I Dellai: “Puntiamo a fare musica leggera, ma che faccia riflettere”

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I Dellai, il duo composto dai fratelli Matteo e Luca Dellai, saliranno sul palco dell’Ariston, nella categorie Nuove Proposte, con il brano Io sono Luca.

Una canzone che racconta di emozioni ed esperienze di vita reale che ogni persona, a qualsiasi età, può aver provato: dal senso di disagio, al giustificare in qualche modo se stessi  fino allo stare bene solo con determinate persone.

Circostanze che i Dellai hanno scelto di raccontare con sonorità leggere, ma che facciano riflette ed è esattamente questo lo scopo del loro fare musica. Leggerezza espressa anche nel video ufficiale del brano sanremese, diretto dal team di Creativite, e in particola nella “scena del carrello”, simbolo delle difficoltà che la vita propone:

Se quel carrello viene spinto da qualcuno – spiega Matteo Dellai – in questo caso da un fratello, ecco che non si è più soli, non ci si sente più soli, c’è qualcuno con te che ti sostiene e sopporta le tue paure e ti aiuta a superare gli ostacoli che si vivono quotidianamente”.

Dellai, l’intervista

Io sono Luca è il brano che avete scelto per partecipare, nelle Nuove Proposte, a questa nuova edizione del Festival di Sanremo. Quali sono state le caratteristiche che ve l’ha fatto scegliere?
Luca: A dire il vero, inizialmente questo brano non era stato proposto all’etichetta per essere presentato al Festival di Sanremo, infatti ho chiesto a Matteo se l’avessimo inviato o meno. Ci siamo accorti che non era stato suggerito, così lo abbiamo mandato e abbiamo messo tutti d’accordo, anche se è stato cambiato il titolo e apportata qualche modifica al testo.

Di questo brano c’è anche il video ufficiale. Da chi è stato prodotto e quanto avete contribuito alla sua realizzazione?
Matteo: Il video è stato realizzato dal team di Creativite di Ferrara e il regista è Tommaso Puleo, che non smetteremo mai di ringraziare! Perché? È stata sua l’idea della scena del carrello, parte fondamentale! Inoltre, questo è stato il nostro primo video, quindi non eravamo molto esperti e propensi a stare di fronte alle telecamere quasi come se fosse un film, ma lui ha saputo metterci a nostro agio.
Luca: Esatto! Inoltre, il video è stato girato nella Pianura Padana, c’erano 5 gradi, e dovevamo girare le scene in vespa, nel carrello e con vestiti primaverili! Abbiamo patito il freddo! (ride).

Siete due artisti, ognuno con la propria personalità. Come trovate i vostri punti di incontro? Come lavorate insieme?
Luca: Abbiamo sempre scritto i brani da soli, ognuno per conto suo, e lavoriamo insieme nel momento della produzione, quando andiamo a registrare in studio. In quel momento ci confrontiamo, ascoltiamo e lavoriamo insieme, ovviamente senza far mancare dei litigi (ride). Non abbiamo mai scritto un pezzo insieme.
Matteo: Per fortuna, non è mai capitato di scrivere una canzone insieme! (ride).

Non farete come i fratelli Gallagher?!
Luca: Ci hanno fatto spesso questo paragone, ma un po’ come una battuta!
Matteo: Magari poter seguire la strada dei fratelli Gallagher e riuscire a costruire una carriera come la loro, poi, magari, ci separiamo (ride).

Chi sono stati gli artisti che hanno contributo alla realizzazione artistica dei Dellai?
Matteo: Sono stati gli artisti che hanno contribuito a renderci quelli che siamo oggi. Hanno sicuramente influenzato gli ascolti dei nostri genitori e dei nonni, infatti siamo cresciuti con questi tre dischi: Non so parlar d’amore (Celentano), Attenti al Lupo (Lucio Dalla) e Nove (Eros Ramazzotti). Li abbiamo ascoltati fino agli 11 anni, quindi hanno avuto sicuramente un’importanza fondamentale. Dopo ci sono stati tutti quegli artisti pop come Cremonini, Jovanotti, e ora, per quanto mi riguarda, sto studiando il cantautorato italiano, da Rino Gaetano a Battisti, perché riconosco che la mia cultura su questi artisti è un po’ povera. Inoltre, si vede anche dagli artisti partecipanti a questa edizione di Sanremo, c’è un ritorno al cantautorato.
Luca:
Per quanto riguarda me, due artisti che plasmato la mia personalità artistica sono stati Jovanotti, ascoltato durante l’adolescenza, e Guccini nel periodo universitario.

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A proposito dei vostri colleghi delle Nuove Proposte, che rapporto si è creato tra di voi?
Matteo: All’inzio ci siamo sentiti un po’ spaesati perché molti di loro si conoscevano già dall’esperienza di Sanremo Giovani e quindi erano già un gruppo, ma poi ci siamo trovati bene.
Luca: Inoltre, con gli altri ragazzi ci siamo visti solo una volta, la sera del 17 dicembre, quindi non abbiamo avuto molto modo di conoscerci o parlarci. È normale che all’inizio ci sia stato questo senso di spaesamento, ci sta.

Guardandovi con occhio critico, in senso positivo del termine, come vi definireste artisticamente?
Luca: Per quanto riguarda il genere musicale, direi che è ancora in via di definizione: si sta creando un misto tra il pop, il cantautorato e l’indie. Anche se in realtà quest’ultimo è un fenomeno che sta scomparendo, mentre il pop all’italiana si sta dissolvendo, e il cantautorato, come diceva Luca, sta tornando. Bisognerebbe trovare un termine per questo genere.
Matteo: Faccio sempre fatica ad inserirmi in una “classe musicale”, ma definirei la nostra musica pop-cantautorale: puntiamo a fare musica leggera, che dia gioia, ma che faccia riflettere. Far pensare è uno dei compiti della musica.

Tra i progetti futuri c’è un album?
Luca: È in programma, sicuramente, sempre con la Virgin Records, ma prima ci saranno altri singoli dopo il Festival di Sanremo. Per il momento vi stiamo lavorando e alcuni pezzi sono già pronti.

Ci saranno delle collaborazioni in questo futuro album?
Matteo: In realtà non ci abbiamo mai pensato, ma penso che sarebbe una cosa molto bella e se dovessi scegliere, mi piacerebbe collaborare con artisti come Tha Supreme, Arisa e la Michielin. Ma questi sono sogni di rock’n roll, come diceva Ligabue.
Luca: Ci sono molti artisti con cui mi piacerebbe lavorar, ma ho una fissa per Fulminacci.

Cosa vi augurate?
Matteo: Ci auguriamo di far sempre bene e continuare su questa nuova strada (la scorsa estate lavoravamo al barretto e adesso ci ritroviamo a Sanremo).
Luca: In questo momento, mi auguro che Sanremo vada bene!

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Irma Ciccarelli
Classe 93, anno in cui David Bowie pubblica Black Tie White Nois. Campana di nascita, adottata dalla toscana Cortona (sì, la stessa di Jovanotti), da qualche anno vivo a Milano, di cui mi sono innamorata il 29 giugno del 2013. Perché ricordo la data? Perché a San Siro c’erano i Bon Jovi a infiammare il palco, ed io ero lì a sognare di intervistare la band. Ed eccomi qui: giornalista e studente di musicologia, il mio mantra è Long Live Rock, ma guai a chi disprezza i cantautori….e Beethoven (non il cane).

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