“40 anni da Litfiba”, l’autobiografia rock di Ghigo Renzulli

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Ghigo Renzulli

Ghigo Renzulli ha deciso di aprire i cassetti della memoria e ha dato alle stampe 40 anni da Liftiba, una corposa autobiografia (340 pagine) scritta a quattro mani con Adriano Gasperetti e pubblicata da Arcana.

Ghigo si racconta a cuore aperto e senza segreti, riflettendo, ricordando e ripercorrendo passo dopo passo il lungo percorso che ha compiuto per arrivare fin qui. Un percorso affascinante, che fa ben comprendere cosa occorra fare (e conseguentemente gli errori da evitare) per mantenere sempre la barra a dritta e diventare, grazie a indubbie noti naturali, ma soprattutto ad anni di studi e ricerche, uno dei chitarristi più rappresentativi del panorama rock italiano.

Qui di seguito pubblichiamo, per gentile concessione dell’editore (© 2020 Lit edizioni S.a.s.), il primo capitolo del libro, che dà l’idea di quali siano i contenuti.

URLANDO AL MONDO

di Ghigo Renzulli

Electric Lady Studios, New York 1970. 50 anni dopo ci avrei missato due brani, ma in quell’anno Jimi Hendrix ci registrò il suo ultimo blues, Belly Button Window, un brano bellissimo e con un gran testo. Un bambino non ancora nato guarda fuori dalla “finestra dell’ombelico” di sua madre e, vedendo le facce tese e accigliate dei suoi genitori, si chiede se davvero lo vogliano. Fosse per lui, se ne tornerebbe anche nella terra degli spiriti dalla quale proviene, ma la situazione non è quella. Prendere o lasciare, hanno solo duecento giorni per decidere e poi lui verrà al mondo a dispetto dell’amore e dell’odio. Io sono come quel bambino e, anche se la vita è difficile, ho sempre voluto viverla pienamente, lottando con convinzione per quello in cui credo.

Proprio per questo, in un lontano giorno di dicembre, tirai fuori la testa e lasciai il mio caldo rifugio urlando al mondo a pieni polmoni. Sono nato il 15 dicembre 1953 a Manocalzati, un paesino sulle montagne dell’Irpinia, in provincia di Avellino, una località che fino a pochi anni fa era dimenticata da Dio ma che recentemente, con il boom delle aziende agricole e degli ottimi vini che produce, è rinata fino a diventare quella che ora chiamano “La Svizzera del Sud”.

Sono ormai lontani i tristi ricordi del terremoto che colpì questa bella terra nel 1980. Venni alla luce in una clinica privata gestita da suore perché dopo cinque giorni mia madre Antonietta non riusciva a partorirmi, dato che pesavo più di quattro chili e mezzo, e per sicurezza l’ostetrica consigliò di andare in ospedale. Alla fine riuscirono a prendermi la testa con il forcipe e mi tirarono fuori.

Così il mio luogo di nascita è Manocalzati, dove c’era la clinica che oggi non esiste più, e non San Michele di Serino dove abitavano i miei genitori insieme ai nonni paterni. Una volta a casa, la notizia di questo bambino nato grossissimo, fece il giro del paese e tutti i compaesani andarono a trovare i miei genitori per vedere di persona. Mi chiamarono Federico, come mio nonno paterno, un piccolo proprietario di vigne e terreni. Come moltissime famiglie meridionali, anche noi avevamo le nostre usanze, le nostre tradizioni, che vanno rispettate. Come per la scelta del nome. Nella nostra famiglia, i primi figli maschi si dovevano chiamare Federico o Giuseppe, in maniera alternata. Per molte generazioni questa tradizione era sempre stata rispettata. Io però decisi di non rispettarla. Quando nacque il mio primo figlio non l’ho chiamato Giuseppe, come mio padre, perché il nome, pur bello, era di derivazione troppo ecclesiastica, e quindi scelsi Alessandro, un nome più forte, più da condottiero, in sintonia con il mio nome Federico. E per la stessa ragione, d’accordo con la mia compagna di allora, il secondogenito fu chiamato Cesare e la terzogenita Lucrezia.

Interruppi la tradizione di famiglia e mio padre non mi parlò per quattro o cinque anni.

I miei genitori erano giovanissimi: mia madre (nata nel 1931) quando mi partorì aveva 22 anni e mio padre (nato nel 1926) ne aveva 27. Si erano conosciuti subito dopo la guerra a una festa da ballo e si erano fidanzati.

(Estratto da “40 anni da Litfiba” di Ghigo Renzulli con Adriano Gasperetti, Arcana edizioni)

Ghigo Renzulli

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