“Ci siamo solo fatti fuori con le nostre mani”. A un anno dal primo lockdown, il trio Kemama (Ketty Passa, Marco Sergi e Manuel Moscaritolo) pubblica Come un body shaming, secondo singolo e antipasto dell’album in uscita nel corso dell’anno. Il brano e relativo video (dal 12 marzo su Vevo) accende un faro sul ruolo marginale che la musica ha acquisito negli ultimi mesi, considerata quasi “non necessaria” dalle istituzioni. Come un body shaming, come un “insulto” all’importanza dell’arte e della cultura.
Oltre alla consapevolezza del limite culturale da colmare, la band si lancia anche in un sentito mea culpa. “Siamo tutti buoni a giudicare finché non ci vengono regalati 10 secondi di gloria, facciamocene una ragione e poi facciamo quello che sappiamo fare meglio”. La volontà è di non condannare Tik Tok e i “successi facili”, ma provare ad arrivare alle nuove generazioni con “quello che si sa fare meglio”, ossia suonare e tramandare l’amore per la musica.
Nel videoclip (distribuito da Universal Music Italia) Ketty, Marco e Manuel vivono la situazione come se venissero dal futuro, in uno scenario post-apocalittico in cui si ritrovano a cedere alla tentazione di farsi fuori a vicenda, invece di riconoscere il vero nemico da sconfiggere. Al termine di una lunga lotta, in cui muoiono tutti e tre, s’intravede l’unica via di salvezza: la musica dal vivo.
Dopo Codice rosso (primo singolo), l’urlo collettivo contro la violenza sulle donne, arriva il grido di speranza dedicato al mondo dell’arte e della cultura, con l’auspicio che possa presto risorgere a nuova vita.







































