Francesco Renga: «Orgoglioso di esserci dopo 30 anni, a giocarmela coi giovanissimi»

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Francesco Renga
@Toni Thorimbert

Francesco Renga torna in gara per la nona volta sul palco dell’Ariston con Quando trovo te, una canzone di speranza scritta con Roberto Casalino e Dario Faini.  E’ un Sanremo a cui il cantautore non voleva mancare, “felice di aver cantato dopo un anno su un palcoscenico. Un Festival che ha un valore simbolico, anche se in queste ore arrivano segnali difficili, soprattutto dalla mia città, Brescia, a cui va il mio saluto”, commenta serio nell’intervista.

Quando trovo te è un brano che ha diviso da subito gli umori di pubblico e critica. “Non è il solito Francesco”, hanno detto in tanti. “Meno male, il solito mi stufa – replica lui col sorriso – Questa è una canzone molto speciale, una fusione di tutte le cose che sono stato, sono e sarò. Ci sono anche echi dei Timoria, il fatto di avere due ritornelli, quindi una visione prog della struttura della canzone. Ci sono poi aperture melodiche che sono dei miei inizi da solista, e all’inizio una scrittura moderna. Una canzone difficilissima da interpretare: sapevo che sarebbe stata divisiva”.

Sulle sue performance non brillantissime, aggiunge: “Ci sono stati dei momenti critici, anche i tecnici hanno riacceso i motori da poco, quindi ci sono un po’ di incertezze, ma sono contento di far parte di questo cast”, continua sereno. “Trent’anni anni fa sono salito per la prima volta su quel palco, avevo 22 anni, l’età che hanno oggi i miei colleghi. Ero tra le Nuove Proposte. Il fatto di essere quest’anno con dei Big che hanno quell’età mi fa piacere, vuol dire che Sanremo rappresenta davvero la musica contemporanea italiana. E m’inorgoglisce anche un po’giocarmela con questi ragazzi”.

Dopo Sanremo non ci sarà un disco, ma altri brani che usciranno uno alla volta. Alla fine i singoli saranno inseriti in una raccolta (album) con Durdust (Dario Faini) alla produzione. E sul finale, una battuta scherzosa: “Ora non sto facendo le interviste in mutande – ride alla provocazione – perché sono nella stanza del mio manager, e non mi sembrava il caso, ma qualcuna l’ho fatta”. A noi è andata male.

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