Tanti auguri Antonello Venditti: una playlist per riscoprire qualche brano nascosto

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Oggi, come vi abbiamo ricordato nel nostro day by day, Antonello Venditti compie 72 anni.
Per celebrare il compleanno del cantautore romano abbiamo pensato di tirare fuori dal cassetto alcuni brani magari comunque conosciuti, ma un po’ meno famosi (oppure che negli anni ’70 hanno fatto la fortuna di Venditti, ma che col passare dei decenni sono rimasti un po’ in disparte, soprattutto dal vivo) e fargli gli auguri mettendo insieme una playlist un po’ “alternativa”, per non trovarci a dover mettere in fila le solite Roma Capoccia, Ricordati di me, Sotto il segno dei pesci, Ci vorrebbe un amico, Piero e Cinzia, In questo mondo di ladri, e così via…
Speriamo che questa playlist possa essere l’occasione per scoprire (o riscoprire) alcune perle nascoste del repertorio del cantautore romano.

Partiamo con un brano non certo sconosciuto come Le cose della vita, che dà il titolo al secondo album in studio di Antonello Venditti. Title track di un album decisamente particolare e minimalista, suonato dal solo Venditti tra pianoforte ed emiment, in contrapposizione agli arrangiamenti del disco d’esordio (L’orso bruno, dell’anno prima) curati da Vince Tempera e definiti “troppo pomposi”. Uno dei pochi brani diretti e decisamente poco ermetici del Venditti degli inizi, poetico e toccante. (“Le cose della vita fanno piangere i poeti / ma se non le fermi subito diventano segreti”)

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Tocca ora ad una canzone decisamente molto meno famosa, ma che ha fatto finire Antonello Venditti in tribunale. Stiamo parlando di A Cristo, contenuta nell’album Quando verrà nataledel 1974. I fatti ce li racconta direttamente il cantautore: «A Cristo è una canzone che ha in sé una profonda religiosità. Era il periodo della guerra del Vietnam, non tanto quando venne pubblicata, nel 1974, che era quasi finita, ma quando la scrissi, ovvero nel periodo ’66-’67, quando era ancora nel pieno. Stava anche scoppiando la guerra in Irlanda, un conflitto che io, per aver frequentato Belfast per un certo periodo, ho visto quasi nascere non capendo del tutto, allora, il perchè di questo antagonismo tra protestanti e cattolici. In me c’è sempre stato un sentimento di giustizia cristiana, motivo per il quale pretendevo che la Chiesa si esprimesse sui fatti importanti di quell’epoca. Invece la Chiesa a quei tempi era silente, per cui ho immaginato che Cristo rinascesse e che comunque si giustificasse, e gli facevo rispondere “guardate che io ci provo a mandare i miei angeli, ma ci sono i phantom x degli americani che me li abbattono. La canzone, scritta in dialetto romanesco, conteneva un verso, “ammazzate Gesù Crì, quanto sei fico” ed io fui condannato in appello e in Cassazione per vilipendio alla religione di Stato sulla presunzione che la parola “fico” fosse un insulto, invece tutti sanno che a Roma questo termine significa “quanto sei forte”. Fu un maresciallo, proprio nel corso di un concerto – perchè la denuncia partì proprio da un concerto al Teatro dei Satiri tenuto con De Gregori e Cocciante – che alla fine del secondo giorno di spettacolo venne da me e mi notificò questa cosa. Ero sbalordito e incredulo, ma poi arrivai davanti a un giudice che mi condannò».

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Compagno di scuola è certamente uno dei brani di maggior successo dell’album Lilly, anno 1975, ma anche questa canzone sui ricordi del liceo e sugli ideali traditi per un più comodo posto in banca nel corso dei decenni ha finito per essere lasciata un po’ in disparte, a causa del suo arrangiamento minimalista eseguito quasi solo al pianoforte. Riguardo questa canzone c’è anche da raccontare un aneddoto riguardante la censura: infatti la RCA si rifiuta di pubblicare il disco con il verso quella ragazza che la dava a tutti meno che a te, modificato poi in “che filava tutti meno che te, ma questo segna l’inizio del deteriorarsi dei rapporti tra Venditti e la sua casa discografica. Da segnalare come curiosità che il tema di questa canzone è quello da cui Corrado Guzzanti prenderà ispirazione per creare la sua Grande raccordo anulare, tormentone della trasmissione TV L’ottavo nano. (“Compagno di scuola / compagno di niente / ti sei salvato dal fumo delle barricate? / Compagno di scuola / compagno per niente / ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?”)

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Sempre tratta da Lilly, Penna a sfera è la canzone che chiude l’album, ed anche qui annotiamo un aneddoto curioso a riguardo, che ci racconta lo stesso Antonello: «Nel ’75 Enzo Caffarelli di Ciao 2001 scrisse un articolo intitolato “canzoni e un po’ di champagne” in cui criticava me e De Gregori perché ci proclamavamo compagni eppure alloggiavamo all’hotel Bellevue di Rimini, giocavamo a poker e sorseggiavamo spumante. Ancora oggi sono soliti rivolgerci la stessa democristiana critica e propinare la stessa ottusa idea che se sei ricco non puoi essere di sinistra. In risposta a Caffarelli scrissi la canzone Penna a sfera». Alcune parti del testo suonano attuali ancora oggi, in un mondo come quello del giornalismo musicale, dove purtroppo la marchetta regna ancora sovrana. (“Il film era molto brutto / ma degno di tre pallini / segno indiscutibile di una stampa libera ed obbiettiva / lui si sentì un fallito”)

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Cuore, pubblicato nel 1084, è sicuramente uno degli album più belli e di maggior successo dell’intero repertorio di Venditti, grazie a brani come Notte prima degli esami, Ci vorrebbe un amico, Piero e Cinzia, Stella. Noi però vogliamo proporvi Qui, bellissimo brano che mescola il ricordo di una storia d’amore con quello dell’università ai tempi del 68:  la scena si svolge a Valle Giulia, dove sorge la facoltà di architettura, teatro in quegli anni di violenti scontri tra studenti e forze dell’ordine. Il verso “albe cinesi di seta indiana” è una fantastica immagine metaforica usata per descrivere una generazione (quella del ’68, appunto), che politicamente guardava al “sole dell’avvenire e ai paesi comunisti dell’est, mentre culturalmente assorbiva sia la cultura psichedelica americana che il misticismo orientale. (“Sarà la musica che viene e va / sarà il profumo di questa città / sarà l’estate che spalanca le sue braccia / sui nostri corpi come fosse una minaccia”)

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Peppino è il brano di apertura di un altro dei capolavori degli anni ’80, ovvero Venditti e segreti, pubblicato nel 1986. Dedicata al figlio Francesco, nato dal matrimonio con Simona Izzo, questa è una delle più belle canzoni mai scritte da un padre per un figlio. (“Un padre e un figlio con un solo abbraccio / squarciano il tempo, vanno oltre lo spazio / Cani randagi nella notte scura / la vita no, non fa paura”)

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Nel 1988 viene pubblicato l’album di maggior successo del cantautore romano, e molto probabilmente anche il suo disco più bello: In questo mondo di ladri. Tra i capolavori che fanno parte di questo album, quasi un vero e proprio greatest hits, troviamo un brano che è rimasto sempre un po’ nascosto, ma che ha una storia da raccontare: Correndo correndo, infatti, fu un pezzo che Venditti scrisse per Sebino Nela, difensore della Roma, dopo che subì un brutto infortunio ad un ginocchio. È lo stesso ex calciatore che ha raccontato di come venne a conoscenza della canzone: «Ero in ritiro in Toscana con la Roma, ero stampellato, mi vennero a chiamare in camera, mi dissero di scendere perché c’era Venditti. Nella hall dell’albergo c’era un pianoforte, luii si è messo a suonare e mi ha fatto sentire la canzone che mi aveva scritto. Fu una cosa bella, molto emozionante». (“Scatta l’ala, una finta e poi vola sul fondo / dimmi chi la fermerà / Ma stanotte che notte di pace e di guai / forse un uomo vincerà / forse l’uomo vincerà”)

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Benvenuti in Paradiso, del 1991, segna il successo commerciale più grande per un album di Venditti (circa 1.500.000 copie vendute) sulla scia del boom del disco precedente, ma nonostante la presenza di alcuni ottimi brani non riesce ad entrare nell’immaginario collettivo, se non per la title track e due veri capolavori come Alta marea e Amici mai. Noi vi vogliamo proporre uno dei pezzi più emozionanti di questo album, Dolce Enrico, dedicato ovviamente ad Enrico Berlinguer, storico segretario del Partito Comunista Italiano, morto a causa di un ictus durante un comizio a Padova nel 1984. Nel testo anche un richiamo ai funerali che videro la partecipazione straordinaria di oltre un milione di persone. (“A San Giovanni stanotte / la piazza è vuota / ma quanta gente che c’era / sotto la grande bandiera / E quante bugie / quanti segreti in fondo al mare / Dimmi che un giorno davvero / noi li vedremo affiorare!”)

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In una playlist dedicata ad Antonello Venditti non poteva mancare una canzone su Roma, e abbiamo scelto di inserire quella meno famosa, tra tutte, ma che a livello emozionale non ha nulla da invidiare a un capolavoro assoluto come Roma Capoccia. Ho fatto un sogno fa parte dell’album Antonello nel paese delle meraviglie, pubblicato nel 1997 e alcuni dei più grandi successi del cantautore arrangiati in chiave sinfonica ed eseguiti dalla Bulgarian Simphony Orchestra di Sofia diretta da Renato Serio. Inoltre questa canzone è stata composta, oltre che dallo stesso Venditti, da due mostri sacri della canzone italiana come Sergio Bardotti ed Ennio Morricone. (“Se fai un sogno puoi chiamarlo Roma / quando t’immagini la tua città / Certo che i nemici non le mancheranno mai / è fragile anche lei / ma è calda la sua mano / e quando ti accarezza ti fa suo / ti fa romano.”)

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Estremamente curiosa è la storia di Ruba, brano contenuto nell’album Che fantastica storia è la vita del 2003. Venditti racconta che l’ispirazione gliela diede una visita in un carcere minorile romano nei primi anni ’70. Andava spesso a fare visita ai detenuti nelle carceri ma senza cantare, solo per parlare coi ragazzi, giocare con loro a biliardino e dargli un po’ di conforto. Ricorda di essere stato colpito da un ragazzo in particolare: «Mi resi conto che non sarebbe andato lontano. Glielo dissi e, al termine dell’incontro, lo dissi anche al direttore del carcere. Qualche tempo dopo quel giovane uscì e fu ucciso di fronte ad una banca durante una rapina. Scrissi la canzone pensando a lui, feci un provino, ma non la incisi mai». Inizialmente la canzone sarebbe dovuta finire nell’album Le cose della vita del 1973, e nello stesso anno fu inciso anche da Mia Martini, rimanendo però nel cassetto anche nella versione dell’artista lucana. Il brano, curiosamente in entrambe le versioni, vide la luce soltanto nel 2003, quando fu inserito nella compilation di demo Canzoni segrete della cantante di Bagnara Calabra, e quando Venditti decise di riprenderlo in mano per metterlo nella tracklist di Che fantastica storia è la vita. Unica differenza tra le due versioni è una sorta di “aggiornamento” di un verso, che da “tutto il sangue dell’Irlanda”, riferito al “bloody sunday” irlandese, diventa “tutto il sangue del petrolio”.

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Ultima canzone della nostra playlist, ma solo in ordine cronologico, Tradimento e perdono, estratta dal disco Dalla pelle al cuore, del 2007. Il brano è dedicato ad Agostino Di Bartolomei, indimenticato capitano della Roma ed amico di Venditti, che decise di togliersi la vita sparandosi un colpo di pistola il 30 maggio del 1994, esattamente 10 anni dopo la finale di Coppa dei Campioni Roma-Liverpool clamorosamente persa in casa dai giallorossi. Il testo rimarca come sia difficile riuscire a sconfiggere il senso di solitudine, anche se si hanno fama, soldi, successo e molti amici, e cita anche Luigi Tenco e Marco Pantani, anche loro in un certo senso abbandonati a loro stessi. (“mi ricorda Luigi pieno di amici / solo e lasciato lì / se ci fosse attenzione per il campione oggi sarebbe qui / se ci fosse più amore per il campione oggi saresti qui / mi ricordi di Marco e di un albergo / nudo e lasciato lì / era San Valentino l’ultimo arrivo / e l’hai tagliato tu / questo mondo coglione piange il campione/ quando non serve più”)

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