Mamma Rai ha figli di 60 anni

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mamma Rai

Siamo stati tutti figli di mamma Rai, ma ora la mamma non ha neanche nipoti. La Rai ha perso i giovani. Non ci riesce neanche con Sanremo, dato che quelli che vincono escono dai format della concorrenza: Maneskin, Fedez e la Michielin, tutti figli di Sky. Da tempo non ha più la fascia ragazzi, per incomprensibili meccanismi di palinsesto ma non riesce a coinvolgerli nemmeno nei programmi musicali o di intrattenimento.

Aveva il format “The Voice” che è stato dirottato su Rai Uno per una gara canora di anziani over sessanta. Un’azienda che si rivolge agli anziani, che per altro non consumano più perché devono mantenere i figli a scuola è un’azienda che non pensa al futuro ma al passato, peccato sia un’azienda pubblica che dovrebbe rivolgersi a tutti. La Rai è ormai un dinosauro che ha perso i denti e che si trascina stancamente verso l’estinzione.

Certo, qualche direttore di rete ambirebbe ad avere un format composto solo da rapper ed esponenti della trap che ormai sono l’unico movimento musicale generazionale di successo, ma ve li vedete voi in onda presentati da conduttori che hanno l’età dei loro genitori o zii, per non dire dei nonni ? Io sinceramente no.

C’è ormai un meccanismo autoriale sorpassato, fatto da siparietti, gag, lanci ridotti all’osso, tutti uguali e ripetitivi. Persino la regia sembra più anziana dei programmi di Enzo Trapani degli anni sessanta. È l’estinzione del racconto della nuova generazione. Se ripenso a “Speciale per Voi” di Renzo Arbore, dove il pubblico dei giovani capelloni interagiva con i cantanti di allora, sembra oggi un programma innovativo, anche se in bianco e nero.

Non capisco nemmeno la politica pubblicitaria. Come fanno le aziende a sostenere economicamente programmi per un target over sessanta? Pensano veramente che gli anziani consumino più dei giovani e fino a quando potranno farlo?

Rispetto ad “Amici” della De Filippi, i giovani partecipanti di Sanremo sembrano molto più vecchi della loro età. Non dimostrano nemmeno quel “gap” generazionale nei confronti degli adulti. L’espressione delusa o disincantata di un ragazzo di “Amici” quando viene criticato da uno dei loro tutor, vedi la maestra di danza Celentano, che sembra l’infermiera del “Nido del Cuculo”, spiega perfettamente come i giovani siano lontani e critici nei confronti di quella generazione.

A Sanremo Giovani invece sembra invecchino precocemente dietro le quinte, ancor prima di salire sul palco. Basterebbe guardare alle reti generaliste estere. La BBC ad esempio ha molti format dedicati ai giovani, idem France 2. Non solo li vedi in onda, ma ci lavorano pure, nelle redazioni e nella produzione. Negli Stati Uniti ci sono format di battle rap che hanno ascolti incredibili. Il meccanismo è semplice: quando la tv racconta la realtà e la contemporaneità, i giovani la guardano ancora. L’hanno capito a Sky, Netflix, Amazon Prime, Disney e tutte le nuove piattaforme che stanno nascendo come funghi. La Rai, no. Eppure siamo stati tutti figli di mamma Rai, una mamma che precocemente è diventata nonna in una oscura ritirata dalle scene, come una vecchia diva che rimpiange i fasti di un tempo. 

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Roberto Manfredi
Ha iniziato a lavorare nella discografia nel 1975, collaborando tra gli altri con Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Roberto Benigni, Skiantos e Roberto Vecchioni. Per la TV, è stato capoprogetto e autore di innumerevoli programmi musicali e produttore esecutivo di molti format. Ha scritto per Antonio Ricci, Piero Chiambretti, Gene Gnocchi, Serena Dandini, Simona Ventura, Mara Maionchi e tanti altri. Inoltre ha pubblicato sei libri, tra i quali Skanzonata (Skira editore), Talent shop – dai talent scout a Talent show (Arcana), Cesate Monti, l’immagine della musica (Crac Edizioni) e Artisti in galera (Skira). È anche regista di video clip, film e documentari biografici. Ha vinto un Premio internazionale con il film Il sogno di Yar Messi Kirkuk . Attualmente è regista del tour teatrale Love & Peace di Shapiro-Vandelli. Scrivere è la sua passione.

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