Andrea Rodini: “La musica è la rappresentazione della realtà”

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Esperienza, tanto, tantissimo studio e ovviamente cuore e divertimento. Questo e ancora di più nell’anima del direttore d’orchestra Andrea Rodini, che per questo Festival di Sanremo dirige Noemi sul brano Glicine. . Si avvicina alla musica iniziando a studiare violino e pianoforte a soli 11 anni, continua gli stessi studi per 2 anni presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Nel 1990 comincia il suo percorso di studio del canto moderno con la maestra Francesca Oliveri per 5 anni presso la scuola Civica di Jazz di Milano dove si diploma nel 1995. Segue seminari di approfondimento con i maestri Bobb Stoloff, Roger Treece, Elisabeth Howard (Vocal Power Method), Antonio Juvarra, Bruce Fertman e Federica Felici (Metodo Alexander), Marc Murphy, Daniela Rando, Amelia Cumi (canto Dhrupad), Roberto Laneri (canto Armonico) più seminari di canto Flamenco. Oltre allo studio della musica e del canto decide si dedica allo studio della recitazione con la maestra Monica Bonomi. 2001 Fonda assieme a Ivo Maghini la band TEKA P dove ricopre il ruolo di cantante, compositore,  arrangiatore e manager.

Tanto impegno e dedizione  per il Maestro, che ha incontrato Noemi già all’inizio del percorso artistico della cantautrice romana, quando partecipò alla seconda edizione del talent X Factor. Dietro la performance sanremese di Noemi c’è un lungo lavoro di spartito e voce, che il Maestro ci ha raccontato. Ma soprattutto, fa capire quanto sia importante la musica nella vita di ognuno di noi.

                                              INTERVISTA

Com’è andata questa settimana sanremese?

Bene, è andata bene devo dire. La cosa che più mi sta colpendo è che malgrado manchi un po’ di glamour com’è ovvio che sia in questo contesto, in realtà Sanremo crea sempre una certa atmosfera e una certa adrenalina.

Abbiamo già dalle prime serate come l’orchestra, oltre alle sue impeccabili performance, sia diventata il “pubblico” con il quale interagire per Amadeus e Fiorello. Com’è stato preparare il Festival in una situazione così complessa?

Sì, è quello il senso. In realtà, devo dire la verità, il rapporto con l’orchestra non è stato tanto diverso dagli altri anni. Forse l’unica cosa un pochino complicata erano le distanze più dilatate e questa cosa crea qualche piccolo problema di comunicazione. L’orchestra vicina suona meglio ecco. Però io sono molto soddisfatto dell’orchestra, in particolare voglio sottolineare che quest’anni ho trovato la parte dei cori, che in genere in un’orchestra sono messi un pochino in secondo piano, particolarmente centrati, solidi e preparati. Soprattutto per uno che lavora molto a contatto con la partitura, la natura di una canzone non viene fuori subito. La canzone di Noemi viene fuori piano piano. Io ho scoperto, lavorandoci e studiando la partitura che il pezzo ha tra la voce di Noemi e il coro uno dei centri di quella canzone.

La collaborazione con Noemi nasce già diversi anni fa ad X factor. Cosa l’ha colpita in modo particolare di questo nuovo brano?

Io e Noemi abbiamo un pregresso infatti. ero vocal coach nelle prime due edizioni di X factor e nella seconda ero appunto vocal coach della squadra di Morgan, in cui c’era Noemi. Ci siamo conosciuti lì. Poi lei mi chiamò anche per fare il vocal coach quando lei era giudice a The Voice. Quindi c’è sempre stato questo filo che ci legava dai tempi di X factor. Quest’anno mi ha chiamato e mi ha fatto molto piacere. Ascoltare il pezzo da musicista e da direttore d’orchestra è diverso rispetto ad un “ascoltatore medio”, diciamo così. Si tratta proprio di andare a cercare proprio la natura del brano, quali sono le caratteristiche dominanti del pezzo e cercare di tirarle fuori. Io ne ho riconosciute due. Una è appunto il rapporto tra la voce di Veronica e il coro. La voce di Veronica in quanto proprio timbro che le è stato donato da chi ha inventato tutto (ride n.d.r), questa meraviglia che è proprio il colore della sua voce. L’altro nodo del pezzo è la tensione  che c’è nel ritornello con la voce di Noemi che tenta di andare sulle parti alte e di andare a graffiare com’è nella sua natura ed è la caratteristica della sua voce  e l’orchestrazione che ha una forza molto gentile. Sono cose musicali, ma davvero l’orchestra ha molta di questa forza gentile, come se fosse a onda. Questo contrasto tra la voce di Noemi che vorrebbe spaccare tutto e  l’orchestrazione per me è bellissima.

In conferenza stampa Noemi ha proprio spiegato il lavoro che lei ha fatto sulla voce con il suo vocal coach Maurizio Zappatini, per mettere in risalto tutte le sfumature possibile.

Su Glicine abbiamo fatto un lavoro anche di interpretazione che riguarda proprio il portamento della frase musicale. Perché se una frase musicale, detto molto banalmente, la si pronuncia più veloce o più lenta cambia totalmente il significato emotivo. Per me il portamento della frase musicale è fondamentale. Questo è lo stesso meccanismo che inconsapevolemente si ha quando si parla. Se una persona ti parla in modo calmo o frenetico, ti manda vibrazioni diverse. Anche solo un “Ti amo”, sussurrato o gridato forte assume tutto un altro significato. Quello è il lavoro che si fa sulla musica. La descrizione della realtà attraverso i suoni.

Spiegato da lei sembra semplicissimo, ma farlo bene è tutt’altra cosa.

Eh sì (ride n.d.r). Per capire la musica bisogna studiare la filosofia. Sono una grandissimo amante della filosofia. Ho passato tutto il lockdown ristudiando tutta la storia della filosofia per arrivare a capire una cosa semplicissima, ovvero che i greci avevano già capito tutto. Solamente che siccome se si capisce tutto il mondo finisce, ce lo siamo dimenticati per riscoprirlo. La musica è la rappresentazione della vita. Gli essere umani hanno da sempre la necessità di rappresentare la realtà semplicmente per rispondere ad alcune domande, tra cui la big Perché siamo qui eccetera. La musica quindi la rappresentazione della realtà per rispondere ad alcune domande, attraverso i suoni. Quindi per essere dei bravi musicisti, oltre avviamente alla competenza tecnica, bisogna avere una sguardo sul mondo che parte dal dubbio. Uno sguardo socratico su tutto, e poi tradurre quella cosa. Il segreto è sguardo sulla natura e indagine sull’animo umano. Purtroppo nei conservatori questa cosa qui non l’hanno ancora capita bene.

Quindi da musicista si mette sempre in discussione.

Costantemente. Non ho studiato da direttore d’orchestra. Ho studiato musica da quando avevo 10 anni, ma non ho fatto studi classici sulla direzione d’orchestra. Quindi il mio essere direttore d’orchestra me lo sono dovuto inventare e mettendoci dentro anche un goccio di presunzione e di ego, in questo mestiere bisogna averlo sennò non ce la fai. Ho studiato tantissimo anche per dirigere cose apparantemente semplici come la musica pop.

Come mai, tra tanti ruoli, ha scelto proprio la direzione d’orchestra?

Nella musica ho ricoperto vari ruoli. Per me esiste la musica e l’industria della musica. Sono cose completamente diverse, che in casi particolarmente fortunati  si incontrano. Ma sono percorsi totalmente diversi. Il privilegio nella direzione d’orchestra risiede nel fatto che tu puoi dare la tua impronta alla canzone andando a scoprire qual è l’anima del pezzo riuscendo a comunicarla. Questa cosa è totalmente in copartecipazione col produttore, che nel caso del pezzo di Noemi è Dardust. Devo citare per forza anche Carmelo Patti, che è colui il quale con cui ho collaborato per l’orchestrazione.

La stessa Noemi ha raccontato come le piacerebbe che questo Sanremo regalasse il sogno, un sorriso a chi è a casa.

Aggiungo anche questa cosa. Insegno al Cpm di Milano di Franco Mussida e Franco da un p0′ di anni segue un progetto di musica nelle carceri, e sono stato uno degli insegnanti. Un giorno, in maniera del tutto inconsapevole – ma come direbbe il signor Sigmund Freud “niente viene fuori per caso”- ho fatto un lapsus pazzesco. Ho detto ai galeotti: “Oggi sono qui per regalarvi due ore di evasione”.Questi sono esplosi. (ride n.d.r). Ecco, siccome siamo tutti reclusi, mi rivendere questa cosa anche in questo contesto. Siamo qui a regalare due ore di evasione.

Lei prima diceva che la musica è la rappresentazione della realtà. Quindi la musica può anche “salvarci”, almeno emotivamente.

Il rapporto che si crea fra chi scrive canzoni e chi le fruisce è un rapporto di delega. Una delega che l’ascoltatore dona al musicista. Io ascolto la tua canzone, mi riconosco, dico “io sono quella cosa lì. e siccome non sono in grado di raccontarl al mondo come stai facendo tu, ti delego. Ogni volta che sali sul palco, io sarò quella cosa lì. E quella delega te la pago comprand il tuo disco e venendo ai tuoi concerti.”. Il rapporto è esattamente questo, qualsiasi cosa sia. Quindi in realtà la canzone aiuta l’ascoltatore nella misura in cui è capace di dirgli chi è senza dirglielo.

 

 

 

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