Sanremo, la rabbia dei Pooh: «Tagliato dalla scaletta l’omaggio a Stefano D’Orazio, una cosa orrenda»

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Stefano D'Orazio

Il Festival di Sanremo è finito, ma è proprio oggi che sono divampate le polemiche più roventi: dopo quello che si potrebbe quasi definire dissing da parte di Willie Peyote contro Francesco Renga ed Ermal Meta, anche i Pooh hanno deciso di sfogarsi contro l’organizzazione del Festival, rea di aver tagliato all’ultimo minuto dalla scaletta il tributo al compianto Stefano D’Orazio, scomparso pochi mesi fa, ed hanno affidato i loro pensieri alle rispettive pagine social dei singoli membri.

Questo il commento di Roby Facchinetti , che ha immaginato anche l’ipotetico discorso che Amadeus avrebbe potuto fare per onorare la memoria del batterista: «”Cari amici del Festival di Sanremo, cari amici della canzone italiana, ora vorremmo spendere un minuto delle nostre tante, tantissime, infinite ore di diretta per un ricordo davvero doveroso. Basterà un minuto solo, credeteci.
Ma proprio dobbiamo onorare la memoria di un grande artista, di un esponente storico della canzone italiana più famosa e celebrata anche nel mondo, di un protagonista di questo stesso palco dove ha vinto con una delle canzoni più belle che abbiano mai vinto il Festival, “Uomini soli”.
Di una persona bella, franca, intelligente, leale.
Non possiamo insomma dimenticarci di mandare un applauso a Stefano D’Orazio, che con i Pooh ha rappresentato la stagione più fertile della nostra grande canzone italiana.
Questo palco, un Festival che si chiama “della canzone”, non poteva certo scordarsi di chiedere a voi, e a chi ci segue da casa, qualche secondo di attenzione per rivolgere un pensiero e un applauso alla memoria di Stefano D’Orazio. Ciao Stefano, non ti dimenticheremo mai”.
Ieri sera sono rimasto sveglio quasi fino alle tre, cari amici, aspettando che Amadeus o chi per lui pronunciasse parole come queste. Non per presunzione, o perché fossero pretese da me, dai miei amici per sempre, da Tiziana. Ma perché il Festival di Sanremo le aveva promesse. Anzi, garantite.
Il ricordo di Stefano era nella scaletta ufficiale, sia pure a ora tarda, ed in tale veste è stato confermato anche alla stampa. Tanto che quotidiani come L’Eco di Bergamo oggi riportano sia avvenuto, avendo dovuto chiudere le pagine ben prima che il Festival arrivasse a quel punto della scaletta.
Invece, parole come quelle che ho scritto sopra, o altre comunque con lo stesso senso, né io, né i miei amici per sempre, né Tiziana, né voi le abbiamo sentite. E credo che allora non ci siano altre parole da spendere: sul Festival, i suoi autori, chi lo ha condotto. C’è solo amarezza. E poco importa si sia trattato di sbadataggine, ignoranza, trascuratezza o maleducazione. Davvero, poco importano le cause.
Resta, indimenticabile, il fatto.

E il mio commento al Festival di Sanremo 2021 non può che esaurirsi qui!
Buona domenica e ascoltate sempre buona musica».

Anche Dodi Battaglia ha voluto esprimere il suo pensiero su Facebook: «Ci sono persone che sanno toccare la nostra vita in modo gentile, meritando ogni singolo pensiero affettuoso che sanno suscitare per il solo motivo di esistere. Stefano negli anni è divenuto amico di molti ed abita i cuori di tutto quel pubblico che ha imparato a volergli bene. Ed è lì che deve stare, perché nel cuore ci sarà sempre un posto per lui, malgrado la memoria corta di molti».

Durissime e cariche di rabbia le parole di Red Canzian: «È stata una cosa orrenda, davvero molto brutta. Sapevamo che doveva esserci questo omaggio e siamo rimasti molto male quando non l’abbiamo visto. Perché credo che Stefano D’Orazio meritasse quel ricordo. In cinque serate piene di qualsiasi cosa, tre minuti si potevano trovare. Per provocazione potrei dire che il tempo si poteva trovare persino al posto degli ultimi cinque in classifica, la cui assenza non avrebbe cambiato la storia della musica. Credo che Stefano in 50 anni abbia dato tanto alla musica italiana e che qualcosa poteva essergli restituito da quel palco. Non si può essere onorati solo quando serve a qualcuno».

Si è voluto aggiungere al ricordo anche Francesco Facchinetti, figlio di Roby, che ha postato sulle sue pagine social queste parole cariche di affetto verso il batterista: «Caro zio Sdo, mi dicono che a Sanremo si sono dimenticati di onorarti o che erano in ritardo e hanno tagliato la tua parte. Papà è amareggiato per non dire arrabbiato, lo conosci bene. Se qualcuno gli tocca la famiglia diventa un leone e tu sei molto di più che una semplice famiglia per lui. Io invece non sono arrabbiato, provo totale disinteresse rispetto al menefreghismo altrui. La tua memoria non ha bisogno di Sanremo, la tua memoria vive in 60 milioni di Italiani e in oltre 100 milioni di dischi che con gli altri zii hai fatto entrare nelle case degli italiani e non solo. Sanremo dura una settimana all’anno, tu durerai in eterno. Ciao zio Sdo, adesso vado a calmare papà».

Effettivamente il tributo allo storico batterista e autore dei Pooh, che da tempo lottava contro una malattia e che è morto dopo che il Covid ha portato all’aggravamento delle sue condizioni, era previsto in scaletta: stando a quella diramata alla stampa, intorno alle due di notte Fiorello ed Amadeus avrebbero dovuto ricordare D’Orazio e successivamente cantare Uomini soli, il brano con cui i Pooh vinsero il Festival di Sanremo nel 1990, e che proprio prima dell’apertura della kermesse sanremese è stato votato dai nostri lettori come la canzone più bella di sempre nella storia del Festival. Però alla fine, forse per cercare di tagliare qualche minuto da una serata di durata infinita e chiudere la serata un po’ prima, questo momento è magicamente scomparso dalla scaletta.

Nel nostro piccolo vorremmo cercare di “porre rimedio” a questa brutta gaffe della Rai, quindi eccovi qui la performance di Uomini soli sul palco dell’Ariston che nel 1990 è valsa ai Pooh la vittoria al Festival di Sanremo.

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