Max Gazzè: «In aereo appiccicati e i teatri chiusi? Incomprensibile!»

1

Con Il Farmacista veste i panni di uno scienziato pazzo alla ricerca della soluzione miracolosa. Max Gazzè al suo sesto Festival porta sul palco dell’Ariston tutta la sua pungente ironia, e un neonato progetto da presentare, di cui il brano sanremese è solo la punta dell’icerberg. Nell’intervista realizzata ieri pomeriggio, l’artista anticipa l’uscita del suo prossimo disco d’inediti, La matematica dei rami (9 aprile), parla del Festival, dove va da semplice “turista”, senza badare alla classifica finale, della collaborazione con la Magical Mistery Band (in cui c’è anche Daniele Silvestri), e accende un faro sull’esigenza di ripartire per l’intero comparto dello spettacolo.

INTERVISTA

Max, sei deluso dalla classifica?  

La verità è che non sono mai andato a Sanremo con l’intenzione di vincere o arrivare sul podio. Ho fatto il Festival sei volte, ma ho sempre vissuto da turista, senza l’ambizione di fare chissà quale clamore. Ho sempre portato un progetto che mi ha dato grandi soddisfazioni, le mie vittorie sanremesi sono arrivate sempre dopo la classifica del sabato. Anche questa volta vengo a Sanremo con una performance identificata nei panni di Leonardo Da Vinci (venerdì si è trasformato nel pittore Salvador Dalì), con la maglia numero 11 (di un attaccante di calcio), e una band di cartonati chiamata Trifluoperazina Monstery Band, con la Regina Elisabetta alla batteria, Marilyn Monroe ai cori, Jimi Hendrix alla chitarra, Paul McCartney al basso e Igor alle tastiere. Poi se questa narrazione ironica e surreale è stata colta o meno dipende da una serie di eventi che hanno un po’ compromesso la performance.

Avevo intuito non esistesse una band, perché non c’era prova (da nessuna parte) di chi fossero.  Ho pensato: “Max ci ha fregato!”

In realtà avrei voluto raccontare i cartonati a livello d’immagini in maniera più dettagliata.

Sei rimasto deluso dalla regia della prima serata?

Chiarisco che non è un dito puntato contro il regista.  Siamo costretti a lavorare in condizioni difficili. Anche io ho fatto degli errori, alle prove ho fatto delle cose, poi in teatro ne ho fatte altre … Immaginavo la performance in maniera diversa. Non era facile mettere in scena questa cosa, avevo l’abito blu di velluto, e non l’avevo detto al regista: il velluto blu assorbe la luce, anziché riproporla. La scenografia era blu, l’abito era blu … però va bene lo stesso. Il giorno dopo è uscito il brano, il videoclip, così chi è interessato può vederlo e ascoltarlo.

Intanto con te sul palco una band c’era lo stesso, la Magical Mistery Band (sul palco con lui nella cover di Dal mondo dei CSI e Giovanni Lindo Ferretti) con cui hai lavorato al nuovo disco, La matematica dei rami.

La nostra è stata una bellissima collaborazione: bruciando i cartonati della Trifluoperazina Monstery Band è venuta fuori la band che ha prodotto con me il disco, la Magical Mistery Band, in cui c’è Daniele Silvestri, e poi Fabio Rondanini alla batteria, Gabriel “Lazzaro” Lazzarotti al basso, Daniele Fiaschi alla chitarra, Duilio Galioto alle tastiere … Abbiamo realizzato un progetto interessante, sono pienamente soddisfatto.

Da questo progetto hai pescato Il Farmacista, brano che hai portato a Sanremo, che ironizza sulle soluzioni che facilmente troviamo per tutto. Anche se scritto due anni fa, sembra leggere “i nostri tempi”. Te la prendi con sarcasmo anche con i politici e i virologi.

Non me la prendo direttamente con i politici e i virologi, ma c’è una commistione di ruoli in questo momento. Non si sa chi è il politico e chi il medico, il medico fa il discorso politico e al contrario. Genera confusione …  Non vorrei essere nei panni di chi sta governando, perché la situazione è davvero ingarbugliata e complessa. Non me la prendo con nessuno insomma, ma cerco di fare satira su qualcosa con cui difficilmente possiamo fare ironia.

Lo scorso anno sei stato il primo artista a tornare live, e nel primo dei concerti romani (scorso luglio) hai dato voce sul palco alle maestranze del settore. Si parla di ripartire, dal 27 marzo, anche se la situazione, parliamoci chiaro, non è affatto buona. E’comunque un buon proposito?

Dobbiamo per forza imparare a convivere con questa situazione, piuttosto che bloccare tutto. Bisogna andare avanti, ci saranno delle pandemie economiche in arrivo, se non riusciamo a riprendere ognuno in maniera dignitosa il proprio lavoro. Parlo soprattutto degli operatori del settore musicale, fortemente penalizzati da questa situazione: devono assolutamente riprendere a lavorare. Capisco che la sicurezza è terapeuticamente corretta in questo momento, ma in questo status biopolitico vediamo anche delle incongruenze. Per esempio, viaggiare in aereo tutto appiccicati, mentre in teatro, in cui si possono rispettare le regole, si deve restare chiusi. In un teatro da mille si potrebbero far entrare 400 persone distanziate, con tutte le misure di sicurezza possibili per arginare il virus. Non c’è bisogno di accanirsi contro categorie che stanno soffrendo, ci sono luoghi storici di cultura che stanno chiudendo, bisogna agire tempestivamente in questo momento e affrontare il problema. Le soluzioni sono in discussione con il Ministro della Cultura, ma bisogna muoversi subito.

Anche perché i dati rivelano la sicurezza dei luoghi adibiti a spettacoli dal vivo …

In estate, in tutti i concerti che sono stati fatti (di tutti, non solo il mio), è capitata una sola persona positiva.  Vogliamo parlare dei virologi che propongono un lockdown totale? Non posso non notare le differenze politiche in questo stato d’emergenza. A volte in maniera consapevole, ma spero più inconsapevole, vengono dette delle menzogne, puntualmente smentite. Mi domando perché dire delle bugie in questo momento. Dobbiamo essere attenti a non ingannare le persone, nel bene e nel male. Sembra che ci sia la volontà di dire cose che non hanno senso, mi viene da dire che la situazione è tragica ma non seria. Alcune informazioni bisogna stare attenti a dirle, in questo c’è anche la pecca dei giornalisti, che pur di sparare il “titolone” estrapolano la frase dal contesto. Ci sono delle contraddizioni evidenti che preferirei non accadessero, proprio perché siamo in una situazione critica. Se dobbiamo convivere con il virus, troviamo il modo di farlo: non si può di nuovo mettere in lockdown il Paese.

Mi ha colpito, durante la presentazione stampa del brano, un’osservazione di Daniele Silvestri: “Non mi piace di questo Festival la volontà di fare uno show sul palco che finga non ci sia una pandemia”. Sei dello stesso avviso?

Certo. Capisco la necessità di proporre un po’ di leggerezza, lo sto facendo anch’io con la mia canzone, la nostra è una situazione molto pesante. Il Festival non può far finta che non ci sia una pandemia, ma non credo lo sia facendo: sta proponendo uno spettacolo che mi auguro significhi la riapertura anche dei teatri e degli spettacoli, applicando tutte le misure di sicurezza possibili. Sanremo l’ha dimostrato, sono chiuso nella mia stanza d’albergo, sto leggendo Le mie prigioni (sorride tra il serio e il faceto), ma lo sto facendo con serenità e armonia, perfettamente consapevole. Non esco dall’albergo, è giusto che sia così. Abbiamo fatto tutti i tamponi possibili… Capisco che la Rai deve dare un segnale importante, sperando che sia una ripartenza per tutti i lavoratori dello spettacolo e della cultura in generale.

Comunque vada Sanremo, a breve uscirà il tuo disco (9 aprile), quindi siamo già contenti cosi. Ma se dovessi fare un pronostico per la finale, dove vorresti piazzarti?

Nella mia ambizione, vorrei arrivare nell’anonimato più totale, quindi all’ottavo posto, anche se probabilmente sarò dodicesimo. In questo momento di contemplazione dico ottavo o dodicesimo. Dodici mi piace … come le note, come L’esercito delle dodici scimmie (ride).

Max, hai visto che non ti sei addormentato durante l’intervista? (la chiacchierata è avvenuta dopo le prove del tardo pomeriggio, quando la stanchezza della settimana si fa sentire).

Ma io ho parlato tanto apposta, così parlo parlo e non mi addormento! (ride)

 

1 COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome