Tazenda: «”Antìstasis” è un mix di equilibrio ed empatia»

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Foto di Domenico Rizzo

I Tazenda sono tornati con un nuovo album dal titolo Antìstasis, anticipato dal singolo La ricerca del tempo perdutoPotrete ascoltare i brani di questo progetto oggi, venerdì 26 marzo alle ore 20: Mario Luzzatto Fegiz presenterà Antìstasis in streaming sui canali social Instagram, Facebook e YouTube della band, mentre alle ore 21.30 il gruppo presenterà dal vivo i brani sui loro canali social e su “Sa Radiolina” (canale 601 del digitale terrestre) dall’ex Carcere di San Sebastiano a Sassari.

Durante la conferenza stampa di presentazione, i Tazenda hanno raccontato di come siano arrivati a questo progetto, partendo dal significato del termine greco scelto come titolo. Ecco cosa ha detto Gino Marielli:“Antìstasis significa resistenza. Questa parola l’ha tirata fuori Gigi, dopo aver guardado  La casa di carta (ridono). L’abbiamo trasformata in un’altra lingua perchè in italiano ha acquisito un sapore anche politico, mentre il nostro intendo era più filosofico: il mondo va così, l’amore va così, e allora resistiamo, tanto le cose restano così…Questo disco è il futuro”.

Questo album è il ventesimo per la band sarda e il primo di inediti per Nicola Nite, vocalist dei Tazenda dal 2012.

“La caratteristica dei Tazenda– sottolinea Nicola Nite- è sempre stata quella di mescolare la tradizione con il rock più assoluto, e questa volta è stato fatto un po’ difficile perché nel nel disco spazziamo i più svariati generi: andiamo dal pop  fino alla disco music. La cosa fondamentale, era però  mantenere la tradizione che rappresenta la Sardegna e la musica legata alla nostra terra.”

Inoltre, non è mancato un pensiero dedicato ai due cantanti che lo hanno preceduto, Andrea Parodi (che purtroppo non c’è più) e Beppe Dettori. Ecco cosa ha detto Nicola Nite: “Non dimentico mai da dove arrivo e ho scelto di non prendere nessuna eredità e nessuno mi ha dato in mano la responsabilità di questa, tanto meno Gino e Gigi che mi hanno sempre lasciato esprimere nella maniera migliore, ma non dimenticando mai il valore artistico dei Tazenda…Sono un artista diverso da quello che c’è stato in precedenza e forse è stato la nostra fortuna perchè ho passato tutto il tempo a cogliere quelle sfumature che fanno parte enorme repertorio…posso prendermene cura e averne rispetto”.

Antìstasis è un punto di incontro tra tradizione e presente, tra cultura musicale popolare e nuove sonorità; ne è esempio il brano che conclude l’album, A nos bier, in una versione alternativa riprodotta dal giovane Jxmmyvis.

Abbiamo chiesto ai Tazenda se si trattasse di un buon augurio per l’incontro di due generazioni e personalità artistiche e di un atto di coraggio da parte di una band che di esperienza ne ha da vendere.

Ecco cosa ha risposto Gigi Camedda: Sì, lo speriamo. Noi ci divertiamo quando facciamo musica e siamo molto curiosi verso le nuove sonorità, in particolare da parte mia che sono il tastierista. Ogni tanto ci divertiamo a sconfinare e a fare qualcosa che non sia nei nostri canoni…più che atto di coraggio direi che la musica è di tutti e che i generi  sono solo etichette che ci vengono messe addosso e non è detto che corrispondano alla verità. L’importante è divertirsi e non sempre è così”.

Non sono mancate riflessioni legate a quest’ultimo anno che ha messo a dura prova molti settori, tra cui quello del mondo dello spettacolo.

“Dopo il periodo estivo siamo rimpiombati in questa seconda depressione- riflette Gino Marielli– e per salvarci abbiamo deciso di entrare in sala prove, come dei ragazzini, e abbiamo preparato tutto lo spettacolo che faremo. Così abbiamo ritrovato il nostro posto nel mondo, perchè quando una persona non lavoro si sente inutile, un disoccupato si deprime perchè non si sente utile…Non ne possiamo più, come tutti”.

Non è tutto, il resto potrete ascoltarlo nella nostra intervista

Tazenda, la nostra videointervista

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Irma Ciccarelli
Classe 93, anno in cui David Bowie pubblica Black Tie White Nois. Campana di nascita, adottata dalla toscana Cortona (sì, la stessa di Jovanotti), da qualche anno vivo a Milano, di cui mi sono innamorata il 29 giugno del 2013. Perché ricordo la data? Perché a San Siro c’erano i Bon Jovi a infiammare il palco, ed io ero lì a sognare di intervistare la band. Ed eccomi qui: giornalista e studente di musicologia, il mio mantra è Long Live Rock, ma guai a chi disprezza i cantautori….e Beethoven (non il cane).

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