Sanremo, Ermal Meta: «Ho scelto una canzone che si dovesse solo sentire»

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Mancano poche ore alla conclusione del 71° Festival di Sanremo. 

Ermal Meta, saldamente in testa alla classifica generale fin dalla sua prima esibizione, non si aspettava assolutamente di essere così in alto da giocarsi addirittura la vittoria: «Questo Sanremo per me è stato stranissimo, ci sono arrivato in sordina. – ha raccontato –Pensavo che la mia canzone ci mettesse un po’ ad entrare nel cuore delle persone e non mi aspettavo nulla. Scoprirmi primo è stata una vera sorpresa. Mi è arrivata addosso una valanga di stima. Non posso dire altro se non grazie a tutti».

La canzone che ha scelto di portare a Sanremo, Un milione di cose da dirti ha una linea melodica molto semplice, che mette in evidenza il suono del pianoforte: «Quando perdi la quotidianità delle piccole cose, ti rendi conto che sono quelle le cose essenziali per stare bene. E questo si è riflettuto un po’ sulla mia scrittura. La canzone che porto a Sanremo è proprio in linea con questa idea, infatti ho fatto fatica ad arrangiarla e alla fine l’ho lasciata molto “svestita”. L’impalpabilità di questa canzone, che molti hanno sottolineato come un difetto, è una scelta precisa, non solo stilistica e a livello musicale ma proprio legata all’essenzialità che ho riscoperto in questo periodo. Inizialmente ho pensato di portarla piano e voce, ma pensando a quella meravigliosa orchestra ho pensato fosse uno spreco pazzesco» ha spiegato.

Ermal si è già aggiudicato il primato nella serata delle cover, con una perfetta versione di Caruso del grande Lucio Dalla, e il premio SIAE – Roma Videoclip per il video della sua Un milione di cose da dirti curato da Tiziano Russo.

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Nel videoclip la sensazione che emerge è la solitudine, sentimento con cui abbiamo dovuto convivere tutti nell’ultimo periodo a causa del distanziamento sociale, ma con cui Ermal sembra avere un rapporto particolare: «Mi sono sentito solo molte volte: la solitudine è qualcosa che subisci ma molto spesso mi sono reso conto di averla cercata, per colmarla. Una persona mi ha augurato di non colmare mai quella distanza, perché è ciò che spinge a scrivere. In questo momento nella mia vita non c’è solitudine, ma so che quando vorrò scrivere la cercherò di nuovo».

Nel corso di queste (infinite) serate all’Ariston Ermal si è sempre esibito molto tardi, cosa che ha dispiaciuto un po’ la sua nipotina con cui ha un rapporto davvero speciale, ma il fatto di salire sul palco a notte fonda non sembra essere un problema: «La mia nipotina di cinque anni di solito non vuole guardarmi in TV, ma in questi giorni aveva voglia di farlo, solo che non ci è mai riuscita perché si addormenta molto presto. La scaletta è meglio che venga compilata secondo le esigenze televisive, poi che io sia sempre alla fine non è un problema. Ci sono 26 cantanti in gara, qualcuno l’ultimo posto deve occuparlo» ha spiegato.

La scelta di concorrere a Sanremo con una ballad o meglio, per dirla con le sue parole, “una semplicissima canzone d’amore” si sta rivelando vincente: «Il grande pubblico ha una percezione di me che deriva da Vietato Morire e Non mi avete fatto niente. Magari molti si aspettavano che tornassi al Festival per lanciare un messaggio, ma non avevo un messaggio da lanciare, volevo portare sul palco un qualcosa che la gente dovesse solo sentire e probabilmente questa è la cosa che è piaciuta di più».

 

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