Lo Stato Sociale: a Sanremo tra critica sociale e tanta ironia. – Videointervista

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Con il solito fare scanzonato, accompagnati dall’ironia e dall’autoironia che li contraddistingue e li identifica Lodo, Carota, Bebo, Checco e Albi – meglio conosciuti come Lo Stato Sociale –  tornano a calcare il palco dell’Ariston.

Non si sa bene se sia serenità o tensione abilmente mascherata dietro a un pizzico di sfacciataggine, quella che li fa presentare alle videointerviste come si farebbe a un incontro tra conoscenti. Certo è che Sanremo è sempre un’emozione e loro, dopo l’esordio del 2018 che li ha visti aggiudicarsi la medaglia d’argento, tornano al Festival più carichi che mai.

Sono cambiati come artisti, più consapevoli e ormai noti al grande pubblico, ma quest’anno è cambiato anche Sanremo: blindato, con poche possibilità distensive tra colleghi al di fuori del palcoscenico e con un’aria diversa che si riflette, per forza di cose, anche sulla gara.

Nelle settimane che hanno preceduto l’arrivo all’Ariston i ragazzi de Lo Stato Sociale hanno incontrato (virtualmente) gli universitari con i loro SAD (Stati a Distanza), rifacendosi alla ormai celebre DAD, ma soprattutto hanno pubblicato ben 5 album, uno per ogni componente, che si ricompatteranno – da stasera in forma digitale e dal 12 marzo anche “fisica” –  in un unico disco dal titolo emblematico: Attentato alla Musica Italiana.

Una sfida ai numeri, alle logiche discografiche. Un monumento all’incoscienza che altro non è che un tentativo di sovraccaricare il mercato musicale per tornare, forse, a dare valore alle canzoni senza prestare troppa importanza e attenzione alle classifiche. Ma anche un modo per esprimere al meglio le singole individualità artistiche che costituiscono un progetto collettivo.

Il disco nel suo complesso conterrà i 5 album già usciti in digitale e altri 6 brani: Il paese dell’amore, Sentimento estero, La felicità non è una truffa, Autocertificanzone, una cover degli Skiantos (Sono un ribelle Mamma). E ovviamente il brano in gara all’Ariston: Combat Pop.

Il gruppo racconta il pezzo sanremese come un mezzo per spiegare cos’è Lo Stato Sociale in senso più ampio. È il brano culmine di questo monumentale lavoro discografico che ha, in parte, l’ambizione di creare socialità, in un momento in cui è impossibile viverla davvero. E di attraversare, come sempre, un po’ di critica sociale ma anche di autocritica.

Per le esibizioni dall’Ariston c’è da aspettarsi qualche performance fuori dagli schemi da parte del gruppo che 3 anni fa portò sul palco l’indimenticabile “vecchia che balla”? I ragazzi non smentiscono, ma sono attentissimi a non dare spoiler.

Di seguito la nostra video-intervista a Lo Stato Sociale.

(L’intervista è stata registrata il 2 marzo 2021)

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