I Care a Lot

Un thriller paranoico o un assaggio del futuro sanitario?

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I Care a Lot
di J Blakeson
con Rosamund Pike, Peter Dinklage, Dianne Wiest, Eiza González Chris Messina
Prime Video

Ci tengo molto. Questo vuol dire I Care a Lot. Ricorda il “prendersi cura” di Don Milani ma anche lo slogan di Obama. Ovviamente qui è citato con sarcasmo: la Marla Grayson di Rosamund Pike (Golden Globe per questo film) è bella, algida, elegante, professionale, spietata e prende in tutela gli anziani. Cioè, con l’aiuto di una dottoressa compiacente e con il supporto di un’organizzazione efficientissima, identifica  anziani, proprietari di case, con un buon conto in banca, falsifica i documenti sanitari e li fa internare “per tutelarli”, con l’aiuto di un giudice tonto e della polizia, in una struttura psichiatrica in cui gli anziani svaniscono e spariscono. Ovviamente Marla usa la legge per rivendere le case, svuotare i conti correnti e zittire i parenti sospettosi. L’anziano che si ribella può incorrere in un regime chimico/ alimentare praticamente ispirato a quello delle cliniche di sterminio dei disabili nella Germania nazista. Negli Usa, oggi. Marla Grayson è una belva amorale (lei ama definirsi leonessa). Però un brutto giorno fa internare una ricca signora che sembrava non avere famiglia e invece la famiglia ce l’ha, anzi ha una Famiglia: mafiosa, russa, spietata. La prima parte di questo film è destinata a colpire le viscere dello spettatore che nonostante il grottesco si indigna, soffre e vuole giustizia e poi vendetta. La seconda parte – siamo in un film, non alla mutua- gli dà la vendetta, con un’altra dose di sarcasmo. Entra in scena il figlio della paziente Roman (Peter Dinklage, il Lannister del Trono di spade): anche più spietato, efficiente, crudele. L’effetto è strano: il messaggio è nessuno al mondo è buono, siamo tutti predati o predatori, compresi gli spettatori, che devono decidere per quale cattivo tifare. La terza parte, che non possiamo raccontare, è quella che ha fatto arrabbiare di più, perché è una cartina di tornasole: c’è chi ha accusato il film di essere irrealistico, chi troppo crudele, chi sbagliato strutturalmente. Come che sia non lascia indifferenti sulle questioni del Bene e del Male: non a caso nel film si cita l’Esperimento di Milgram (qui in Wikipedia ), che dimostrava che chiunque per obbedienza potrebbe diventare uno zelante torturatore. E se volete soffrire ulteriormente sappiate che la prima parte è praticamente la versione romanzata di un documentario di inchiesta del canadese Billie Mintz, The Guardians, del 2018, girato nel Nevada, a Las Vegas, e forse persino più spietato del film, perché lì i protagonisti non sono belli, strani o curiosi: sono normali e i loro «guardiani” orrendi. The Guardians è diventato materiale al vaglio dell’FBI, ma l’inchiesta non si è ancora aperta. Lo trovate su YouTube in originale. J Blakeson è il regista inglese di Gunpowder (la storia della “congiura delle polveri”: Guy Fawkes, l’uomo da cui è stata tratta la maschera di V per Vendetta), La scomparsa di Alice Creed e La quinta onda.

 

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