Laura Pausini, Oscar: «Spero sia un regalo per gli italiani, anche per chi non ama la mia musica»

0

Gli Oscar sono un traguardo per cui mi sento “piccola”, come Sanremo quando ero ragazzina”.  Laura Pausini si emoziona, mentre risponde alle domande dei giornalisti nel corso della conferenza stampa che segue la nomination agli Oscar 2021 per la categoria Best Original Song con Io Sì (Seen). Il brano, colonna sonora del film La vita davanti a sé (di Edoardo Ponti, con Sophia Loren) ha già vinto un Golden Globe Award, l’Hollywood Music in Media Awards e il Satellite Award. Riconoscimenti che si aggiungono al palmares dell’artista romagnola, già vincitrice di un Grammy Award (2006) e di quattro Latin Grammy Awards (2005, 2007, 2009, 2018).

Una gioia contrastante con le difficoltà che stiamo vivendo, spero sia un regalo per tutti gli italiani, anche per chi non ama la mia musica”. La cantante sorride, mentre racconta la candidatura, a cui arriva con notevole “ansia da prestazione”. Ansia che vive da ben ventotto anni. “Da quando ho vinto Sanremo, ventotto anni fa, mi chiedo “perché”: non so cos’ha di particolare la mia vita, perché succede a me.  So da che da quel giorno è nato il desiderio di non accontentarmi. Ho sempre cercato di fare del mio meglio. Il Golden Globe, e ora questa nomination, sono cose più grandi di quelle che ho sempre sognato. Invece di sentirmi figa, mi viene l’ansia, perché poi la gente si aspetta di più. Io mi aspetto di più”.

Non è finta umiltà la sua. Si percepisce dalla sua commozione, dalla sua voce incerta. “Quando le cose diventano importanti, mi chiedo sempre: sono capace di fare questa cosa? So solo che quando qualcosa mi spaventa, poi mi “butto”.  Laura racconta anche le difficoltà nel gestire il successo in maniera semplice. “In Italia ho paura. All’estero no. Ancora oggi quando mi chiama Pippo Baudo, ho un po’ d’ansia. Sono più tranquilla quando parlo con Beyoncé – commenta – Sono andata per anni da una psicologa, perché mi sentivo in colpa ad avere questo successo, e non riuscivo a viverlo bene. Mi ha aiutato molto, ma ancora oggi, in questo momento di pandemia, vivere una cosa così grande mi porta a fami delle domande. “Perché io?”. La risposta non è semplice, perché io ancora non so darmela”.

E se dovesse vincere? “Ci sto pensando da quando siamo entrati nella quindicina dei nomi – ammette – mi hanno già chiamato Edoardo Ponti e Sophia Loren, che mi ha scelta. Se vinco? Dopo non c’è un altro premio, dobbiamo inventarlo noi”, scherza.

La mamma e il papà collegati via Zoom, ascoltano con i giornalisti la dedica alla nomination (e al premio, se arriverà), riservata proprio al “babbo”. “Di norma non scrivo mai discorsi in previsione della vittoria. Questa volta, invece, l’ho fatto. Ho scritto un discorso di ringraziamento per mio papà. Questa nomination la dedico al mio babbo, perché ho cominciato con lui da piccola. Lui è un musicista, ha lavorato anche nell’orchestra con Casadei. Poi ha cominciato a fare pianobar: così ho conosciuto la musica. Il babbo mi ha sempre rimproverato di avere sogni troppo piccoli, io non sognavo neanche di andare a Sanremo. Nella vita volevo cantare, riuscire a fare pianobar. E’ la stessa cosa farlo adesso, solo che mi dà più soldi e visibilità”.

Io Sì (Seen) è nato dalla collaborazione con la compositrice statunitense Diane Warren, con la music supervisor Bonnie Greenberge, e per il testo italiano, con Niccolò Agliardi.La canzone è nata in inglese. Non era facile mischiare le due lingue, così l’abbiamo fatta tutta in italiano. Seen è il racconto di tutta la canzone e del film: volevo mantenere la profondità del messaggio.  Con Niccolò siamo stati dietro al testo quasi un mese. Non l’abbiamo pensata per la pandemia, ma “Quando essere invisibile è peggio che non vivere”, è una frase che mi commuove”. Come darle torto. “La canzone sta esplodendo in radio, in America – aggiunge orgogliosa – è nei primi trenta posti in classifica: una canzone in italiano, ci pensate?”.

La Warren, dopo undici nomination agli Oscar, stavolta vuole proprio vincere.  “La sento tutti i giorni da agosto – dice Laura – Ci siamo conosciute molti anni fa, quando ho vissuto per un periodo a Los Angeles. Abbiamo provato a fare cose per i miei dischi vecchi. Lei è una combattente, 11 volte nominata, ora vuole la vittoria. Se non vinco “rode” un po’anche a me”, ammette sincera, per poi aggiungere commossa: “In tutte le interviste con l’estero mi chiedono: ma ti rendi conto di quanto sia importante questa nomination per la cultura musicale del tuo Paese?  Io mi sento orgogliosa di essere italiana e di vivere questo momento con voi”. 

E la sfida dopo gli Oscar? “Forse c’è il pianobar, la mia mansarda di Solarolo”, sorride. O forse c’è un Festival di Sanremo? “La Rai mi ha chiesto già anni fa di condurre il Festival. Finora non ho accettato, non mi sentivo in grado di fare una cosa del genere. Se mai dovessi accettare, non farei la direzione artistica, perché non sono in grado di fare un cast “solo con i miei amici”. Nel 2022 voglio fare un nuovo disco – chiosa sul Festival – Sanremo bisogna farlo in un momento in cui io e Paola (Cortellesi) siamo libere e abbiamo voglia di fare qualcosa di speciale per la musica”.

Intanto c’è un Oscar da vincere. E scusate se è poco.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome