Nella serata delle cover Aiello porta a Sanremo il “monoteismo” della Calabria

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C’è una poesia di Saverio Pazzano che da mesi circola sui social e inizia così: “La Calabria è monoteista, non ammette altre divinità fuor che se stessa”. E continua spiegando che questa terra “Ama in modo assoluto e così vuole essere riamata”.

L’autore racconta di quanto nascere in Calabria ti segni  per sempre: sai dal primo giorno che dovrai difenderla per la vita dai luoghi comuni e dai clichè che la vogliono abitata da un popolo supino e silente di fronte alle ingiustizie. Sai che tu – e solo tu –  riuscirai a vederla con gli occhi innamorati e puliti. Quelli che sanno accettarne i difetti e i problemi evidenti, ma anche scorgerne le infinite bellezze. E desidererai invano che altri possano regalarle lo stesso sguardo che le riserva chi ci è nato e la conosce.

Chi nasce in Calabria conosce la nostalgia e la contraddizione: la punta dello Stivale ti mancherà sempre se deciderai di partire e costruire lontano da casa tua un futuro. Ma, allo stesso tempo, se deciderai di restare, tutto ciò che ti circonda non ti sembrerà mai abbastanza. E penserai per tutti i giorni avvenire di esserti perso qualcosa, rinunciando a mille opportunità che questa terra meravigliosa e sfortunata non riesce ad offrirti.

È probabilmente stato mosso da questo amore totale e incondizionato, seppur pieno di contrasti, Aiello, nella scelta della cover da interpretare stasera sul palco dell’Ariston. A Sanremo il giovane cosentino porterà infatti – in duetto con Vegas Jones – una versione di Gianna, già presentata al Festival nel 1978 da un altro calabrese celebre: Rino Gaetano.

Come Rino anche Antonio Aiello è un calabrese di nascita ma romano di adozione. L’autore di Vienimi a ballare (che gareggia a Sanremo con Ora) vive infatti nella Capitale da ormai 14 anni. Eppure il legame viscerale e sentimentale nei confronti di casa sua non si è mai sopito.

Lo dimostra non solo la scelta, per la serata delle cover, di un brano di un autore dalle comuni origini, ma anche il fatto che il suo prossimo album – in uscita il 12 marzo – è una vera e propria dichiarazione d’amore alla Calabria. A partire dal titolo: Meridionale.

Lo stesso Aiello lo ha raccontato così: “È un omaggio a chi mi ha dato la voce. È la mia prima occasione per accendere una luce buona su una terra raccontata spesso a tinte scure, è un’occasione per vederne uno dei suoi infiniti lati buoni: il mix di culture diverse che l’hanno resa unica e speciale”.

Ogni attore, cantante, poeta o scrittore mantiene un legame con la propria terra di origine. Ma l’orgoglio di una meridionalità esuberante e di una calabresità vivace ha accomunato nel tempo e in maniera particolare tanti artisti che provengono dalla terra del peperoncino e dei bronzi di Riace. E addirittura negli anni, la fierezza calabra e la necessità di mantenere un cordone ombelicale con la propria casa, sono divenuti tratti distintivi di moltissimi cantautori e interpreti calabresi. Spesso riflessi nei testi e nelle sonorità di quegli artisti che hanno deciso di allontanarsi dalla terra natìa ma anche di coloro che, invece, in Calabria hanno scelto di rimanere.

A partire proprio da Rino Gaetano, che ha cantato, tra le altre, Ad esempio a me e piace il sud e ha nominato la sua amata Calabria in tantissimi brani. Oggi potremmo definirlo in parte il fondatore, ante litteram, della cultura indie calabrese. Un autore che con la sua irriverenza e  le sue canzoni fuori dagli schemi, destinate a superare stili e generi musicali e a restare nelle menti degli ascoltatori, ha spianato la strada a tanti colleghi contemporanei.

Un estro creativo e una totale libertà di espressione che sono state ispirazioni per giovanissimi artisti che in Calabria sono nati e hanno mosso i primi passi musicali: N.A.I.P la rivelazione di XFactor 2020, arrivato quarto ma primo nel cuore del pubblico, Eman campione di visualizzazioni in rete e Cimini, il giovanissimo cantautore dal fare scanzonato che si sta facendo spazio con i suoi testi tutt’altro che scontati.

Come dimenticare poi le sorelle Bertè: Loredana e Mimì, meglio conosciuta come Mia Martini, le cui radici affondano nel profondo sud di Bagnara Calabra. La prima, superospite al Festival nella serata d’esordio, ha scaldato e scalda ancora gli animi di generazioni di ascoltatori. La seconda con la sua voce melodica e graffiante resta indimenticata nei cuori di tutti. Mia Martini, parlando proprio dei suoi natali aveva detto: “rappresentano la mia sola sicurezza, l’unica cosa certa della mia vita. Ho sempre nel cuore il rione Marinella di Bagnara, il sapore del mare, la visione meravigliosa dello Stretto, l’immagine della pesca notturna con le lampare, l’incredibile caccia al pescespada. Tornare in Calabria è come tornare da mia madre o da mio padre”.

La tradizione calabrese è stata, poi, proprio la matrice delle creazioni di Otello Profazio e Mimmo Cavallaro, maestri di musica popolare e veri e propri cantastorie. I due, senza mai discostarsi dai suoni tipicamente calabresi degli organetti, hanno saputo conquistare le radio. Profazio diventando uno dei cantanti dialettali più famosi del meridione e Cavallaro riuscendo a trasportare il folclore ai giorni nostri. Cosa a cui si sono ispirati anche gruppi come Il parto delle nuove pesanti e Le rivoltelle, espressioni tipiche del folk-rock made in Calabria.

Tra gli artisti calabresi che sono stati di casa al Festival di Sanremo spiccano invece i nomi – oltre a quelli delle già citate sorelle Bertè – di Flavia Fortunato con sei partecipazioni (quella del 1984 la fece salire sul gradino più basso del podio tra le nuove proposte) e di Mino Reitano che arriva addirittura a sette (di cui una con i The Hollies e una in coppia con Claudio Villa). Reitano in particolare ha reso i pensieri e le riflessioni sul Meridione e sulla condizione dell’emigrante i temi portanti dei brani che l’hanno reso famoso. La sua Calabria mia! è un manifesto sociale e sentimentale, un brano in cui la nostalgia del mare, del paese e della famiglia si traducono in una lettera d’amore dal sapore agrodolce. E Gente di Fiumara descrive al meglio la semplicità e la genuinità della sua cittadina di origine, un posto in cui, nonostante la notorietà, tutti continuavano a dargli del “tu”.

L’unico gruppo che ha portato a Sanremo un brano in dialetto calabrese è stato invece il duo delle Paideja, nel 1994 tra le nuove proposte, con Propiziu ventu.

Nei Festival più recenti ad aver dato lustro al nome della Calabria ci ha pensato il cantautore Sergio Cammariere che nel 2003 si è aggiudicato il terzo posto e il premio della critica dedicato proprio a Mia Martini. A Sanremo Cammariere è tornato altre due volte: una in gara nel 2008 e una come ospite di Nina Zilli nella serata dei duetti del 2018. Tra gli album del suo repertorio Dalla pace del mare lontano (liberamente ispirato a I figli del mare di Carlo Michelstaedter) assomiglia a una dedica alla Calabria. E Crotone, la sua città, compare anche nel videoclip del brano Con te sarò del 2020.

E se di cantautori calabresi si parla, non si può non citare Brunori Sas che al Festival ha partecipato solo come ospite (degli The Zen Circus nel 2019) ma che delle dediche e dei riferimenti alla Calabria, nei suoi brani, non ha mai fatto mistero. Da Guardia ’82 a Rosa, da Le quattro volte a Don Abbondio fino ad arrivare a Cip! un disco in cui la regione dei bruzi non viene mai esplicitamente nominata ma che lo stesso cantautore ha definito (in questa intervista) un disco calabrese nel punto di vista.

Ultima curiosità: il sangue di Calabria scorre anche in molti artisti internazionali, tra cui Dalidà che era nata in Egitto da genitori di Serrastretta (CZ), Alicia Keyes il cui vero nome è Alicia Augello Cook (sua madre Teresa Augello ha origini siculo-calabresi) e persino Steven Tyler degli Aerosmith. Suo nonno Giovanni Tallarico emigrò negli States direttamente da Crotonei (KR).

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