Federico Poggipollini: “Bisogna reinventarsi ogni giorno”

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Annalisa

Chitarrista stimato e richiestissimo di grandi artisti come Litfiba e Ligabue, con una carriera solista con la quale si diverte sempre a sperimentare cose nuove, Federico Poggipollini torna sul palco di Sanremo questa volta per accompagnare Annalisa ( che già durante la prima performance ha conquistato il pubblico piazzandosi prima nella classifica provvisoria) nella serata delle cover, in cui interpreterà La musica è finita di Ornella Vanoni.  

La performance di questa sera al Festival è il preludio di ciò che sarà il nuovo progetto di Federico, ovvero “Canzoni rubate”, in uscita il prossimo 26 marzo” Questa cosa mi sta dando grandi soddisfazioni. Mi metto in gioco completamente perché sono cose tutte diverse.”– spiega Fede.  Canzoni storiche importanti (spesso dimenticate) rivisitate e personalizzate per l’occasione dal musicista che, dopo tanti anni di palco, sa ancora emozionarsi. In questo anno di stop, a parte qualche sprazzo di normalità la scorsa estate, la cosa che gli manca di più è sicuramente una: gli occhi delle persone sotto il palco. Il mestiere del musicista è in continua evoluzione, un continuo reinventarsi. E Captan Fede ce lo racconta.

Sento che sei molto emozionato per questo ritorno al Festival.

Sono sempre molto emozionato in qualsiasi cosa che faccio. Naturalmente più sono grosse più l’emozione cresce, però sappi che due anni fa quando ho fatto tutte le serate come musicista e cantate al dopofestival beh lì era una cosa pazzesca perché i cantanti arrivavano la sera da Sanremo, venivano suonavamo e cantavamo le cose che ci erano un po’ preparati ma anche cose molto improvvisate. Quindi lì l’emozione era tantissima, era in diretta quindi tu dovevi comunque riuscire a rimediare in qualsiasi momento con l’improvvisazione. Eravamo molto agitati. Quest’anno farò invece un duetto con Annalisa, che è molto brava.

Questo duetto è sicuramente inedito, com’è nato?

Sono stato chiamato. Hanno pensato a me immediatamente avendo bisogno di un chitarrista e quindi io ho accettato uno perchè è un’artista che stimo molto e due perché se vuoi era un altro mio “passo” in più non solo professionale ma proprio di mettermi in gioco con cose diverse mantenendo ovviamente le mie caratteristiche, non voglio snaturarmi. Quindi la mia idea è di poter creare un interscambio tra la sua voce  e le mie sei corde proprio per regalare al pubblico e a noi qualcosa di inedito. Farò di tutto affinché questa sinergia si formi e spero ci sia. Annalisa non l’ho mai incontrata, ci siamo sentiti al telefono per parlare dell’arrangiamento eccetera con il suo direttore d’orchestra. Mi sembra una persona molto intelligente, disponibile, carica, che è una cosa che secondo me conta tanto.

Anche durante la scorsa esperienza al DopoFestival ti sei messo in gioco uscendo molto dalla tua comfort zone. Questa volta, poi, peserà molto l’assenza del pubblico.

Sicuramente a livello di palcoscenico qualcosa cambia, rimane un pochino più distaccato. Sono cose che io conosco, perché quando tu fai le prove per uno spettacolo la sala è vuota, poi quando si riempie acquista quel surplus in più, quell’ elettricità che si forma proprio attraverso le presenze. Io sono una persona abbastanza sensibile quindi avverto. Suonare in un palasport o in un piccolo club con persone o senza persone cambia innanzitutto la percezione sonora, perché il corpo umano riceve delle vibrazioni che vengono attutite dall’ambiente, quindi il suono già cambia. In più, il fatto proprio di questa empatia, degli sguardi, di questo modo anche di guardare il pubblico. Tante sono le cose fondamentali secondo me, però siamo tutti dei grandi professionisti. Da casa non credo si avverta più di tanto però.

Nel video di Varietà, brano del 1989 cantato da Gianni Morandi duetti proprio con lui. com’è nata l’idea?

Un paio di anni fa ho deciso di fare questo album di cover cercando dei brani che fanno parte della mia vita perché ho dei ricordi che mi legano. Ma non delle super hit o canzoni che sono arrivate a un grande successo, ma cercando canzoni più nascoste. Questo disco, fatto da 10 tracce cantate e 7 strumentali per un totale di 17, contiene brani particolari. L’unico a cui non volevo assolutamente rinunciare è proprio Varietà, perché prima di tutte le esperienze grosse con i Litifba e Ligabue, per un anno feci una piccola tournée promozionale con Gianni Morandi per la canzone Bella signora, del 1989.

Un pomeriggio, Mario Lavezzi  venne in questo camerino prima di una trasmissione televisiva che credo fosse Europa Europa su Rai 2 e suonò voce e chitarra Varietà: conosciuta ma non è mai stata la hit di quell’album. Quando ho sentito quel brano meraviglioso sono rimasto talmente di stucco che quando ho deciso di fare un album di cover ricordandomi di quel momento mi sono detto che avrei dovevo assolutamente riproporlo. Ovviamente in una chiave completamente diversa. L’ho fatta mia e a Gianni Morandi gliel’ho mandata su whatsapp e mi ha detto: “Fede è bellissima, vengo a cantartela subito”. Poi, mesi dopo, quando i miei amici Roberto Covi e Francis TheBlueRoom mi hanno proposto l’idea del video, ho subito chiesto a Gianni di partecipare. Mi ha detto: “Fede, sfido anche il Coronavirus ma vengo”.

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E invece l’idea del video com’è nata?

L’idea del video è nata appunto da questi due miei amici, Roberto Covi e Francis TheBlueRoom, due creativi. I personaggi li abbiamo scelti insieme, tipo Charlie Chaplin beh io da bambino mi vestivo da Chaplin, Keith Richards (icona del rock and roll per eccellenza), Jimi Hendrix pure, mentre Lennon è un mio idolo.

Tra tutti i personaggi citati nel video, che sono dei tuoi miti,  (purtoppo alcuni non ci sono più) con chi trascorreresti del tempo se fosse possibile? Ce ne è qualcuno a cui sei più legato? A parte Gianni ovviamente, con cui ormai siete amici.

Sono talmente importanti tutti… Mi stai facendo una domanda veramente tosta. Sai avrei tantissime cose da chiedere. Anzi, più che da chiedere, perché sembrerebbe un’intervista, mi piacerebbe condividere un momento. Ma anche il fatto di sentire il tipo di vibrazione che queste persone hanno. Però, guarda, ho scelto veramente dei personaggi che per me sono importantissimi e quindi faccio fatica a scegliere. Per esempio, conosco qualsiasi cosa di Charlie Chaplin, e Keith Richards che ha vissuto praticamente tutto, mille vite artistiche. Non posso davvero scegliere, per motivi tutti diversi. Però per la copertina del singolo ho scelto Chaplin, in quanto artista a tutto tondo.  Scriveva, recitava, era un mimo, un ballerino, un cantante, un grandissimo musicista. Era uno che si sapeva travestire e ha inventato un’icona. Aveva le antenne aperte per qualsiasi cosa e forse tra tutti questi è la persona più completa. Sono veramente un suo grande fan fin da bambino. Mi sono innamorato del suo personaggio, della mimica, l’ho imitato tantissime volte ed è una cosa  che mi è sempre piaciuta.

Da musicista, non posso non pensare a come hai vissuto questo anno di stop forzato…

L’ho vissuto con una grande preoccupazione,soprattutto per la mia famiglia, anche se era nascosta dalle immagini social. Ho usato questo momento per stare molto con la mia famiglia, cercando però di non perdere la volontà di portare avanti un ideale. Ho sperimentato, ho suonato, sto andando a riscoprire cose che magari in un altro momento non avrei fatto per mancanza di tempo. Ho fatto di tutto, non mi sono seduto sugli allori. Ho cercato di vivermi uno stimolo. Ho guardato tantissime serie televisive in inglese, cercando anche di tener viva un’idea internazionale che in queto momento ci possiamo permettere attraverso tutte queste possibilità. Mi sono sentito tantissimo con amici, anche all’estero, come ad esempio l’ex batterista di Ligabue Michael Urbano, con cui ci sentiamo costantemente.

Diciamo che ho cercato di vivere le persone che in certi momenti trascuravo, quindi mi sono riavvicinato a dei valori di amicizia, senza mai smettere di lavorare. Un altro mio lavoro è quello di far svagare le mie figlie, che hanno 10 e 12 anni quindi scalpitano. Faccio di tutto, perché anche per loro è un momento difficile. Ho la fortuna di avere un giardino che soprattutto in un periodo come questo può aiutare, così da non stare tutto il giorno davanti al computer. Ho fatto tanto e comunque la scorsa estate qualche live sono riuscito a farlo, non tantissimi ma qualcosa fino a ottobre-novembre ho fatto.

Credi che si sarebbe potuto fare di più per il tuo settore e che si debbano rivedere alcuni aspetti del mondo della musica e dello spettacolo?

Più che rivedere c’è da riniziare. Credo che tutte le realtà più piccole in questo momento siano molto molto danneggiate. Le più grosse magari possono sopravvivere, ma tutte le altre sono davvero dentro le sabbie mobili e stanno per affogare tutte. Parlo di tutto il settore, anche le maestranze legate alla musica. Ho molti amici che facevano quel lavoro e molti che quel lavoro non lo fanno più.
Anche io non posso non dirti che, essendo sempre stato amante di strumenti vintage, mi son messo a commercializzare alcuni strumenti. Ho venduto, comprato e rivenduto strumenti vintage, ho cercato di inventarmi qualcosa di alternativo che fosse comunque un guadagno.

Il nostro settore purtroppo è quello che ha avuto gli aiuti minori e, ora, non abbiamo una grande prospettiva futura. Se io sono un musicista e il club che mi ospita chiude, come faccio a fare il musicista? E ancora, se il club rimane aperto ma non ha i soldi, come guadagno? Tutto è un meccanismo molto delicato. Dobbiamo reinventarci. Spero che questa cosa di tenerci in casa, davanti a un monitor, tutto forzato dalle circostanze, possa aiutare ad avere voglia poi di vedere e vivere la realtà, andare a un cinema, a un concerto, di incontrarsi. L’unica speranza che ho, e sono una persona ottimista, è quella di vedere le persone reagire e vivere questa cosa non più da casa ma dalla realtà. Mi aspetto che, una volta ripartiti, ci sia la necessità e la voglia di tornare in un club a bere, a brindare e a vedere uno spettacolo, che prima si è visto solo davanti ad un monitor.

Mi piacerebbe questo. Fare arte è come se tu sposassi una causa, io faccio il musicista perché sono appassionato da sempre come fosse il primo giorno e questa cosa nel mio piccolo spero regali svago e positività, che faccia liberare la mente di chi mi viene a vedere e di chi ascolta. Spero arrivi ciò di cui hanno bisogno.

Che poi è l’obiettivo di chi fa qualsiasi tipo di arte.

Si chiamano emozioni. Si deve regalare un’emozione, e durante uno spettacolo queste emozioni sono molto più amplificate rispetto ad un monitor.

 

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