Esattamente cento anni fa a Castro dei Volsci (allora provincia di Terra di Lavoro, oggi di Frosinone) nasceva Nino Manfredi. Un gigante nella storia dello spettacolo italiano.
La televisione oggi dedicherà grande spazio a questo anniversario, addirittura con un’insolita sinergia fra Rai e Sky. Questa sera infatti, in contemporanea, Rai 2 e Sky Arte trasmetteranno Uno, nessuno, cento Nino, documentario girato dal figlio Luca ricco di testimonianze, interviste di repertorio, filmati d’epoca, spezzoni di film e lavori teatrali, spot e canzoni. Il documentario propone anche un’intervista rilasciata da Nino Manfredi al figlio Luca pochi anni prima della scomparsa. Per chi volesse ulteriormente approfondire l’argomento, segnaliamo che qualche giorno fa Luca Manfredi ha anche pubblicato il libro Un friccico ner core (Rai Libri), che offre al lettore un inedito racconto intimo e privato dell’artista.
La televisione, oggi, ricorderà Nino Manfredi anche trasmettendo diversi suoi film e miniserie. Di seguito un riepilogo (gli orari sono quelli indicati sulle guide ufficiali delle reti televisive):
Sky Arte (ore 21.15) e Rai 2 (ore 21.20): Uno, nessuno, cento Nino (documentario)
Rai Movie: ore 14.15 Le avventure di Pinocchio, 16.40 Café Express, 18.30 Operazione San Gennaro
Cine34: ore 10.00 Attenti al buffone, 12.21 Adulterio all’italiana, 14.19 Italian Secret Service, 16.30 Straziami ma di baci saziami, 18.48 Il tenente dei carabinieri, 21.06 Vedo nudo, 23.27 Nudo di donna
Rai Premium: ore 23 Una storia qualunque (miniserie)
CINEMA E TEATRO
Laureato in giurisprudenza, Nino Manfredi studiò recitazione all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica. Suoi compagni di corso furono, fra gli altri, Bice Valori, Paolo Panelli ed Elio Pandolfi.
Il teatro fu il trampolino di lancio di Manfredi. Nella seconda metà degli anni ’40 lavorò con Orazio Costa e Giorgio Strehler, per poi ottenere un enorme successo a cavallo fra gli anni ’50 e ’60 con Un trapezio per Lisistrata e la prima edizione di Rugantino.
Insieme ad Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, Nino Manfredi è stato uno dei quattro alfieri della stagione d’oro della commedia all’italiana. In carriera ha interpretato un centinaio di film e ne ha firmati tre come regista.
Esordì in Torna a Napoli, nel 1949, al servizio di Domenico Gambino. Un film che viene ricordato, più che altro, proprio per l’illustre esordio. Da lì in avanti, per oltre 50 anni, ha alternato ruoli dichiaratamente comici ad altri drammatici, lavorando con molti dei più grandi registi della sua epoca.
Negli anni ’50 si fece notare in film come Totò, Peppino e la… malafemmina e Audace colpo dei soliti ignoti, ma la vera popolarità, per lui, arrivò negli anni ’60. L’impiegato di Gianni Puccini (1960) fu il primo film nel quale ricoprì il ruolo di protagonista principale.
A seguire lavorò, fra gli altri, per Carlo Lizzani, Vittorio De Sica, Luigi Comencini, Luigi Zampa ed Antonio Pietrangeli, diventando in breve tempo uno dei nomi principali del cinema italiano. Dino Risi lo diresse in Straziami ma di baci saziami, Ettore Scola in C’eravamo tanto amati e Brutti, sporchi e cattivi, film che hanno segnato un’epoca.
Dopo aver diretto un episodio del film L’amore difficile (1962), nel 1971 fece il suo vero esordio dietro la macchina da presa con Per grazia ricevuta, film che lo stesso Manfredi confermò contenere un riferimento biografico alla grave forma di tubercolosi della quale soffrì nel 1937. Per grazia ricevuta consentì a Manfredi di vincere l’unico premio internazionale della sua carriera: ottenne infatti il Premio per la miglior opera prima al Festival di Cannes.
Saltellando qua e là nella filmografia di Manfredi, non si può non citare Café Express di Nanni Loy e Pane e cioccolata di Franco Brusati, straordinario ritratto di un emigrato italiano in Svizzera. Indimenticabile è anche la trilogia dedicata alla Roma papalina prerisorgimentale, con Manfredi primattore e Luigi Magni regista: In nome del Papa Re, Secondo Ponzio Pilato e In nome del popolo sovrano. La sua ultima apparizione sul grande schermo fu in La fine di un mistero di Miguel Hermoso, film peraltro uscito postumo in Italia.
TELEVISIONE
Nino Manfredi è stato uno dei protagonisti della televisione in bianco e nero che, alla fine degli anni ’50, entrava nelle case degli italiani. Dopo aver recitato nello sceneggiato L’Alfiere di Anton Giulio Majano, nel 1959 fu uno dei primattori di Canzonissima, allora programma di punta della televisione italiana. Suoi compagni d’avventura erano Paolo Panelli e Delia Scala. Nell’occasione creò la macchietta di Bastiano e il suo “fusse che fusse la vorta bbona” divenne uno dei primi tormentoni del piccolo schermo.
Enorme successo ebbe poi la sua partecipazione, nel 1972, allo sceneggiato Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini. Nella parte di Geppetto offrì una delle migliori interpretazioni della sua carriera.
Manfredi è poi tornato assiduamente a frequentare la televisione negli anni ‘90, con fiction di grande successo come Linda e il brigadiere. L’attore prestò il suo volto, già a partire dal 1957, anche per numerose campagne pubblicitarie. La più celebre è quella per il caffè Lavazza, che lo vide impegnato dal 1977 al 1993 in una serie infinita di spot con Nerina Montagnani e Gegia.
MUSICA
Se la recitazione ha rappresentato il grande amore di Nino Manfredi, la musica è stata probabilmente la sua seconda compagna di vita. Ha cantato brani della tradizione romana, canzoni per i suoi film e per bambini, ma il più grande successo lo ottenne nel 1970 con Tanto pe’ cantà, canzone composta da Ettore Petrolini e Alberto Simeoni nel 1932. Fra le innumerevoli versioni del brano, quella di Manfredi (presentata fuori concorso al Festival di Sanremo) resta decisamente quella di maggior successo.
https://www.youtube.com/watch?v=_ZCV2x0Wvo8





































