordata anche per essere citata da Luigi Tenco, che proprio quell’anno si suicida a Sanremo a Festival in corso, nel suo biglietto d’addio.

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Tu che non sorridi mai, Sanremo 1968

Nell’anno in cui esplode la contestazione giovanile, Orietta Berti non manca l’appuntamento con il Festival, ma questa volta non ha fortuna. Tu che non sorridi mai, scritta per lei da Marisa Terzi e Sauro Sili, e cantata in coppia con Piergiorgio Farina, viene eliminata al termine della seconda serata e cade presto nel dimenticatoio.

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Quando l’amore diventa poesia, Sanremo 1969

Va un po’ meglio l’edizione del 1969. In quel caso, infatti, Orietta Berti viene abbinata a Massimo Ranieri, all’epoca appena 18enne, ma già al secondo Festival della sua carriera. La canzone si intitola Quando l’amore diventa poesia ed è firmata niente meno che da Mogol, insieme a Piero Soffici. C’erano insomma tutti gli ingredienti per un grande successo, ma il decimo posto ripaga solo in parte le aspettative.

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Tipitipitì, Sanremo 1970

Il 1970 è l’anno d’oro di Orietta Berti. Nell’estate di quell’anno, infatti, spopola con Fin che la barca va (il grillo e la formica), il più grande successo della sua carriera. Prima però torna a Sanremo con Tipitipitì, insieme a Mario Tessuto. La canzone, scritta da Lorenzo Pilat, Mario Panzeri e Daniele Pace, in classifica arriva ottava e diventa a sua volta un classico del repertorio della cantante emiliana. In piena era beat, Orietta Berti va dritta per la sua strada, porta al Festival un pezzo di sapore folk, canta “l’uomo dell’organino” ed alla fine ha ragione lei. Il pubblico che la ama la vuole così e lei non lo delude.

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Occhi rossi (Tramonto d’amore), Sanremo 1974

Dopo cinque partecipazioni consecutive, Orietta Berti si prende una lunga pausa dal Festival. Il suo ritorno sul palco del Casinò avviene nel 1974 con Occhi rossi (Tramonto d’amore), canzone scritta da Daniele Pace, Corrado Conti, Lorenzo Pilat e Mario Panzeri. Arriva terza e conquista così l’unico podio della sua carriera. Per il Festival, però, quelli sono gli anni più bui.

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Omar, Sanremo 1976

Omar è la canzone forse più atipica portata da Orietta Berti al Festival nella sua carriera. Siamo nel 1976 e la cantante emiliana decide di cimentarsi con un pezzo dal chiaro sapore gitano, scritto per lei da Mario Battaini e Luciano Beretta, che ha per titolo il nome del suo primogenito. Nell’occasione è coraggiosa ad uscire dagli schemi, ma l’undicesimo posto non la premia e le classifiche di vendita nemmeno.

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La barca non va più, Sanremo 1981

Nel 1981 il Festival di Sanremo rinasce ed Orietta Berti non manca l’appuntamento. La sua La barca non va più fa chiaramente il verso a Fin che la barca va, il più grande successo della sua carriera. Il brano ha due firme importanti, quelle di Bruno Lauzi e Pippo Caruso. Sono gli anni in cui hanno successo le canzoni per bambini ed il filone è quello. Ne porta addirittura sette (di bambini) sul palco, Orietta Berti, per fare controcanto e coro. Va in finale, ma non entra nelle prime dieci.

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America in, Sanremo 1982

Nel 1982 Orietta Berti ci riprova, ma non è fortunata. Scritta da Daniele Pace, Mario Panzeri e Corrado Conti, la sua America in viene eliminata al termine della seconda serata, senza lasciare un grande ricordo.

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Futuro, Sanremo 1986

Nel 1986 Orietta Berti valica decisamente il confine del trash. La canzone si intitola Futuro, è firmata da Umberto Balsamo e Lorenzo Raggi, e contiene perle del tipo «il giornale che ti tortura, il Sudafrica fa paura» e «a voi russi o americani, io non delego il suo domani, su mio figlio non metterete le vostre mani». A suo modo sublime, incredibilmente arriva sesta in quella che viene ricordata come una delle edizioni più belle della storia.

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Rumba di tango, Sanremo 1992

L’ultima (finora) esibizione di Orietta Berti al Festival di Sanremo risale al 1992. Nell’occasione la cantante emiliana partecipa in coppia con Giorgio Faletti, autore della canzone. Rumba di tango, questo il titolo del brano, è un pezzo amabilmente retrò, con una sua dignità, che però non incontra il favore delle giurie. La canzone viene infatti eliminata al termine della terza serata ed Orietta saluta così, con una delusione, il pubblico dell’Ariston. Probabilmente senza immaginare che sul quel palco non sarebbe più salita per 29 anni.

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La lontananza dal Festival non ha certo influito più di tanto sulla popolarità di Orietta Berti, sempre sulla cresta dell’onda anche grazie alle numerose apparizioni televisive collezionate nel corso degli anni. In ogni caso, in questo indimenticabile 2021, Orietta ci riprova: unica rappresentante della “vecchia guardia”, tenterà di tenere alta la bandiera con la sua Quando ti sei innamorato, canzone che porta le firme di Ciro Esposito, Francesco Boccia e Marco Rettani. Non sappiamo come andrà, ma siamo certi che l’affetto del pubblico non le verrà a mancare nemmeno questa volta.

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