Coma_Cose: nell’era dei social è Sanremo la vera vetrina fuori dal comune

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Una coppia nella musica e nella vita: sono i Coma_Cose. Il duo indie-pop/rap costituito da Fausto Lama (vero cognome Zanardelli) e California (pseudonimo di Francesca Mesiano) che parteciperà al 71esimo festival di Sanremo con il brano Fiamme negli occhi.

Il loro primo brano pubblicato risale al  2017 e, a due anni di distanza, nel 2019, è arrivato il primo album di inediti: Hype Aura. Il secondo – Nostralgia – uscirà ad aprile, dopo Sanremo.

Sin dal loro esordio i due non hanno mai smesso di tracciare una linea chiara del modo comune di concepire e vivere la musica. Per i Coma_Cose scrivere, comporre e suonare è infatti una vera e propria necessità. Un’esigenza creativa che si unisce all’urgenza primordiale di offrire uno sguardo alternativo e mai banale sulle cose del mondo e della vita. E che cerca di dare voce a una generazione liquida che può contare su poche certezze. Una di queste è l’amore.

Nel corso degli anni infatti, sono stati tanti i temi – spesso delicati – che hanno attraversato le penne e le voci di Fausto e Francesca: la rabbia, la solitudine, l’emarginazione. Ma a Sanremo i due hanno deciso di portare proprio una canzone d’amore.

Fiamme negli occhi, scritto in collaborazione con Mamakass, viene raccontato come la fotografia della storia d’amore che lega la coppia.

Una relazione che assomiglia, nella sua normalità, a quella di molte altre coppie, capaci di restare insieme nonostante le difficoltà. Ma che avrà la particolarità di essere presentata all’Ariston nello stile tipico dei Coma_Cose: dai tratti urban, dal vocabolario diretto e ricercato e da un estro che promette di non deludere il pubblico. Con un tratto di musica “da spiaggia”.

Li abbiamo intervistati per farci raccontare come vivono Sanremo, per farci dire qualcosa di più sul loro brano e sulle aspettative legate a questa esperienza.

Innanzitutto è il vostro primo Festival, come si ci approccia a un’esperienza come questa e come lo state vivendo?

Francesca: Siamo molto emozionati e felici di essere qua, è un po’ un sogno d’infanzia che si avvera. E, pur essendo un’edizione strana, perché siamo spesso chiusi in camera in albergo, il fascino di Sanremo non viene meno. Quindi diciamo che cerchiamo di condensare tutta l’emotività prima di salire sul palco.

La vostra Fiamme negli occhi rientra tra le tante canzoni che quest’anno all’Ariston parlano d’amore. Ma si potrebbe dire che il vostro brano non è la solita canzone d’amore…

Fausto: In realtà noi abbiamo una sorta di problema, essendo una coppia facciamo quasi fatica a non fare canzoni d’amore. È abbastanza naturale: quando descriviamo la nostra quotidianità ci rapportiamo spesso con qualcosa che descrive il concetto di coppia. In questo caso però si tratta di una canzone d’amore che ha un sapore agrodolce. Perché ha la particolarità di parlare un po’ di più delle inquietudini e degli alti e bassi di una coppia. Quindi si, è una canzone d’amore ma un pochino atipica.

Come e quando è nato questo brano?

Fausto: È nato quasi per caso, stavamo scrivendo canzoni nuove che sarebbero dovuti essere dei singoli da pubblicare periodicamente. Ora, anche vista la partecipazione a Sanremo, questi brani faranno parte del nuovo album che uscirà ad aprile. È un pezzo nato quest’estate e il testo è arrivato quasi da solo, subito. La musica ci ha messo un po’, perché abbiamo provato diversi sound. Poi abbiamo tolto tutto e siamo ripartiti dalla chitarra acustica. E infine abbiamo cercato dei colori che mantenessero quelli di una canzone “da spiaggia”. Però crediamo anche di aver messo un po’ i nostri marker. Per noi è una canzone diversa da quello che sono stati i Coma_Cose fino ad ora, ma è assolutamente in stile Coma_Cose. Perché ci sono tutte le nostre caratteristiche.

Francesca: Anche perché uno dei nostri marker è cercare sempre di cambiare il suono e fare sempre qualcosa di nuovo e di diverso.

Quindi non vi fa paura quello che spesso si dice agli artisti che arrivano a Sanremo dopo una gavetta, più o meno breve: “non siete più quelli di una volta”?

Francesca: Penso sia anche una constatazione oggettiva, noi non siamo mai quelli che eravamo ieri. Quindi è vero: non siamo più quelli di una volta.

Fausto: Già nel nostro repertorio, al di là di Sanremo, c’è tanta varietà. Ci piace cambiare. Poi forse c’è chi potrebbe criticarci o provocarci perché siamo andati nel “tempio della canzone italiana”, ma non ci preoccupa molto. Crediamo che ormai – nell’era dei social – in rete ci sia talmente tanto di tutto e di ogni genere musicale, che Sanremo acquisisce una dimensione vintage e assolutamente positiva. Tant’è che a noi piace rifarci a quei Sanremo datati e un po’ retrò. Ci piace questa sensazione dei Sanremo che furono, negli anni 70/80. Associamo il Festival a qualcosa di classico che è tutt’altro che aulico e demagogico. Sanremo non è assolutamente questo e crederlo ancora oggi forse è un tantino anacronistico.

A proposito di social: voi avete girato e rilasciato sui social un video molto simpatico e autoironico in cui vi prendete un po’ in giro. Perché nel brano sanremese, come abbiamo già detto, non trattate tematiche sociali “importanti”, ma parlate “semplicemente” di come una coppia possa stare insieme nonostante tutto. Non credete però che anche questo tema, in un’epoca storica in cui il lockdown – costringendo alla stretta convivenza –  ha messo a dura prova tanti legami, possa essere in qualche modo rivoluzionario?

Francesca:  Beh si, forse un po’ rivoluzionario lo è. Anche perché, al di là di tutto, l’amore è un tematica sociale, forse LA tematica sociale più importante. Noi abbiamo avuto la fortuna – che magari altre coppie che fanno mestieri diversi non hanno avuto – di non aver vissuto come un vero obbligo il dover passare tempo insieme durante il lockdown. Perché, sin da quando ci siamo conosciuti, abbiamo iniziato a condividere un progetto, anche lavorativo. Per noi stare molto insieme e anche discutere di tutto è la normalità. E crediamo che in un rapporto sia importante e necessario avere uno scopo condiviso: avere qualcosa in cui credere e da portare avanti insieme, non necessariamente dal punto di vista lavorativo, è un punto di forza molto importante in una coppia.

Fausto: Anche tornando al discorso sull’era social – in cui tutti possono esprimere la loro opinione, anche a livello politico, in un momento in cui viviamo di tensioni e di incertezze – ricercare l’intimità paradossalmente è un po’ rivoluzionario. Ritornare al nucleo primario che può essere quello di una coppia, di una famiglia o di un nucleo domestico. Perché si cerca di guardare sempre più in piccolo invece di affacciarsi troppo, come fanno tutti, in qualcosa che è talmente dispersivo che si fa fatica a razionalizzare in toto.

Nel pezzo di Sanremo il nome d’arte di Francesca, California, viene in qualche modo anche spiegato…

Francesca: Ci piaceva come gioco di parole, volevamo usare la California anche come metafora. Il nome d’arte ovviamente nasce prima, ma ci piaceva il modo in cui questo termine suonava nel pezzo.

Fausto: Come dicevamo prima, questo brano ha un po’ il sapore californiano, della spiaggia, anche nella semantica testuale. Poi ovviamente c’è il doppio senso e il gioco con il nome d’arte di Francesca ma è venuto fuori molto naturalmente: si può dire che questo brano si è scritto un po’ da solo.

Nella serata delle cover invece porterete Il mio canto libero di Battisti. Un artista a cui siete molto legati. Lo omaggiate nel vostro brano Anima Lattina e qualche tempo fa avete cantato in un programma Tv Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi. Come si lega l’universo dei Coma_Cose, innovativo e in continuo cambiamento a un classico come Battisti?

Francesca: Ci piace molto ascoltare il cantautorato italiano di quegli anni e cerchiamo anche nella scrittura di rifarci a quello stile. Poi ovviamente cerchiamo di riportarlo ad oggi, attingendo a delle sonorità diverse più moderne e anche ai giochi di parole e alle immagini. Però la poetica di quegli anni è forse la nostra più grande ispirazione. Battisti, nello specifico, ci accompagna da quando eravamo bambini e quindi fa parte di noi inevitabilmente.

Fausto: C’è da dire poi che Battisti era molto moderno per i suoi tempi e tutt’ora tante produzioni internazionali si riallacciano alle sue cifre stilistiche. Ala sua linea di basso, ad alcuni tipi di arrangiamenti di archi. Aveva e ha un codice musicale che sembra scritto ieri. Era talmente moderno per la sua epoca che è tutt’ora attuale.

Ad aprile uscirà un album, il vostro secondo disco intitolato Nostralgia, come mai questo titolo?

Francesca: Lo abbiamo scritto in questo ultimo anno ma non volevamo fare un disco che parlasse della pandemia e di quello che sta vivendo il mondo adesso. Volevamo ritrovare della vita. E non potendola vivere, siamo andati a scavare in quello che avevamo già vissuto. Abbiamo cercato di andare a fondo nei nostri ricordi e nelle emozioni del passato per cercare di fissarle in oggi. Questo album parla di noi e della nostra vita e riguarda al passato con gli occhi di oggi.

Fausto: Questo album traccia un punto che è quello di diventare adulti e guardarsi indietro, cercando però di non analizzarsi troppo ma di perdonarsi. Perdono è una parola che torna spesso nel disco e il perdono è il contrario della disillusione. Non è sinonimo di resa, perché quando ci si perdona si fanno propri gli errori commessi. Ci si accetta. Il significato ultimo del disco forse è proprio questo: l’accettazione.

A parte l’auspicio di un buon posizionamento in classifica, cosa vi farebbe dire “abbiamo vinto il nostro Sanremo”? Cosa sperate vi lasci questo Festival?

Fausto: è sicuramente un momento stravagante e per noi è una scommessa. È stata una cosa fatta in modo molto fisiologico. Avevamo questa canzone, abbiamo pensato potesse essere adatta per Sanremo, l’abbiamo mandata ed è piaciuta. E ora eccoci qua. Fino ad ora abbiamo raggiunto tutte le piccole mete che ci siamo fissati. Questa era una meta gigantesca e sicuramente rimarrà la grande soddisfazione di aver creduto in una cosa che desideravamo e averle fatto prendere forma. Come diceva prima Francesca quando hai un obiettivo in comune, un progetto, sei ovviamene contento se riesci a raggiungerlo. Quindi ci resterà la grande felicità di sapere che stiamo facendo bene il nostro lavoro. che per noi è molto importante.

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